Le infrastrutture sostenibili stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie di investimento di lungo periodo. Secondo il report “The structural case for sustainable infrastructure”, pubblicato da FTSE Russell, la combinazione di transizione energetica, digitalizzazione, adattamento ai cambiamenti climatici ed economia circolare sta trasformando questo comparto in una delle principali asset allocation strutturali per gli investitori istituzionali. Non si tratta più soltanto di finanziare la decarbonizzazione, ma di accompagnare la costruzione e l’ammodernamento delle infrastrutture che sosterranno un’economia globale più resiliente, digitale e a basse emissioni.

L’analisi evidenzia come il fabbisogno infrastrutturale mondiale si stia ampliando ben oltre le tradizionali reti energetiche e di trasporto. La crescita della domanda elettrica legata all’intelligenza artificiale, l’aumento dei costi economici degli eventi climatici estremi e la necessità di rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse stanno convergendo in un’unica traiettoria di investimento, destinata a richiedere capitali pubblici e privati su scala senza precedenti. Per FTSE Russell, proprio questa convergenza rende oggi le infrastrutture sostenibili una componente sempre più rilevante nella costruzione dei portafogli orientati al lungo termine.

Il report identifica quattro grandi forze strutturali che stanno alimentando la domanda di infrastrutture sostenibili.

La prima è la transizione energetica, che continua a rappresentare il principale motore degli investimenti ESG. La progressiva elettrificazione dell’economia, l’espansione delle energie rinnovabili, le reti intelligenti, l’idrogeno, le batterie e le tecnologie per la cattura della CO2 richiederanno nei prossimi anni investimenti senza precedenti. Secondo le stime richiamate nel report, tra il 2025 e il 2030 la capacità mondiale di produzione elettrica da fonti rinnovabili aumenterà di circa 4.600 GW, il doppio rispetto ai cinque anni precedenti, mentre circa l’80% della nuova capacità sarà rappresentato dal fotovoltaico.

Accanto alla transizione energetica emerge un secondo fenomeno destinato a modificare profondamente il panorama infrastrutturale, la diffusione dell’intelligenza artificiale e dei data center.

Secondo FTSE Russell, l’espansione dell’AI non rappresenta soltanto un tema tecnologico, ma una sfida infrastrutturale. La crescente domanda di potenza di calcolo comporterà infatti un forte incremento del fabbisogno elettrico globale. Le proiezioni dell’International Energy Agency (IEA) stimano infatti che l’elettricità destinata ai data center passerà da circa 460 TWh nel 2024 a oltre 1.000 TWh entro il 2030, superando i 1.300 TWh nel 2035. Gran parte di questa nuova domanda sarà soddisfatta dalle fonti rinnovabili, rendendo sempre più stretta la connessione tra digitalizzazione e decarbonizzazione.

Il terzo driver riguarda l’adattamento climatico. Gli eventi meteorologici estremi stanno aumentando la vulnerabilità delle infrastrutture esistenti e rendendo necessarie opere di rafforzamento delle reti energetiche, dei sistemi idrici, dei trasporti e delle infrastrutture urbane. Nel solo 2024 i danni economici causati dalle catastrofi naturali hanno raggiunto 368 miliardi di dollari, mentre le perdite assicurate continuano a crescere in modo strutturale. Contestualmente, con il 70% della popolazione mondiale destinato a vivere nelle città entro il 2050, la domanda di infrastrutture resilienti è destinata ad aumentare ulteriormente.

Infine, il report individua nell’economia circolare e nell’efficienza delle risorse un ulteriore pilastro della trasformazione infrastrutturale. Sistemi avanzati di trattamento delle acque, recupero dei materiali e gestione dei rifiuti rappresentano infrastrutture fondamentali sia per ridurre le emissioni sia per diminuire il consumo di materie prime. Eppure, oggi solo il 6,9% dei materiali utilizzati a livello globale proviene da flussi riciclati o riutilizzati, evidenziando l’ampio margine di crescita del settore.

Oltre ai megatrend, FTSE Russell sottolinea come il contesto macroeconomico rafforzi ulteriormente l’attrattività del comparto.

Secondo le stime citate nel report, saranno necessari 6.900 miliardi di dollari di investimenti infrastrutturali ogni anno entro il 2030 per conseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Complessivamente, la domanda globale di investimenti infrastrutturali potrebbe raggiungere 68.000 miliardi di dollari entro il 2040. Parallelamente, gli asset gestiti dai fondi infrastrutturali sono quasi triplicati nell’ultimo decennio, confermando il crescente interesse degli investitori verso questa asset class.

Questo scenario crea una duplice opportunità di investimento. Da un lato sarà necessario finanziare la costruzione delle infrastrutture della transizione energetica, reti elettriche, mobilità sostenibile, impianti rinnovabili e sistemi di economia circolare; dall’altro sarà indispensabile ammodernare le infrastrutture esistenti affinché risultino più resilienti agli impatti fisici del cambiamento climatico, migliorandone al contempo l’efficienza energetica e riducendone l’intensità emissiva.

Il report evidenzia come non esista un unico modo di investire nelle infrastrutture sostenibili. Per questo la FTSE Sustainable Infrastructure Index Series si articola in tre metodologie complementari, ciascuna pensata per rispondere a differenti obiettivi di sostenibilità e di portafoglio.

Il FTSE Green Revenues Select Infrastructure and Industrials Index seleziona le società che generano una quota significativa dei propri ricavi da attività ambientali, come energie rinnovabili, efficienza energetica, gestione delle acque ed economia circolare. Il FTSE Global Core Infrastructure TPI Climate Transition Index si concentra sull’esposizione delle società ai rischi della transizione climatica, valutandone fattori quali intensità delle emissioni, governance climatica e progressi nella decarbonizzazione. Infine, il FTSE Global Core Infrastructure 50/50 Climate Transition Benchmark (CTB) Index integra anche i requisiti previsti dai Climate Transition Benchmark dell’Unione europea, garantendo una traiettoria di decarbonizzazione coerente con gli obiettivi climatici europei.

In definitiva, la convergenza tra decarbonizzazione, sviluppo dell’intelligenza artificiale, adattamento climatico e crescente fabbisogno infrastrutturale mondiale sta infatti modificando il ruolo stesso delle infrastrutture nei portafogli degli investitori. In questo contesto, gli indici climate-aware e quelli costruiti sulla base dei green revenues rappresentano, secondo FTSE Russell, strumenti sempre più rilevanti per ottenere un’esposizione ampia, liquida e diversificata ai sistemi infrastrutturali destinati a sostenere la trasformazione dell’economia globale.

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Valentina Carella

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