Il Marketing Director di BYD Italia e Digital Marketing Director di BYD Europa, Daniele De Leonardis, racconta la visione che ha ispirato la campagna “Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri”, tra transizione energetica, politiche industriali e mobilità elettrificata.
Clima globale, risposte locali. È il paradosso che, secondo Daniele De Leonardis, Marketing Director di BYD Italia e Digital Marketing Director di BYD Europa, rischia di rallentare la transizione energetica. Da questa riflessione nasce la campagna “Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri”, con cui il colosso cinese invita a guardare oltre le barriere commerciali e le frammentazioni delle politiche industriali.
Una scelta volutamente provocatoria, quella di parlare di ambiente e di clima in un messaggio promozionale, che ha attirato l’attenzione in un momento in cui, con l’introduzione della normativa sul greenwashing le aziende stanno per lo più optando per una comunicazione prudente sulle tematiche ambientali. A ben leggere il messaggio, tuttavia, il gruppo automobilistico cinese ha voluto lanciare anche un chiaro segnale nel dibattito in corso sulle politiche economiche UE volte a difendere il mercato europeo dalla penetrazione dei marchi cinesi, più avanzati nello sviluppo dei modelli elettrici, che stanno mettendo in crisi gli storici produttori europei.
La campagna arriva in una fase di forte crescita per BYD nel mercato italiano. A giugno 2026 l’azienda ha registrato 6.071 immatricolazioni, raggiungendo una quota del 4,1% del mercato e una crescita superiore al 200% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nei primi sei mesi dell’anno le immatricolazioni hanno sfiorato quota 30.000, mentre il parco circolante del marchio in Italia ha raggiunto circa 60.000 veicoli, risultati sostenuti dall’espansione della gamma elettrica e ibrida plug-in e dall’introduzione di nuovi modelli pensati per il mercato europeo.
A fronte di questi risultati, negli stessi giorni, il gruppo Volkswagen annunciava la possibilità di dover tagliare fino a 100.000 posti di lavoro, mentre Porsche, BMW e Audi prospettavano rispettivamente riduzioni per 9.000, 8.000 e 7.500 dipendenti. Tra transizione energetica, trasformazioni industriali e nuove dinamiche competitive del settore automotive, il cambiamento in atto solleva interrogativi sul futuro della mobilità europea. Per questo abbiamo intervistato Daniele De Leonardis, Marketing Director di BYD Italia e Digital Marketing Director di BYD Europa, per capire com’è nata e quali obiettivi persegue la campagna lanciata dal primo produttore mondiale di veicoli elettrici, protagonista di una fase di profonda trasformazione degli equilibri del mercato automobilistico europeo.
In un momento in cui, con la nuova direttiva sul greenwashing, molte aziende preferiscono limitare la comunicazione su temi ambientali avete voluto lanciare un messaggio forte. Da cosa nasce questa scelta?
La sostenibilità oggi è un tema troppo rilevante per essere affrontato solo come elemento di comunicazione. È una trasformazione industriale profonda che riguarda il modo in cui produciamo, utilizziamo e gestiamo l’energia. Proprio per questo abbiamo scelto di prendere posizione con un messaggio chiaro: non per semplificare un tema complesso, ma per riportare l’attenzione su una sfida concreta, quella della decarbonizzazione della mobilità. Il contesto attuale rende evidente un punto: il cambiamento climatico è un fenomeno globale, mentre spesso le risposte rischiano di essere frammentate. La nostra riflessione nasce da qui. Se l’obiettivo comune è ridurre le emissioni, dobbiamo creare le condizioni affinché le tecnologie più efficienti possano diffondersi rapidamente.
La comunicazione, in questo scenario, deve avere una funzione precisa: non sostituire i fatti, ma raccontare un percorso industriale reale fatto di investimenti, innovazione e soluzioni concrete.

“Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri.” È uno slogan audace: da quale riflessione siete partiti per questa campagna e quale messaggio volete lanciare?
Il punto di partenza è una considerazione molto semplice: le emissioni non conoscono confini, così come la crisi climatica non conosce confini. La campagna nasce anche dal dibattito sull’eventuale introduzione, da parte dell’Unione Europea, di nuovi dazi compensativi sulle vetture ibride plug-in prodotte in Cina. Il riferimento ai “muri” richiama quindi il rischio che nuove barriere commerciali e industriali possano rallentare la diffusione di tecnologie utili al percorso di decarbonizzazione.
Non vogliamo negare la necessità di regole chiare, né entrare in una logica di contrapposizione tra sistemi economici. Vogliamo però porre una domanda: come possiamo accelerare realmente la transizione energetica se le soluzioni vengono rallentate da una crescente frammentazione di norme, mercati e politiche industriali? Per BYD, la risposta passa attraverso innovazione tecnologica, collaborazione e accessibilità. La sostenibilità non può rimanere un obiettivo teorico: deve tradursi in prodotti efficienti e concretamente utilizzabili nella vita quotidiana delle persone.
Avete concepito internamente la campagna o vi siete affidati a un’agenzia?
La campagna è nata internamente al team marketing di BYD Italia. Crediamo che la comunicazione acquisisca maggiore valore quando parte da un punto di vista autentico del brand e riesce a tradurre temi complessi in un messaggio semplice, immediato e rilevante. L’Italia ha rappresentato il progetto pilota di questa iniziativa e la risposta è stata estremamente positiva e immediata. Questo risultato ha confermato la capacità della campagna di intercettare un tema centrale nel dibattito pubblico e industriale. Stiamo quindi lavorando per sviluppare e replicare il progetto anche negli altri Paesi europei, adattandolo ai diversi contesti nazionali. Negli ultimi mesi abbiamo lavorato molto su questo approccio: non limitarci a raccontare una tecnologia, ma dimostrarne
concretamente il valore e il ruolo all’interno di una trasformazione più ampia. L’obiettivo è costruire una comunicazione contemporanea, comprensibile e capace di avvicinare sempre di più tecnologia e persone.
Oggi qualsiasi messaggio ambientale rischia di essere percepito come greenwashing. Come si costruisce una comunicazione credibile senza trasformare la sostenibilità in uno slogan pubblicitario?
La credibilità nasce dalla coerenza tra quello che si comunica e quello che si costruisce. Nel nostro caso, la sostenibilità è parte del DNA industriale di BYD. L’azienda nasce come realtà tecnologica e da oltre vent’anni investe nello sviluppo di soluzioni legate all’elettrificazione, dalle batterie ai sistemi di propulsione fino ai veicoli a nuova energia. Un messaggio ambientale diventa credibile quando è supportato da elementi concreti: ricerca, investimenti, prodotti e risultati misurabili. La sostenibilità non deve essere un’etichetta applicata alla comunicazione, ma una disciplina industriale. Significa progettare meglio, utilizzare meglio le risorse, aumentare l’efficienza e rendere le nuove tecnologie disponibili a un numero sempre maggiore di persone.
Quali sono gli elementi concreti che permettono a BYD di sostenere questo messaggio senza che venga percepito come semplice marketing e posizionamento commerciale?
Il primo elemento è il nostro modello industriale integrato. BYD non nasce come semplice costruttore automobilistico, ma come azienda tecnologica. Questo ci ha permesso di sviluppare internamente competenze strategiche lungo l’intera catena del valore, dalle batterie all’elettronica di potenza, dai semiconduttori ai sistemi di propulsione. Questo approccio consente di progettare i veicoli considerando l’intero ciclo di vita del prodotto, lavorando sull’efficienza energetica durante l’utilizzo, sull’integrazione delle tecnologie di bordo e sull’ottimizzazione delle risorse impiegate.
Un altro elemento fondamentale è l’accessibilità. La transizione diventa realmente efficace quando non rimane una possibilità riservata a pochi, ma si trasforma in una scelta concreta per un numero crescente di automobilisti. Oggi il parco circolante BYD in Italia è di circa 60.000 unità. È un risultato raggiunto in poco più di un anno, in tempi estremamente rapidi, che ha consentito al brand di superare una soglia significativa di presenza e visibilità sul mercato italiano. A questo si aggiungono i risultati commerciali più recenti: nei primi sei mesi dell’anno BYD ha raggiunto quasi 30.000 immatricolazioni, consolidando una posizione di leadership nel comparto elettrificato. Sono numeri che dimostrano come esista una domanda concreta per tecnologie avanzate, quando queste riescono a rispondere alle esigenze reali dei clienti.
Si parla di ambiente ma il vostro messaggio sembra focalizzato sulle politiche industriali: qual era l’obiettivo della vostra campagna?
Perché ambiente e industria oggi sono due dimensioni inseparabili. La transizione energetica non si
realizza solo attraverso obiettivi ambientali, ma attraverso la capacità di creare un sistema industriale in grado di trasformare quegli obiettivi in realtà. L’automotive sta vivendo una delle trasformazioni più profonde della sua storia. Non è semplicemente il passaggio da un motore termico a uno elettrico: è un cambiamento del modello industriale. Se vogliamo accelerare la decarbonizzazione dobbiamo creare condizioni favorevoli all’innovazione.
La mobilità elettrica è diventata uno dei terreni principali della competizione tecnologica globale. In questo scenario internazionale più frammentato, su quali leve puntate per la vostra strategia di crescita in Europa?
La competizione oggi non riguarda più soltanto chi produce automobili migliori, ma chi sarà in grado di costruire gli ecosistemi della mobilità del futuro. BYD ha scelto una direzione molto chiara: investire internamente nelle tecnologie strategiche. In Europa stiamo costruendo una presenza di lungo periodo, attraverso una gamma completa, una rete commerciale in crescita e un rapporto sempre più diretto con i clienti. Il nostro obiettivo non è semplicemente partecipare alla trasformazione del mercato, ma contribuire a renderla più veloce e accessibile.
Come sta andando la vostra crescita in Italia e quali previsioni avete?
La crescita in Italia rappresenta una conferma importante della strategia adottata. Il mese di giugno ha segnato un risultato particolarmente significativo: BYD ha raggiunto 6.071 immatricolazioni, con una quota del 4,1% del mercato totale e una crescita superiore al 200% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un aspetto particolarmente importante è che questa crescita è sostenuta da una gamma ampia e articolata. ATTO 2 si sta affermando come uno dei principali driver del brand, mentre la tecnologia DM-i Super Hybrid sta rispondendo in maniera molto efficace alle esigenze del mercato italiano. A giugno ha inoltre debuttato commercialmente la
nuova BYD DOLPHIN G DM-i, la prima vettura BYD progettata specificamente per il mercato europeo e il modello con cui il marchio entra nel segmento B. Nel primo mese di commercializzazione ha raccolto oltre 3.000 ordini e registrato 509 immatricolazioni, pari all’8,4% dei volumi BYD del mese, entrando progressivamente a regime dopo l’avvio delle vendite.
Avete scelto di investire molto sulla tecnologia plug-in hybrid DM-i, in un momento in cui il dibattito sembra polarizzato tra elettrico sì ed elettrico no. Ritenete che questa tecnologia ibrida rappresenti la soluzione che si affermerà nel lungo periodo?
Crediamo che la transizione energetica debba essere pragmatica. Il dibattito spesso viene semplificato in una contrapposizione tra elettrico e non elettrico, ma il mercato reale è molto più complesso. Le persone hanno esigenze differenti, infrastrutture differenti e tempi diversi di adozione. La tecnologia DM-i rappresenta una risposta concreta a questa fase del percorso. Non parliamo di un ibrido tradizionale, ma di un sistema progettato per privilegiare la guida elettrica nell’utilizzo quotidiano, offrendo allo stesso tempo la flessibilità necessaria per le lunghe percorrenze. Il nostro obiettivo è accelerare il cambiamento, non renderlo teorico. Una tecnologia è
realmente sostenibile quando riesce a essere adottata su larga scala.
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Valentina Carella
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