Roma, 17 agosto 2026 – I grandi incendi di questa estate non hanno bruciato solo ampie parti d’Europa, ma hanno riacceso anche una parte del suo passato che era sepolta da decenni. E che era meglio che non riaffiorasse tra le fiamme. Mentre migliaia di pompieri, operatori di protezione civile e volontari hanno combattuto in questi mesi contro il fuoco per salvare boschi e abitazioni, dalla terra bruciata sono emersi spesso anche degli ordigni bellici inesplosi e improvvisamente resi instabili dal calore degli incendi. Munizioni e bombe rimasti sotto il suolo dai tempi delle grandi guerre del Novecento, che hanno reso ancora più rischioso e complesso il lavoro per spegnere gli incendi, ma hanno anche ricordato come l’Europa sia stata nella storia un grande campo di battaglia.

La vegetazione in fiamme in una foresta a Le Porge, a nord del bacino di Arcachon, il 30 luglio 2026 (AFP)

Dove sono stati ritrovati gli ordigni inesplosi

Il fenomeno è emerso con particolare evidenza in Francia, Germania e Italia, dove in molte aree colpite dagli incendi le operazioni di spegnimento si sono dovute trasformare anche in azioni di bonifica di proiettili, granate e altre munizioni risalenti soprattutto alla Seconda guerra mondiale.

Uno dei casi più impressionanti si è verificato Le Porge, nella Gironda, nel sud-ovest della Francia colpito a luglio da alcuni dei più grandi incendi della storia del Paese. Fin dal secondo giorno dall’inizio delle fiamme, l’incendi a Le Porge è stato accompagnato da un susseguirsi di esplosioni, e le testimonianze riportano che ne sono state udite più di cento. In un primo momento i boati erano stati associati allo scoppio di bombole di gas, ma è una circostanza che è poi stata esclusa dal comandante dei vigili del fuoco che ha riferito ai media locali che a provocare le esplosioni sarebbero state le vecchie munizioni rimaste nel terreno dalla Seconda guerra mondiale e attivate dalle temperature raggiunte con l’incendio. La conferma della presenza di residuati bellici è arrivata con le successive operazioni di bonifica resesi necessarie nella zona e che hanno portato a individuare e recuperare centinaia di proiettili e ordigni nei terreni carbonizzati nei pressi di Le Porge. Gli ordigni trovati, alcuni ancora stoccati in depositi sotterranei, secondo i media francesi, comprendevano granate da mortaio e proiettili anticarro ed erano sia delle truppe tedesche sia dei soldati francesi.

Una squadra di vigili del fuoco impegnata a domare un incendio boschivo nei pressi di Le Porge, nel sud-ovest della Francia, il 29 luglio 2026 (Epa)

Una squadra di vigili del fuoco impegnata a domare un incendio boschivo nei pressi di Le Porge, nel sud-ovest della Francia, il 29 luglio 2026 (Epa)

Granate e proiettili riemersi in Germania

In Germania il problema assume dimensioni ancora più estese. Settimana scorsa nell’Hürtgenwald, nella regione dell’Eifel, un incendio ha interessato circa 300 ettari di foresta, diventando il più grande rogo boschivo mai registrato nel Nordreno-Vestfalia e ha richiesto l’intervento di 1.400 operatori oltre all’evacuazione di tutti i circa 1.800 abitanti della frazione di Gey. E a rendere ancora più grave l’emergenza, non sono state solo gli alberi in fiamme ma anche ciò che gradualmente è riaffiorato dal terreno. L’Hürtgenwald è stato teatro di durissimi combattimenti tra il 1944 e il 1945 e l’intera zona è disseminata ancora di proiettili, granate e altri residuati bellici. Alcune munizioni sono subito esplose durante l’incendio, mentre nelle zone più pericolose per la maggior concentrazione di ordigni inesplosi i vigili del fuoco sono stati obbligati a non intervenire direttamente, e a utilizzare solo elicotteri o sistemi antincendio a distanza. Per fa fronte alla situazione è dovuto intervenite il Bundeswehr, l’esercito tedesco, che ha impiegato mezzi corazzati per aprire corridoi e linee tagliafuoco.

Situazioni analoghe si sono verificate in altre regioni tedesche. Nel distretto di Bad Kreuznach, un incendio è arrivato a lambire un vecchio sito di smaltimento di munizioni provocando una serie di esplosioni che imposto l’evacuazione dei circa 600 abitanti del paese di Traisen e ha richiesto l’intervento di circa 300 vigili del fuoco che, per proteggersi, hanno utilizzato anche idranti mobili azionabili senza personale sul posto. Situazioni simili sono state affrontate anche nella Gohrischheide, tra Sassonia e Brandeburgo, dove quasi 16 ettari sono andati in fumo in un’area contaminata da munizioni belliche, mentre nei pressi di Neustrelitz, sono stati mobilitati oltre 400 operatori per affrontare un incendio in un’ex area di addestramento sovietica, nota per essere ancora pesantemente disseminata di munizioni inesplose.

In Friuli operazioni antincendio rallentate dai ritrovamenti

Anche in Italia il rischio dei vecchi ordigni rimasti sepolti dai tempi della guerra è molto presente e pochi giorni fa un incendio lo ha fatto riemergere a Monfalcone, in Friuli-Venezia Giulia. L’8 agosto le fiamme hanno interessato la zona tra Lisert e Moschenizza, ma le operazioni antincendio sono state rallentate dal ritrovamento di ordigni bellici che ha imposto particolari cautele agli operatori, oltre alla valutazione delle azioni necessarie per garantire le condizioni di sicurezza nella zona. E tra le possibilità prese in considerazione in caso di peggioramento della situazione, si sarebbe arrivati anche alla chiusura dell’autostrada e della linea ferroviaria Trieste-Venezia nel tratto interessato.

Il fenomeno del riemergere dei vecchi ordigni bellici nel corso degli incendi è, anche in questo caso, in parte legato al manifestarsi di eventi climatici sempre più estremi. Negli ultimi anni gli incendi sono più violenti e durano di più che in passato, raggiungono temperature più elevate e il calore si trasmette più in profondità nel terreno. E le vecchie munizioni sepolte, già rese instabili da decenni di deterioramento, possono detonare più facilmente.

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Un caso emblematico è accaduto l’anno scorso nel Regno Unito, a Langdale Moor, nel North Yorkshire, dove tra giugno e agosto si è verificato il più grande incendio boschivo mai registrato nella storia del parco nazionale del North York Moors. Il rogo è durato settimane, ha raggiunto temperature di 600 gradi ed è penetrato in profondità nella torba, fino a raggiungere un ex poligono di addestramento militare sotterrato da decenni e causando l’esplosione di oltre 20 ordigni risalenti alla Seconda guerra mondiale e mettendo in stato d’emergenza tutta l’area. 


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