“La Calabria è bellissima, ma con la sola bellezza non si costruisce un futuro”. È questo il punto centrale dell’intervento di Antonello Cariglino, presidente del circolo di Azione a Lamezia Terme, che interviene dopo le recenti dichiarazioni dell’artista Jovanotti sulla bellezza della regione, diventate occasione di dibattito politico. Secondo Cariglino, il rischio è trasformare i complimenti ricevuti da chi visita la Calabria in una sorta di certificazione del modello di sviluppo regionale, senza però affrontare le criticità strutturali che continuano a caratterizzare il territorio.
“In questi giorni Jovanotti è venuto in Calabria per un concerto. E come quasi tutti gli artisti che passano da queste parti, non ha potuto fare a meno di celebrare la bellezza della nostra terra: il mare, i paesaggi, l’atmosfera. Puntuale, una certa politica locale si è affrettata a cavalcare la dichiarazione, sbandierandola come se fosse un endorsement, un titolo di merito da intestarsi. Ecco, è proprio da qui che bisogna partire per capire cosa non funziona”, afferma Cariglino.
Per il presidente di Azione Lamezia, la questione non riguarda il valore del patrimonio naturale e paesaggistico calabrese, ma la distanza tra l’immagine raccontata e le condizioni concrete in cui vivono cittadini e famiglie. “Che la Calabria sia bellissima lo sappiamo benissimo, non serve che ce lo confermi un artista di passaggio. Il punto è un altro, ed è tanto semplice quanto scomodo: con la sola bellezza non si mangia. Non si costruisce un futuro, non si trattiene chi è nato qui, non si dà un lavoro a chi lo cerca”. Cariglino invita gli artisti che raccontano la Calabria attraverso la loro esperienza temporanea a confrontarsi anche con la quotidianità di chi vive stabilmente sul territorio.
“Vorrei invitare questi artisti, con tutto il rispetto, a venire a vivere in Calabria — non a passarci una sera di concerto — con le loro famiglie. Solo così potrebbero rendersi conto di cosa significhi abitare un territorio non infrastrutturato, dove mancano i servizi essenziali. Un conto è ammirare un tramonto dal palco, un altro è portare un figlio a scuola, aspettare un treno che non arriva, cercare una cura che altrove è normale amministrazione”.
Scuola e risultati Invalsi: il divario che racconta le difficoltà della Calabria
Tra gli aspetti indicati da Cariglino come prioritari c’è quello dell’istruzione. Secondo il presidente del circolo di Azione, i dati sulla preparazione degli studenti rappresentano un indicatore fondamentale dello stato del sistema regionale. “C’è un dato che dovrebbe far riflettere più di ogni panorama: i risultati delle prove INVALSI in Calabria restano tra i più bassi d’Italia, e i diplomati calabresi mostrano livelli di preparazione più deboli rispetto ai coetanei delle altre regioni, soprattutto in matematica. Questo non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori: è la fotografia di un sistema che non garantisce a un ragazzo calabrese le stesse possibilità di partenza di un ragazzo lombardo o veneto. È diseguaglianza pura, e si misura in numeri, non in opinioni”.
Cariglino collega questi dati a una riflessione più ampia sul rapporto tra valutazione scolastica e competenze effettivamente acquisite dagli studenti. “Ma c’è un secondo dato, ancora più inquietante, che va messo accanto al primo — perché è quello che svela davvero le storture del sistema. Alla maturità 2026 la Calabria è arrivata prima in Italia, a pari merito con la Puglia, per percentuale di lodi: il 6,1% dei maturandi, contro appena l’1% della Lombardia. Sommando lodi e semplici 100, in Calabria il massimo dei voti lo ha preso il 16% dei diplomati — quasi uno studente su sei, in alcune rilevazioni addirittura uno su cinque — contro il 2,8% della Lombardia”.
“Gli stessi ragazzi che alle prove INVALSI dello stesso anno — standardizzate, corrette centralmente, uguali per tutti — hanno fatto registrare tra i risultati più bassi del Paese (al Sud solo il 36% raggiunge la sufficienza in matematica, contro oltre il 60% del Nord), arrivano alla maturità con i voti più alti d’Italia, assegnati in buona parte dagli stessi insegnanti che li hanno seguito per tre anni”.
Secondo Cariglino, questa differenza tra valutazioni scolastiche e prove standardizzate dovrebbe aprire una riflessione sul sistema di valutazione. “Questo cortocircuito non può essere liquidato come un caso. O gli insegnanti calabresi riescono, nell’ultimo anno, a fare miracoli che nessun test nazionale riesce a certificare — ipotesi poco credibile — oppure una parte del corpo docente, e soprattutto delle commissioni che assegnano i voti finali, sceglie sistematicamente l’indulgenza: voti gonfiati che non fotografano le competenze reali, ma che fanno comodo a tutti nel breve periodo — alla scuola, che si presenta bene con le famiglie; ai docenti, che evitano frizioni; ai ragazzi, che si illudono di essere pronti”.
“Il conto, però, lo pagano dopo: all’università, nei test d’ingresso, nel mondo del lavoro, quando quel 100 e lode si scontra con una preparazione che non c’è. Non è un problema di pigrizia dei ragazzi calabresi. È un problema di sistema, che coinvolge anche chi dovrebbe valutare con onestà e invece preferisce la scorciatoia del voto alto. Ed è un’altra faccia della stessa medaglia di cui parlavo: una regione che si accontenta delle apparenze — i complimenti degli artisti, i voti gonfiati in pagella — invece di misurarsi con la sostanza”.
Un’economia che, secondo Cariglino, deve liberarsi dalla dipendenza dalla politica
Nel suo intervento, il presidente del circolo di Azione Lamezia Terme affronta anche il tema del sistema economico regionale, sostenendo che una delle principali difficoltà della Calabria sia la costruzione di un mercato realmente competitivo, fondato su innovazione, capacità imprenditoriale e merito. “E qui arriva il nodo più duro: le imprese che funzionano davvero, in troppi casi, sono quelle che hanno in qualche modo un rapporto privilegiato con la pubblica amministrazione. Non il merito, non l’innovazione, non la capacità di competere sul mercato — ma la vicinanza al potere. È un modello che scoraggia chi vorrebbe investire pulito e premia chi sa muoversi nei corridoi giusti”, afferma Cariglino.
Un altro punto centrale dell’analisi riguarda il sistema aeroportuale calabrese e la crescita dei passeggeri registrata negli ultimi anni. Cariglino riconosce il valore dell’aumento dei collegamenti, ma contesta l’idea che il dato numerico possa essere considerato da solo una misura dello sviluppo. “C’è un altro dato che viene sbandierato come segno di sviluppo: la crescita record dei passeggeri negli aeroporti calabresi grazie a Ryanair — 3,2 milioni l’anno, +14%, decine di nuove rotte. Anche qui, però, basta guardare dietro il numero per capire che si tratta dello stesso schema: un risultato di facciata che nasconde l’assenza di una vera strategia di lungo periodo”.
Secondo Cariglino, il tema riguarda soprattutto il rapporto tra incentivi pubblici e capacità del territorio di generare crescita autonoma. “Quella crescita non nasce dal mercato: nasce da centinaia di milioni di euro di soldi pubblici. Solo nel triennio 2024-2026 la Regione ha versato a Ryanair oltre 21 milioni di euro in campagne di co-marketing, a cui si sommano oltre 14 milioni di euro l’anno di incentivi alle rotte tramite SACAL, dentro un regime autorizzato dalla Commissione Europea che può arrivare fino a oltre 37 milioni di euro in tre anni”.
“Secondo gli osservatori del settore, l’intera impalcatura della crescita aeroportuale calabrese poggia su un piano di finanziamenti pubblici che supera abbondantemente i 100 milioni di euro in tre anni. E la cifra esatta versata finora non è nemmeno del tutto trasparente: un consigliere regionale ha dovuto presentare un’interrogazione formale per chiedere al presidente della Regione a quanto ammonti davvero il totale erogato”.
Per Cariglino, il problema non sarebbe rappresentato dalla scelta di sostenere il trasporto aereo, ma dalla mancanza di una visione strutturale capace di trasformare questi investimenti in sviluppo permanente. “Il problema non è aver attratto una compagnia aerea — è legittimo e persino intelligente, se fatto bene. Il problema è che questo modello ha tre difetti che lo rendono l’ennesimo esempio di sviluppo comprato e non costruito.
- Primo: è sviluppo che dipende interamente dal sussidio, non dal territorio. Gli stessi accordi scadono nel 2027, e senza un rinnovo il rischio, segnalato apertamente in Consiglio regionale, è che i voli si spostino altrove, lasciando la Calabria di nuovo isolata e vanificando decine di milioni spesi».
- Secondo: nonostante tutti questi soldi pubblici, i calabresi continuano a pagare il caro-voli, soprattutto quando tornano a casa per le feste, senza che siano mai stati introdotti tetti tariffari a tutela dei residenti».
- Terzo: non c’è alcuna programmazione per il dopo — nessuna clausola che vincoli l’investimento a ricadute strutturali durature sul territorio”.
La conclusione del ragionamento è una critica al rischio di una crescita basata soltanto sui numeri degli arrivi e non sulla trasformazione del territorio. “È lo stesso film di sempre: si festeggia il dato di crescita, si intestano meriti politici, ma non si costruisce nulla che regga senza il sostegno pubblico permanente. Un aeroporto pieno di turisti in transito non è sviluppo, se il territorio che quei turisti attraversano resta com’era prima: senza infrastrutture, senza servizi, senza un’economia capace di camminare sulle proprie gambe”.
Concerti, grandi eventi e immagine turistica: “Quaranta giorni di palco, trecentoventicinque di silenzio”
Cariglino sposta poi l’attenzione sul tema della promozione turistica e delle risorse pubbliche destinate agli eventi, sostenendo che il racconto della Calabria rischi di concentrarsi troppo sull’immagine estiva e poco sulla costruzione di condizioni strutturali. “E infine il capitolo più amaro, quello da cui siamo partiti: i soldi che la Regione mette sul piatto proprio per costruire l’immagine da cartolina che poi gli artisti, puntualmente, ci restituiscono in forma di complimento. Solo tra i principali bandi regionali attivi nel 2026 — eventi turistici, “Agorà Calabria”, grandi eventi sportivi — si superano i 12-13 milioni di euro l’anno di fondi pubblici destinati a spettacoli, concerti e manifestazioni”.
“E non è un dettaglio: tra le spese esplicitamente ammesse a contributo, i bandi elencano proprio il cachet degli artisti, oltre a viaggio, vitto e alloggio del personale artistico. In più, gli stessi bandi impongono l’obbligo di brandizzare la comunicazione con lo slogan “Calabria Straordinaria” — cioè la Regione paga anche per il racconto patinato, non solo per il palco”.
Eventi e promozione, il nodo delle ricadute sul territorio
Secondo Antonello Cariglino, il tema non riguarda la scelta di investire in cultura e spettacoli, ma la necessità di valutare quanto queste iniziative riescano realmente a produrre benefici permanenti per la comunità calabrese. “Non c’è nulla di scandaloso, di per sé, nel finanziare cultura e turismo. Il problema è la proporzione e la sostanza. Per quaranta giorni all’anno, tra luglio e agosto, la Calabria diventa una scenografia perfetta: piazze piene, lungomare illuminati, cachet pagati, tour operator soddisfatti, e un artista di passaggio che, giustamente ricompensato, ci ricorda quanto siamo belli”.
“Poi, per i restanti trecentoventicinque giorni, resta il deserto di sempre: le stesse strade dissestate, gli stessi ospedali in affanno, gli stessi ragazzi che a settembre tornano a studiare in scuole che non funzionano, gli stessi treni che non arrivano. Siamo bravi tutti a tessere le lodi di un territorio quando veniamo pagati profumatamente per farlo. Il punto è che una regione non si costruisce sui complimenti di agosto: si costruisce sugli investimenti di gennaio, quelli che nessuno applaude perché non fanno rumore, non riempiono un lungomare e non producono un post sui social — ma sono gli unici che restano quando il palco viene smontato”.
Sanità, Cariglino: “Non bastano le strutture se mancano medici e servizi”
Il presidente del circolo di Azione Lamezia dedica poi un passaggio alla sanità regionale, indicandola come uno degli ambiti nei quali la distanza tra annunci e realtà sarebbe più evidente, perché direttamente collegata alla vita quotidiana dei cittadini. “E poi c’è la sanità — dice ancora il presidente di Azione Lamezia — che di tutti gli esempi è forse il più crudele, perché qui non si parla di voti gonfiati o di passeggeri in transito: si parla di persone che si ammalano. Anche qui il copione è identico: si inaugura, si taglia il nastro, si fotografa l’opera compiuta — ma la struttura fisica non basta a garantire una cura».
“La Corte dei Conti, nella relazione sul bilancio 2025, ha fatto un conto impietoso: delle 61 Case della Comunità previste dal PNRR in Calabria, solo due risultano davvero funzionanti, entrambe nel Reggino, con appena un servizio realmente attivo. Il risultato è che il 17% dei calabresi ha smesso di curarsi del tutto, e chi vive nell’entroterra, quando si ammala, si trova davanti solo due strade: una lista d’attesa interminabile oppure un “viaggio della speranza” verso un’altra regione. Quella migrazione sanitaria costa alla Calabria 329 milioni di euro l’anno, in costante crescita — soldi calabresi che finiscono a pagare stipendi e reparti altrove, mentre le famiglie si indebitano per farsi visitare”.
Cariglino richiama anche il tema dell’attuazione del PNRR sanitario e della necessità di garantire personale adeguato per rendere realmente operative le strutture previste. “Un monitoraggio ufficiale sul PNRR sanitario, pubblicato a maggio 2026, ha certificato la stessa distanza tra carta e realtà: aumentano i pagamenti, aumentano i contratti firmati, ma nessuna struttura risulta ancora davvero operativa. Anche dentro le forze politiche che sostengono la Giunta regionale c’è chi lancia l’allarme: senza un piano serio di assunzioni, Case e Ospedali di Comunità rischiano di diventare — è l’espressione usata da un consigliere regionale — delle “cattedrali nel deserto”: involucri vuoti, senza personale per erogare i servizi per cui sono stati costruiti».
“Un caso emblematico è quello del nuovo Ospedale della Sibaritide, a Corigliano-Rossano: quasi completato nel cemento, ma bloccato da mancanze infrastrutturali di base — fognature, rete idrica, viabilità d’accesso — con il concreto rischio di restare una scatola vuota, imponente e inutile. E anche dove gli ospedali funzionano da anni, il personale manca in modo strutturale: in molti Pronto Soccorso calabresi oltre la metà dei turni è coperta da medici “gettonisti”, pagati a chiamata, mentre chi lavora stabilmente nel pubblico è sempre più vicino al burnout e alla fuga verso il privato o altre regioni”.
La riflessione finale riguarda il rapporto tra infrastrutture e servizi effettivamente disponibili per i cittadini. “Costruire un ospedale, un’aula, una pista d’atterraggio non è, di per sé, sviluppo. Lo diventa solo se dentro quelle mura ci sono le persone — medici, infermieri, insegnanti — messe nelle condizioni di lavorare. Altrimenti resta solo un’altra fotografia buona per un comunicato stampa, mentre chi ha bisogno di una cura continua, come sempre, a doversela andare a cercare altrove”.
“Il vero divario è tra ciò che viene raccontato e ciò che accade davvero”
Nell’ultima parte del suo intervento Cariglino concentra la critica sul rapporto tra comunicazione istituzionale e risultati concreti, sostenendo che il rischio sia quello di creare una distanza sempre maggiore tra percezione e realtà. “C’è un ultimo punto — puntualizza Cariglino — forse il più urgente di tutti, ed è quello da cui bisogna far ripartire il ragionamento dei cittadini: oggi il divario più pericoloso non è solo quello tra Nord e Sud, o tra promesse e fatti. È il divario tra quello che viene raccontato ogni giorno, con grande abilità comunicativa, e quello che davvero accade sul territorio”.
“Lo abbiamo visto in ogni singolo esempio di questo articolo. I voti di maturità più alti d’Italia raccontano un successo scolastico che gli INVALSI smentiscono. I 3,2 milioni di passeggeri raccontano un aeroporto in crescita, ma nascondono che quella crescita vive di sussidi pubblici e rischia di sgonfiarsi nel 2027. I cachet pagati agli artisti comprano quaranta giorni di elogi patinati, mentre il resto dell’anno resta il deserto di sempre. Gli ospedali inaugurati e fotografati raccontano un sistema sanitario che si rinnova, mentre la Corte dei Conti certifica che quasi nessuna di quelle strutture è davvero operativa”.
“In ognuno di questi casi, chi comunica bene ha vinto sulla realtà. E questo è un problema serio, forse più grave della cattiva amministrazione in sé, perché rende la cattiva amministrazione invisibile, la maschera, la rende impossibile da contestare finché non la si vive sulla propria pelle — in un pronto soccorso, in una lista d’attesa, in un ragazzo che arriva impreparato all’università. La comunicazione istituzionale, oggi, sta facendo lo stesso identico danno che faceva la vecchia retorica vuota: distrae, addormenta, convince che tutto stia andando bene mentre i problemi reali restano irrisolti”.
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Consolato Cicciù
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