A Daverio, negli spazi di via Roma 57, SMARTT VAlley si prepara ad aprire le porte della sua nuova attività Academy. Non un semplice ampliamento, ma un pezzo di un progetto più ampio: quello di un ecosistema in cui formazione e impresa si incontrano in laboratori dove si può «mettere le mani in pasta» prima ancora di entrare in fabbrica.
È in questo contesto che nasce il primo IFTS in Meccatronica Gestionale, il percorso pensato per i giovani fino a 24 anni che vogliono costruirsi una competenza tecnica solida senza rinunciare a un anno di formazione qualificata e retribuita. Ne abbiamo parlato con Rachele Sessa, direttrice di SMARTT VAlley.
Il corso parte da una progettualità complessiva di SMARTT VAlley. Come mai l’idea di iniziare da un ambito così specifico come la meccatronica?
«Lo sviluppo della parte di Academy, che oggi chiamiamo Academy Young perché destinata ai giovani, nasce come risposta a un’esigenza che è locale ma è anche tanto italiana, quella di avere manodopera specializzata. Il lavoro che abbiamo fatto è stato attivare una prima collaborazione con l’ITS Meccatronica Lombardia, tra gli ITS presenti in area lombarda quello più vicino alle tematiche che oggi trattiamo, con una forte verticalità sul manufacturing. L’idea è stata agganciarci a loro, che hanno già una struttura, visto che la nostra non è fondamentalmente una scuola: è molto di più, è un ecosistema di cui l’IFTS è solo una parte. Da quel filone meccatronico abbiamo poi coprogettato con le aziende il percorso, dandogli la caratteristica gestionale. Quello che secondo me è bello di questo percorso è che nasce con le imprese: sono loro che hanno deciso di mettersi intorno al tavolo e coprogettare insieme a noi».
Il 12 settembre ci sarà l’inaugurazione di tutta l’ala dell’Academy. Cosa troveranno i visitatori quel giorno?
«SMARTT VAlley è molto di più di una scuola: è l’ingresso in un contesto dove ci sono tantissime opportunità, un tema di connessioni, di generare e trovare valore per i ragazzi e per le imprese. Questo sarà intangibile il 12 settembre, ma spero che le persone che verranno riusciranno a respirarlo. Fisicamente ci sarà una struttura completamente nuova, tecnologica e innovativa. Ci saranno aule, ma soprattutto tanti laboratori: un laboratorio di ergonomia, una fabbrica digitale. Anche la parte d’aula la faremo vivere molto dentro i laboratori dedicati, dove si può davvero mettere le mani in pasta».
A differenza di una scuola tradizionale, qui le docenze arrivano dal mondo produttivo e industriale. Cosa cambia, in concreto?
«Nella fase di coprogettazione la disponibilità è arrivata in parte anche dalle aziende, che hanno voluto mettere a disposizione pro bono i propri specialisti. In concreto cambia molto grazie a tantissima esperienza: si passa dalla mera teoria al racconto di cosa accade davvero sul campo, qual è la giornata tipo di chi fa quel lavoro, che problemi affronta, di che competenze ha bisogno. Non è una cosa che normalmente si ascolta, soprattutto chi inizia a lavorare dopo un percorso universitario: sentiamo dire spesso che anche un ingegnere gestionale, dopo l’università, non sa mettere in piedi un ciclo di lavoro. La differenza è vivere l’esperienza tramite le parole di chi la vive quotidianamente, nei problemi e nelle opportunità, ma anche nel racconto di come sta cambiando il lavoro».
Tra i contenuti del corso c’è anche l’uso di strumenti digitali e intelligenza artificiale nei processi produttivi. Nella fase di coprogettazione, quanto avete trovato le aziende già pronte su questo fronte?
«Oggi le aziende vogliono, o devono, introdurre l’intelligenza artificiale, ma molte non hanno completato i processi di digitalizzazione, alcune hanno appena iniziato ad acquistare i macchinari, c’è un tema di gestione dei dati. Le esigenze sono tante. La nostra volontà è che queste figure escano con le basi e gli strumenti per abilitare le aziende e portare questo tipo di competenza al loro interno. Abbiamo almeno due partner verticali sull’intelligenza artificiale che si affiancano a noi, perché nell’interazione con chi ha competenze industriali il linguaggio non è lo stesso: chi ha queste competenze fa in modo che l’esperto di intelligenza artificiale parli con chi parla il linguaggio della fabbrica. Da soli, questo matching diventa difficile».
Che ruolo hanno avuto la collaborazione con Openjobmetis e con ITS Lombardia Meccatronica Academy?
«Siamo una fondazione, ci siamo sempre occupati di industria, non avevamo competenze nel mondo scolastico. In questi due anni siamo entrati nelle scuole locali, abbiamo trovato porte aperte da parte del provveditore, abbiamo coinvolto i ragazzi per farli venire a scoprire cosa significa fare fabbrica nel mondo moderno, per abbandonare l’idea di una fabbrica sporca e faticosa e raccontare quella che chiamiamo la “bella fabbrica”: un luogo di lavoro sano, con possibilità di crescita. Per questo ci siamo appoggiati a chi conosce bene il tema della scuola, come la Fondazione ITS Meccatronica Lombardia, che ha una rete capillare, anche con i salesiani, e in futuro potrebbe aprire alla possibilità di ospitare ragazzi da altri paesi con uno studentato. Openjobmetis è entrato perché è socio della stessa fondazione, come lo siamo diventati noi: è stata una triangolazione fruttuosa. Loro ci hanno supportato soprattutto nel recruiting dei ragazzi e in tutta la parte contrattuale verso le aziende. È stato un lavoro di squadra: siamo andati nelle scuole insieme, abbiamo creato gli eventi insieme, poi ognuno ha gestito la propria area di competenza. Il risultato è una classe di sedici ragazzi e quindici aziende, di cui una ne prende due, e tra queste aziende ci siamo anche noi: abbiamo deciso di accogliere anche noi una ragazza in apprendistato in fondazione. Lei è appassionata di robotica».
Il corso è gratuito ed è rivolto a chi ha fino a 24 anni. Qual è l’identikit della persona ideale che cercavate?
«Non abbiamo mai pensato a un identikit. Quello che cerchiamo sono persone appassionate, che abbiano voglia di mettersi in gioco e di scoprire un percorso fatto di tecnologia. Una delle ragazze che seguiremo aveva fatto tutt’altro percorso, molto orientato agli aspetti sociali. Mi ha raccontato che si è avvicinata alla robotica quasi per caso, vedendo il fratello lavorare nel contesto elettronico, e che quando ha saputo che esistevamo è venuta a vedere cosa facciamo. Sono persone così che possono avere un’opportunità in questo percorso, ma soprattutto nello spazio che offriamo, che è fatto anche di altro oltre al corso stesso: penso ai laboratori per l’imprenditorialità, come lo Startup Garage, pensati per far scoprire ai ragazzi le proprie potenzialità».
La classe è a numero chiuso. Quanti posti saranno disponibili?
«Non vorremmo andare oltre una certa soglia, perché per noi questo è un primo pilota, una prima classe. Il numero minimo che ci eravamo dati era undici, dodici, e l’abbiamo già superato. Arrivare a una ventina sarebbe già un buon risultato, l’ideale. (Ci si può iscrivere qui). Questi sono i numeri tipici dei percorsi IFTS. Quando l’anno prossimo partiranno i percorsi ITS, invece, saranno molto più regolamentati: il numero minimo è di ventidue ragazzi. Con gli IFTS c’è più libertà, anche nei tempi: se domani un’azienda ci dicesse di far partire un IFTS, avendo i ragazzi, potremmo farlo partire appena il corso è pronto».
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