Aeroporti di Catania e Comiso, la privatizzazione di SAC approda al Parlamento europeo



È stata formalmente presentata alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeoPETI – la petizione riguardante la procedura avviata per la cessione ai privati della partecipazione azionaria di maggioranza di S.A.C. S.p.A., società che gestisce gli aeroporti di Catania Fontanarossa e Comiso “Pio La Torre”. La decisione di rivolgersi al Parlamento europeo nasce dalla necessità di sottoporre a una verifica indipendente un’operazione destinata a trasferire il controllo di una società pubblica che gestisce due infrastrutture aeroportuali strategiche per la Sicilia.

La petizione costituisce la prosecuzione, sul piano europeo, dell’iniziativa promossa da Socialdemocrazia SD con la presentazione dell’esposto-segnalazione già trasmesso alla Procura regionale della Corte dei conti per la Sicilia e alle Procure della Repubblica competenti di Palermo, Catania e Ragusa.

Lo stesso esposto-segnalazione è stato allegato alla petizione, affinché la Commissione PETI possa disporre del quadro documentale e delle questioni già sottoposte alle Autorità italiane e valutarne gli specifici profili di competenza europea.

Al centro dell’iniziativa vi sono le possibili conseguenze della cessione della partecipazione di maggioranza di SAC sulla tutela dell’interesse pubblico, sul patrimonio della società, sugli investimenti aeroportuali, sulle tariffe applicate ai vettori e, in ultima istanza, sui costi e sulla qualità dei servizi destinati ai cittadini.

I firmatari chiedono, in particolare, che venga verificata l’esistenza di garanzie effettivamente idonee a impedire che il costo dell’acquisizione possa essere trasferito, direttamente o indirettamente, sulla società di gestione, sui diritti aeroportuali, sulle compagnie aeree e sui passeggeri.

La privatizzazione viene infatti avviata in un contesto già caratterizzato dalla saturazione dello scalo di Catania, dal persistente sottoutilizzo dell’aeroporto di Comiso, da rilevanti esigenze di investimento infrastrutturale e da criticità riguardanti la qualità dei servizi, la continuità operativa e la gestione delle emergenze.

La petizione chiede pertanto alla Commissione PETI di esaminare la procedura anche alla luce delle norme e delle politiche dell’Unione europea in materia di concorrenza, aiuti di Stato, trasparenza tariffaria, accesso non discriminatorio alle infrastrutture aeroportuali, sicurezza dei trasporti, tutela dei consumatori e mobilità dei cittadini residenti nelle regioni insulari.

Viene inoltre richiesta una verifica sulla coerenza tra gli investimenti previsti dal Contratto di Programma ENAC-S.A.C. 2024-2027, quelli effettivamente realizzati e gli impegni che dovrebbero accompagnare il trasferimento del controllo societario.

Ulteriori profili riguardano l’eventuale esistenza di contributi pubblici, incentivi, accordi di co-marketing o altre misure di sostegno al traffico aereo, nonché la trasparenza e la non discriminazione delle condizioni economiche e operative applicate ai diversi vettori negli aeroporti di Catania e Comiso.

La questione fondamentale – dichiara Vicky Amendolia, Vicesegretario nazionale vicario di Socialdemocrazia SD – è comprendere perché il controllo di una società pubblica, titolare della gestione di infrastrutture decisive per la mobilità e lo sviluppo della Sicilia, debba essere trasferito ai privati e quali siano le garanzie concrete offerte ai cittadini. Non siamo di fronte alla vendita di una partecipazione qualunque, ma a una scelta destinata a incidere per molti anni sul futuro degli aeroporti di Catania e Comiso e sull’intero sistema dei trasporti siciliano“.

L’apertura al capitale privato – prosegue Amendolia – non può tradursi nella perdita della capacità pubblica di indirizzo né può consentire che il costo dell’operazione venga successivamente scaricato sulla società, sui vettori e sui passeggeri. Modernizzare significa programmare investimenti, migliorare i servizi e rafforzare le infrastrutture; non significa cedere il controllo senza avere chiarito preventivamente condizioni, conseguenze e strumenti di tutela dell’interesse generale“.

Con la petizione – afferma Claudio Melchiorre – portiamo nelle sedi europee gli stessi interrogativi già formulati nell’esposto-segnalazione allegato. Chiediamo che sia verificata la conformità dell’operazione ai principi europei di trasparenza, concorrenza e tutela dei cittadini e che vengano acquisite informazioni dalle Autorità italiane competenti, dalla Regione Siciliana, da ENAC, dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti e dalla stessa SAC“.

Il Parlamento europeo – aggiunge Melchiorre – non viene chiamato a sostituirsi alle Autorità giudiziarie italiane, ma a valutare le ricadute europee di una privatizzazione che coinvolge infrastrutture essenziali per una regione insulare. La mobilità dei siciliani non può essere trattata come una variabile finanziaria e il futuro di due aeroporti strategici non può essere deciso senza un controllo pieno, trasparente e indipendente“.

Hanno sottoscritto la petizione, per Socialdemocrazia SD, Vicky Amendolia, Claudio Melchiorre e Giovanni Candido; per il Partito Socialista Italiano, Antonino Oddo, Roberto Polizzi e Dario Francesco Paolo Aloisi; per Socialismo XXI, Anna La Mattina; per il Partito Liberaldemocratico, David Bonaventura; per la CISAL Catania, Giovanni Lo Schiavo.

Con la presentazione della petizione si apre dunque una nuova fase dell’azione istituzionale avviata con l’esposto-segnalazione: la cessione della maggioranza di SAC non viene più considerata una vicenda meramente societaria o locale, ma una questione che coinvolge il diritto alla mobilità, la coesione territoriale, la concorrenza, la sicurezza e la tutela dell’interesse pubblico europeo.

Gli aeroporti di Catania e Comiso non sono beni da collocare sul mercato come qualsiasi altro patrimonio disponibile. Sono infrastrutture essenziali per la vita economica e sociale della Sicilia. Chi intende cederne il controllo ha quindi il dovere di spiegare ai cittadini non soltanto quanto pensa di ricavare oggi, ma soprattutto quale prezzo la Sicilia potrebbe essere chiamata a pagare domani.


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Mirko Spadaro

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