Fincantieri ha annunciato ieri, giovedì 20 agosto, la firma dei contratti con Viking per due nuove navi da crociera. Il gruppo definisce “grande” il valore dell’accordo. Non è un aggettivo generico. Nel linguaggio dei comunicati di Fincantieri indica una commessa compresa tra 500 milioni e un miliardo di euro. Le unità saranno costruite ad Ancona. Le consegne sono previste nel 2032. L’ordine porta a 28 il totale delle navi commissionate dall’armatore al gruppo italiano.
Perché l’aggettivo conta più della cifra
Fincantieri non pubblica il valore puntuale dei contratti crocieristici. Usa una scala convenzionale di aggettivi. Ciascun aggettivo corrisponde a una fascia di importo definita.
“Grande” copre l’intervallo tra 500 milioni e un miliardo. Nella stessa scala “molto importante” indica accordi sopra i 2 miliardi di euro. Per l’investitore quella fascia è l’unico dato quantitativo disponibile al momento dell’annuncio. Serve a collocare l’ordine, non a valorizzarlo con precisione.
Il comunicato dell’azienda precisa anche un secondo punto. Il valore resta soggetto a finanziamento e ad altri termini e condizioni. È la formula standard nei contratti crocieristici. Significa che l’ordine non è ancora incondizionato.
C’è poi la natura dell’operazione. I contratti nascono dall’esercizio di opzioni già concesse e annunciate nell’aprile 2025. Non è una trattativa aperta e chiusa in questi giorni. È l’attivazione di un diritto che era già in portafoglio.
Due navi da 998 passeggeri
Le nuove unità si collocano nel segmento delle navi da crociera di piccole dimensioni. La stazza lorda sarà di circa 54.300 tonnellate.
La capacità prevista è di 998 passeggeri ospitati in 499 cabine. Il rapporto è di due passeggeri per cabina, senza sistemazioni multiple.
È il posizionamento che Viking ha tenuto per tutta la sua flotta oceanica. Meno passeggeri per nave significa ricavi unitari più alti e un mercato meno esposto alla concorrenza sul prezzo.
Le navi riprenderanno le caratteristiche delle unità già realizzate dal gruppo per lo stesso armatore. Saranno costruite nel rispetto delle più recenti normative ambientali. Rispetteranno anche i più avanzati standard di navigazione e sicurezza.
La replica di un progetto già industrializzato ha un effetto diretto sui margini. Le curve di apprendimento sono già percorse. I costi di ingegneria non ripartono da zero.
Ancona e la continuità di carico
L’assegnazione al cantiere marchigiano è il passaggio su cui si è concentrato l’amministratore delegato.
“L’accordo siglato oggi rappresenta un ulteriore traguardo nella nostra consolidata partnership con Viking e testimonia l’eccellenza e la competenza industriale del nostro cantiere di Ancona. Nel corso degli anni, Ancona ha dimostrato di essere un polo produttivo indispensabile per il nostro Gruppo, realizzando navi da crociera altamente sofisticate che rappresentano un punto di riferimento in termini di tecnologia, lusso ed efficienza. L’assegnazione di queste nuove unità ad Ancona rafforza il ruolo strategico del sito, sostiene occupazione qualificata sul territorio e garantisce continuità industriale di lungo periodo alla nostra filiera, mentre continuiamo a guidare l’innovazione per il futuro del settore crocieristico”, ha dichiarato Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale di Fincantieri.
Il riferimento alla filiera non è retorico. Su una commessa crocieristica la quota di valore che resta al cantiere è minoritaria. La parte maggiore va ai fornitori dell’indotto.
La ventottesima nave di un rapporto lungo quattordici anni
L’ordine si somma ai contratti annunciati nei mesi scorsi per due navi da crociera expedition destinate allo stesso armatore.
Il rapporto tra i due gruppi risale al 2012. Il primo ordine portò alla Viking Star, consegnata tre anni dopo a Marghera. Da allora tutte le navi oceaniche dell’armatore sono uscite da cantieri Fincantieri. La capacità è sempre rimasta sotto i mille passeggeri.
Il totale odierno è di 28 unità tra realizzate, ordinate e opzionate. È una delle partnership più estese mai registrate tra un singolo armatore e un unico costruttore.
Cosa aggiunge al portafoglio ordini
Il gruppo arriva a questo annuncio da una posizione commerciale già solida. Alla trimestrale del primo trimestre 2026 il carico di lavoro complessivo si attestava a 74,2 miliardi di euro, il livello più alto della sua storia.
La visibilità sulle consegne si estende fino al 2039. Le unità in portafoglio erano 94. Nel solo primo trimestre il gruppo ha consegnato cinque navi da cinque stabilimenti.
Su questi numeri una commessa da 500 milioni a un miliardo incide poco in termini percentuali. Il valore per il gruppo sta altrove. Sta nella saturazione di uno specifico cantiere fino al 2032. E nella conferma della domanda nel segmento luxury di piccola taglia.
Il nodo che resta aperto per il titolo
Il paradosso di Fincantieri nel 2026 è la distanza tra i fondamentali commerciali e l’andamento in Borsa.
Il gruppo ha rivisto al rialzo la guidance dopo il primo trimestre. I ricavi attesi sono tra 9,3 e 9,4 miliardi. L’EBITDA è atteso tra 700 e 710 milioni, l’utile netto tra 140 e 180 milioni. La posizione finanziaria netta rettificata è scesa e il rapporto tra debito ed EBITDA si è ridotto.
Il titolo, nonostante questo, viaggiava a metà agosto sotto i livelli di inizio anno, con una capitalizzazione intorno ai 4,6 miliardi di euro.
Per chi guarda al comparto la domanda operativa è una sola. Quanto di questo portafoglio ordini record si tradurrà in marginalità e in cassa, e in quali esercizi.
Avvertenza. Questo articolo ha finalità informative e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. I dati di bilancio e di mercato citati si riferiscono alle date indicate e sono soggetti a variazione.
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