Senza accesso al mare e depredato delle ricchezze del sottosuolo, lo Zimbabwe affronta sfide colossali. I Paesi in via di sviluppo senza accesso al mare (Landlocked Developing Countries, lldc)sono i più svantaggiati tra i paesi si trovano ad affrontare notevoli ostacoli dovuti all’isolamento geografico e ai costi commerciali superiori del 30% rispetto a quelli dei Paesi costieri. Da qui la Giornata internazionale indetta dalle Nazioni Unite di sensibilizzazione sulle esigenze e sfide specifiche per lo sviluppo di questi paesi. Si tratta di 32 nazioni in via di sviluppo, in Africa, Asia, Europa e Sud America che ospitano oltre 600 milioni di persone. Il paese in via di sviluppo più piccolo è il Bhutan (meno di un milione di abitanti) e il più grande è l’Etiopia (135 milioni di abitanti). La distanza media dei paesi in via di sviluppo a basso e medio reddito da un porto marittimo è di 1370 km. Il Kazakistan è il paese più distante dal mare (3750 km), seguito da Afghanistan, Ciad, Niger, Zambia e Zimbabwe, con distanze dalla costa più vicina superiori a 2000 km. Inoltre, circa il 40% della popolazione urbana di questi paesi vive in baraccopoli, ovvero 100 milioni e il numero di persone denutrite è più del doppio rispetto al resto del mondo. Non avendo accesso al mare sono dipendenti dai Paesi di transito confinanti per raggiungere i mercati mondiali. Questo svantaggio geografico fa lievitare i costi di trasporto, introduce ritardi evitabili ed espone i Lldc a qualsiasi instabilità politica o economica lungo tali corridoi. Da qui i costi medi di trasporto che sono più del doppio rispetto a quelli degli Stati costieri limitrofi. Le opportunità di esportazione si riducono, gli investimenti diretti esteri diminuiscono e la crescita economica rallenta. Inoltre, spiega l’Onu , quando un paese di transito è a sua volta un’economia in via di sviluppo, gli scambi intraregionali rimangono modesti. Per porre l’accento su queste sfide, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che istituisce la Giornata internazionale di sensibilizzazione sulle esigenze e le sfide specifiche per lo sviluppo dei paesi in via di sviluppo senza sbocco sul mare.
Focus Zimbabwe
Sos per i predatori di terre rare. Le terre rare sono un gruppo di 17 elementi chimici metallici fondamentali per la tecnologia moderna, la transizione energetica e i dispositivi elettronici. Non sono scarse sulla Terra, ma sono difficili da trovare isolate in grandi giacimenti e costose da separare. Includono lo scandio, l’ittrio e i 15 lantanidi (come neodimio, cerio e lantanio).
Si dividono in leggere, medie e pesanti in base al peso atomico. Dal comparto degli smartphone e dei computer sono utilizzate in schermi, batterie e componenti interni. Per quanto riguarda la transizione verde sono indispensabili per i magneti permanenti di motori per auto elettriche e turbine eoliche. Le terre rare sono impiegate in apparecchiature per diagnostica, laser e sistemi di difesa. Ma il processo di separazione usa acidi forti e genera scarti tossici o debolmente radioattivi. La Cina controlla la stragrande maggioranza della produzione e della lavorazione mondiale, spingendo altri Stati a cercare nuove fonti e investimenti alternativi. In Zimbabwe il governo ha deciso di creare una task force per combattere il fenomeno delle miniere illegali, considerate dall’esecutivo all’origine di molte di molti dei mai che affliggono il Paese. La decisione, riferisce l’agenzia missionaria vaticana Fides, è arrivata dopo la presentazione di un rapporto sul fenomeno nella città di Bindura, nella provincia settentrionale del Mashonaland Centrale. Il rapporto elenca una serie di problemi, sociali e ambientali, che affliggono la città mineraria. Si va dalla distruzione di strade e ferrovie, ai danni ai terreni destinati a opere pubbliche come ospedali, scuole e residenze per la popolazione, fino all’inquinamento del fiume Mazowe, dal quale attingono acqua le fattorie della zona.

Allarme sociale
A illustrare i contenuti del documento è stato il ministro per i governi locali e le opere pubbliche Daniel Garwe. Il ministro ha dichiarato che l’estensione delle miniere illegali nel distretto di Bindura ha avuto effetti dannosi diretti. Non solo sulle infrastrutture e sull’ambiente, ma anche sulla vita delle persone e delle popolazioni. Ovvero diffusione di malattie come la silicosi, malattie sessualmente trasmissibili e tubercolosi, oltre all’aumento del consumo di droghe. Un altro membro dell’esecutivo di Harare, il ministro per l’Informazione Zhemu Soda, ha specificato che la task force lavorerà in cooperazione con i diversi organi del governo. Affinché vengano implementate e rafforzate le leggi sui permessi per le miniere, le norme ambientali e quelle riguardanti la sanità pubblica. La disposizione del governo di Harare volta a aumentare il controllo sull’attività mineraria rientra nel progetto Vision 2030, un progetto iniziato nel 2017 che punta a promuovere la democratizzazione del Paese, la tutela dei diritti umani, il rispetto dello stato di diritto, il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. In particolare, un maggiore controllo sull’attività mineraria e le sue conseguenze sulla società rientra negli obiettivi economici del progetto, ovvero che mirano a far diventare lo Zimbabwe un’economia a reddito medio-alto grazie allo sfruttamento delle sue risorse minerarie.

Attività mineraria
Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, la Cina rappresenta circa il 60% dell’estrazione mondiale delle terre rare destinate ai magneti. Ma controlla il 91% della capacità di raffinazione e il 94% della produzione di magneti permanenti. Anche quando i minerali vengono estratti in Australia, negli Stati Uniti o in altri Paesi, nella maggior parte dei casi devono comunque passare dagli impianti cinesi prima di diventare componenti utilizzabili dall’industria. I magneti permanenti al neodimio sono ormai indispensabili per motori elettrici, turbine eoliche, robot industriali, data center e numerosi sistemi militari. Secondo il progetto-Zimbabwe, lo sfruttamento delle risorse minerarie non passa solo per l’estrazione ma anche per la raffinazione, che il governo locale vuole iniziare a fare in loco, attraendo investimenti da partner esteri. Ma la partecipazione di aziende estere nel settore minerario, come ha sottolineato l’emittente Al-Jazeera, potrebbe colpire negativamente l’economia locale e in particolare i piccoli estrattori, attivi soprattutto nel settore del litio. Il problema sarebbe legato alla mancanza di infrastrutture e fondi a loro destinate. Per il governo il coinvolgimento di grandi aziende straniere rientra nei piani di sviluppo del Paese, ma le conseguenze possono creare internamente più problemi che vantaggi. Quello delle piccole miniere a gestione locale non è l’unico problema che il governo si troverebbe ad affrontare per lo sviluppo del settore. “C’è sempre da tenere in conto l’emergenza connessa alle conseguenze ambientali – racconta Fides-. Nel mese di giugno il governo ha riconosciuto che ben diciassette fiumi in tutto il Paese sono stati inquinati in seguito all’attività minerarie”. In questi fiumi gli ecosistemi e la biodiversità sono stati danneggiati. Il Centro per la Governance delle Risorse Naturali (Cnrg) dello Zimbabwe ha fatto appello nelle ultime settimane perché l’esecutivo intraprenda delle misure che siano trasparenti ed efficaci per migliorare la condizioni dei fiumi inquinati. Tali misure però, sottolinea il Cnrg, non devono aprire spazio di manovra per ulteriori forme sfruttamento minerario, come già avvenuto in passato.
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Giacomo Galeazzi
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