In copertina: Biennale dello Stretto. Foto di © Stefano Anzini
Dal 18 settembre al 13 dicembre 2026, le strade di Messina, le architetture militari di Campo Calabro e il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria tornano ad ospitare la Biennale dello Stretto, il progetto culturale che dal 2022 esplora i diversi orizzonti del Mediterraneo.
Ideata e diretta da Alfonso Femia, con Annalisa Metta e Salima Naji, e con il contributo di dodici curatori – otto per l’area scientifica, quattro per le sessioni dedicate ad arte, fotografia e design – questa terza edizione allarga lo sguardo verso l’area MENA (Middle East and North Africa): dal Marocco all’Iran, tra Nord Africa e Golfo Persico.
Il tema scelto per il 2026 è MUTAZIONI. Un termine preso in prestito dalla biologia, liberato dalla sua rigidità scientifica per descrivere qualcosa di più ampio: la profondità e l’irreversibilità del cambiamento contemporaneo, non più lineare, non più scandito da progressioni prevedibili. A suggerire la scala del fenomeno è un dato di Save the Children: entro il 2030, oltre il 40% della popolazione giovanile mondiale sarà africana; entro il 2050, il continente supererà il 25% della popolazione globale. Un cambiamento strutturale che ridefinisce gli equilibri demografici, economici e territoriali e che rimette al centro la relazione tra geografia, territorio e paesaggio come campo d’azione per mitigare il disallineamento evolutivo.
Attraverso le voci di professionisti, ricercatori e artisti, si rifletterà su come l’architettura, l’arte e lo studio delle città possano diventare strumenti per anticipare e interpretare questi processi, mentre la fotografia osserva e rende visibile il cambiamento.
Allestimento Biennale dello Stretto. Foto di ©Stefano Anzini
La costruzione collettiva della Biennale
Come nelle edizioni precedenti, la Biennale si costruisce attraverso un processo curatoriale aperto, sviluppato insieme alla comunità locale reggina e messinese.
Otto curatori per l’area scientifica e quattro per le sessioni dedicate ad arte, fotografia e design interrogheranno i cambiamenti climatici e sociali da prospettive diverse, nel tentativo di ricomporre una complessità che oggi si presenta frammentata e discontinua.
I direttori lavoreranno insieme a Clément Blanchet (architetto) sul confine sempre più sottile tra naturale e artificiale; Gaetano Di Gesu (architetto, Palatina Cultural Group) proseguirà l’indagine sui “Mediterranei, similitudini e paralleli”, analizzando i paesaggi di mutazione e sulla nuova architettura in Cina; Daniele Durante( architetto, BV36) analizzerà i modelli di aggregazione spontanea; Alessandra Ferrari (architetta, CNAPPC) lavorerà sugli spazi di risulta urbana con la ricerca “Underground”; Ico Migliore (architetto, Migliore+Servetto) affronterà il tema della mutazione come atto di sovrascrittura, mentre Park (Filippo Pagliani, Michele Rossi e Michele Versaci) si concentrerà sulla resilienza idrica. MIC-HUB (Federico Parolotto e Delia Valastro) analizzerà le trasformazioni dello “spostarsi” e Paolo Verri (Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori) rifletterà sui nuovi luoghi della cultura in un momento di totale disallineamento tra passato e futuro.
Per arte, fotografia e design, Marco Introini (architetto e fotografo) curerà la sezione fotografica “Post paesaggio” e sugli effetti dell’assuefazione all’immagine prevalentemente diffusa della città e dell’architettura; Angela Pellicanò (artista e curatrice) lavorerà su “L’imperfezione dell’assoluto”; Pasquale Piroso svilupperà progetti live “Tra terra e forma”; ADI, con le delegazioni Calabria e Sicilia, proseguirà la ricerca sul design con “Nuovi Codici”, a cura di Francesco Alati.
Una mostra nella mostra
Il team della Biennale sta sviluppando una ricerca dedicata all’architettura dell’area MESA e dell’America Latina, con particolare attenzione alla progettualità femminile.
È nel Sud del mondo che, come sottolinea Salima Naji, l’architettura si confronta con mutazioni continue dei territori, delle comunità e dei sistemi naturali, richiedendo un approccio che sappia combinare rispetto per la fragilità con la proiezione verso l’innovazione e verso una sostenibilità reale.
Il contributo delle università al progetto delle mutazioni
Anche per il 2026, la Biennale rinnova il rapporto con il mondo accademico, coinvolgendo studenti, docenti, dottorandi e giovani professionisti in un processo di ricerca condiviso.
Le ricerche affrontano la convivenza tra specie, le conseguenze del cambiamento climatico sugli spazi urbani, i margini tra acqua e città, le nuove forme dell’abitare, il paesaggio mediterraneo, i giardini, le infrastrutture scientifiche e le trasformazioni dei territori del Mezzogiorno.
L’Università degli Studi Roma Tre, con Annalisa Metta e Marco Ranzato, presenterà Natura e altri artifici. Esercizi di mutazioni multispecifiche; Consuelo Nava e Marina Tornatora, per l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, lavoreranno su TNE Architettura per il Mediterraneo; Ico Migliore, con il Politecnico di Milano, porterà Terrae Nullius, mentre Michele Bonino e Cristina Coscia, per il Politecnico di Torino, svilupperanno Asse del Po.
Daniele Durante, dell’Università degli Studi di Ferrara, si occuperà di Abitare il margine tra acqua e città; Giovanni Multari coordinerà Common Edges, contributo del DiARC dell’Università Federico II di Napoli e della School of Architecture della Chinese University of Hong Kong; Vincenzo Castellana, per l’Accademia Abadir, presenterà Tra MutAzioni e scenari futuribili. Laura Pavia e Ina Macaione, dell’Università degli Studi della Basilicata, lavoreranno invece su Mutazioni urbane: urban streetscapes per il climate change.
Tra i contributi, inoltre, anche Einstein Telescope di Massimo Faiferri per l’Università degli Studi di Cagliari e l’INFN; Storie di mutazioni di Fabio Mollo per l’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria; Future Garden di Luigi Latini per l’Università Iuav di Venezia; Learning by Gardening di Maria Livia Olivetti per l’Università degli Studi di Palermo; Orizzonti capovolti sul mare sospeso di Aldo Zucco per l’Accademia di Belle Arti di Catania.
Completano il programma Abitare studentesco e mutazioni urbane nel Mezzogiorno d’Italia di Mariella Annese per il Politecnico di Bari, Hacking the City di Giulia Pellegri per l’Università degli Studi di Genova e Waterlines di Gianluigi Mondaini per l’Università Politecnica delle Marche.
Crediti
La Biennale dello Stretto 2026 è promossa dalla Fondazione Le Città del Futuro e realizzata da 500×100.
Direzione scientifica: Alfonso Femia, Annalisa Metta, Salima Naji
Curatele scientifiche Clément Blanchet, architetto / Gaetano di Gesu, architetto, Palatina Cultural Group / Daniele Durante, architetto, Studio BV36 / Alessandra Ferrari, architetta, CNAPPC / architetto Ico Migliore, Migliore+Servetto / Federico Parolotto, Delia Valastro, architetti MIC-HUB / Filippo Pagliani, Michele Rossi, Michele Versaci, Park / Paolo Verri, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. Curatele artistiche Marco Introini, architetto e fotografo / Angela Pellicanò, artista e curatrice / Pasquale Piroso, architetto / Francesco Alati, creative director.
Partner istituzionali e sostenitori La Biennale dello Stretto 2026 verrà realizzata in condivisione e con il sostegno di Città Metropolitana di Reggio Calabria, Città Metropolitana di Messina, Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori di Reggio Calabria, ANCE Reggio Calabria, ANCE Calabria, ANCE Messina, Comune di Campo Calabro, Forte Batteria Siacci, Museo Archeologico Nazionale Reggio Calabria. Main partner: Atelier(s) Alfonso Femia, GiTi Giorgio Tartaro, Cariboni Group, Liuni, Medit, Mirage, Staygreen / Attico Interni, Saint-Gobain Partner: Heidelberg Materials, Schüco, Panzeri
BIENNALE DELLO STRETTO 2026: MUTAZIONI
18 settembre-13 dicembre 2026
dove:
Campo Calabro,
Reggio Calabria,
Messina
programma dettagliato in progress
+info: mediterraneiinvisibili.com
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