Quasi mille persone hanno risposto al nostro sondaggio su come ci si sposta ogni giorno in provincia di Varese. Il 40% indica il traffico come problema principale, il 45% usa l’automobile come mezzo prevalente, uno su cinque percorre più di 60 chilometri al giorno. Dati che raccontano una provincia in movimento, spesso faticoso. Li abbiamo portati a Giuseppe Redaelli, presidente di ACI Varese, per una lettura che va oltre i numeri.
Presidente Redaelli, il 40% dei rispondenti al sondaggio indica il traffico come problema principale dei propri spostamenti. Come legge questo dato?
«Diciamo che il traffico cresce ovunque, e io lo considero anche positivo: se la gente si muove, è utile per il turismo, per il lavoro, per le opportunità economiche. Il problema è che la gente si muove male, in forma non rispettosa degli altri, con orari abbastanza rigidi. Se pensiamo alla crescita del traffico nei periodi scolastici e negli orari di punta, forse bisognerebbe capire meglio come organizzare l’accompagnamento dei figli a scuola, spalmare gli orari in modo che quella fascia dalle 7.50 alle 9 non sia così concentrata. Non è un problema solo di Varese, non è un problema italiano: è un problema ovunque nel mondo.»
Il sondaggio dice anche che il 45% usa l’automobile come mezzo principale. Come legge questo dato dal punto di vista di ACI?
«Riscontriamo sicuramente un minore interesse all’uso dell’auto nelle grandi città. Nei piccoli centri urbani il tema è molto meno sentito, forse perché i servizi alternativi sono meno frequenti e meno efficaci. A Milano la penalizzazione dell’auto è stata elevatissima: riduzione degli spazi in strada, vincoli all’ingresso in città, scelte politiche precise per tenere le auto lontane dal centro. Sono molto più critico rispetto alle scelte fatte a Varese. Restringere strade di grande traffico per dedicare meno di un metro alla pista ciclabile, in una città dove i ciclisti rimangono pochi, forse richiedeva di studiare prima un assetto viabilistico diverso. ACI non è stata interpellata su questo, e ho scelto di non rilasciare dichiarazioni pubbliche.»
Sicurezza stradale: nel sondaggio è il secondo problema citato, dopo il traffico. Lei è notoriamente molto sensibile a questo tema…
«Uscirò a breve con un ragionamento strutturato su questo. Sono fortemente convinto che la repressione, la multa, non serva assolutamente a niente: chi decide di essere distratto, o peggio di guidare in condizioni di non lucidità, non gli interessa niente di una sanzione. Bisogna lavorare sulla coscienza individuale. La strada è un luogo di pericolo. Deve pretendere attenzione perché ci si può lasciare la vita, anche involontariamente, per colpa di qualcun altro. Il pedone che attraversa sulle strisce ha ragione, il guidatore ha l’obbligo di dargli la precedenza: ma il pedone non deve sentirsi in diritto di attraversare senza guardare. Può essere investito sulle strisce pedonali, per distrazione altrui. Questo è il messaggio che bisognerebbe far passare, anche con i media: non per colpevolizzare qualcuno, ma per dire a ciascuno di mettersi in sicurezza.»
Le rotonde tornano moltissimo nelle segnalazioni dei rispondenti al sondaggio come punti critici. Anche lei ne parla.
«Le faccio decine di volte al giorno. E noti le persone che fanno le corse per entrare in rotonda, che ti superano mentre tu stai rallentando per immetterti. Non hanno capito che la rotonda è uno strumento per rendere il traffico fluente, alternando i passaggi senza ritardare nessuno. In autostrada ti passano a destra, ti passano a sinistra, ti passano ovunque. A Milano non sai più dove guardare: biciclette elettriche silenziose che vengono da tutte le parti, moto che bruciano al semaforo. La strada è diventata una giungla, e non per mancanza di regole, ma per mancanza di cultura del rispetto reciproco.»
Il sondaggio restituisce anche una componente molto specifica di questa provincia: i frontalieri. Una quota significativa di chi risponde lavora in Svizzera ogni giorno. ACI Varese è in qualche modo interlocutore istituzionale su questo tema?
«No, non abbiamo interlocuzioni di questo tipo. Se ci fossero, dovremmo essere noi ad andarle a cercare. Come ACI Varese abbiamo scelto di non farlo: lo facciamo a livello di comitato regionale, su un perimetro più ampio. Sul traffico quotidiano dei frontalieri non c’è un tavolo, non c’è un confronto con le istituzioni. C’è quando organizziamo eventi o attività sportive, lì siamo interlocutori indispensabili. Ma sulla mobilità di chi ogni mattina attraversa il confine, no.»
Per chiudere: su sostenibilità e transizione energetica, come si posiziona ACI?
«I due temi su cui stiamo lavorando con più attenzione sono la sostenibilità ambientale e la sicurezza. Sulla transizione sono convinto che la scelta esclusivamente elettrica non sia quella giusta, almeno non in questi tempi e non in questi modi. Mi sono battuto molto a livello europeo sui carburanti sintetici e sostenibili: uno studio recente dimostra che un’auto ibrida moderna con carburante sintetico produce risultati migliori, nell’arco dell’intera vita del veicolo, rispetto a una full electric, considerato l’impatto della produzione delle batterie. Il governo italiano sta sostenendo questa linea, e mi sembra la più ragionevole per garantire una transizione più rapida e meno traumatica per la nostra industria, che è produttrice di motori termici. Troppo spesso ci si scontra contro un muro ideologico. E i numeri reali sull’elettrico, come sa chi li legge davvero, erano ben lontani da quelli che ci venivano raccontati.»
Il sondaggio è ancora aperto: mancano meno di novanta risposte alle mille. Partecipa qui.
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