Roma, 26 agosto 2026 – Lieve frenata, anche se la macchina dei rincari continua a tirare all’insù. In base agli ultimi dati rilevati dall‘Osservatorio sui prezzi dei carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), oggi, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,017 euro-litro per la benzina (2 centesimi in più di ieri) e 2,137 euro-litro per il gasolio (un centesimo di rincaro). Sulla rete autostradale il prezzo medio self sale di un centesimo: è di 2,092 euro-litro per la benzina e 2,208 euro-litro per il gasolio.
La partita dei carburanti sarà sul tavolo del Cdm in programma oggi alle 18. Scontata la proroga del taglio alle accise che, nei piani, dovrebbe durare solo pochi giorni, probabilmente fino ai primi di settembre. Si cerca una soluzione strutturale che potrebbe tradursi in un contributo alle fasce più deboli. Lo schema resta da definire, qualche dettaglio dovrebbe uscire dal vertice del tardo pomeriggio. Continua, nel frattempo, il pressing sulla Ue affinché intervenga con una tassa sugli extra-profitti di compagnie petrolifere ed energetiche. Un compromesso che serve a evitare una misura nazionale e a tenere così unite le anime della maggioranza, dove divergono le strategie su come affrontare il caro energia.
Antonio Tajani in tribuna allo Stirpe durante Frosinone-Juventus (Ansa)
Tajani “contrarissimo” a tassare gli extra-profitti
Anche oggi il vicepremier Antonio Tajani si è detto “contrarissimo” a una tassa nazionale sugli extra-profitti. “Credo che si possa lavorare anche discutendo e confrontandoci con il mondo industriale, soprattutto nel settore degli idrocarburi”, le sue parole arrivando al Meeting di Rimini. “Io sono contrarissimo a qualsiasi ipotesi di extra-profitto, di tasse. Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria. Un confronto, un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni”, ha aggiunto. “Deve esserci un confronto concordato in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore. Ma non voglio sentire la parola extra profitto, che mi sa molto di Unione Sovietica”.
I calcoli di Confesercenti
Nel frattempo, Confesercenti ha dato forma e numeri a quanto è costato agli italiani fare il pieno quest’estate. Circa 1,8 miliardi in più rispetto a luglio ed agosto dello scorso anno, secondo la stima dell’Ufficio economico dell’associazione. Un aggravio che ha pesato sui bilanci delle famiglie proprio nei due mesi centrali delle vacanze, incidendo sulla mobilità e sui consumi turistici.
Basandosi sui dati del Mimit, Confesercenti ha calcolato che, nel complesso, a luglio e agosto 2026 gli automobilisti hanno sostenuto una spesa per i rifornimenti superiore del 21% rispetto agli stessi mesi del 2025.
Quando la benzina costava 1,7 euro al litro (un anno fa)
“Il confronto con un anno fa dà la misura dell’aumento. Nell’estate 2025 la benzina si attestava intorno a 1,70 euro al litro e il gasolio a 1,63 euro. Ad agosto 2026 la media viaggia invece intorno ai 2 euro per la benzina e oltre questa soglia per il diesel. La rilevazione MIMIT del 23 agosto, sulla rete stradale in modalità self, indicava 2,010 euro al litro per la benzina e 2,130 per il gasolio. Numeri, fra l’altro, già superati negli ultimi 3 giorni. Tradotto in un pieno da 50 litri, significa circa 14 euro in più rispetto a un anno fa per un’auto a benzina e oltre 20 euro in più per una diesel – si legge in una nota -. L’accelerazione si è concentrata in poche settimane. Dal 4 luglio, con la scadenza del precedente intervento sulle accise, i prezzi alla pompa hanno ripreso a crescere proprio mentre la rottura della tregua tra Iran e Stati Uniti riportava lo Stretto di Hormuz al centro delle tensioni internazionali sul greggio. Da allora la benzina è aumentata del 10,8% e il gasolio del 12,4%, senza che le successive oscillazioni abbiano prodotto una reale inversione di tendenza. Il solo effetto di questa risalita vale circa 780 milioni di euro nei due mesi”.
Un distributore di gasolio a Torino, foto generica
L’impatto del taglio delle accise
Senza l’intervento pubblico, il conto per gli automobilisti sarebbe stato ancora più pesante. Nei soli mesi di luglio e agosto, il taglio delle accise ha ridotto la spesa per i rifornimenti di circa 300 milioni di euro. Un beneficio concentrato soprattutto sul gasolio: per buona parte di luglio, infatti, la riduzione non e’ stata operativa e, quando e’ stata reintrodotta dal 28 luglio, ha riguardato soltanto il diesel, con uno sconto di 17 centesimi al litro. In assenza del provvedimento, un pieno da 50 litri sarebbe costato circa 8,50 euro in più. La benzina, invece, dall’inizio di luglio non è mai rientrata nel perimetro dell’intervento.
“Serve un intervento mirato e strutturale”
In assenza di nuove risorse per la proroga, i 17 centesimi tornerebbero quindi a gravare interamente sul prezzo alla pompa proprio nel pieno del controesodo e alla vigilia di settembre, mese in cui sono attesi almeno 15 milioni di turisti e che continua a rappresentare una fase importante della stagione. “Il caro carburanti non può più essere affrontato con provvedimenti di breve durata e a efficacia limitata – commenta il presidente di Confesercenti Nico Gronchi -. Il protrarsi delle tensioni internazionali, e quindi di una fase di elevata volatilità dei prezzi energetici, non può purtroppo essere escluso. I livelli raggiunti oggi alla pompa da benzina e gasolio rischiano già di penalizzare la stagione turistica di settembre e, soprattutto, di trasferirsi sull’intera economia, alimentando nuove pressioni inflazionistiche – un fronte cui fare particolare attenzione questo autunno. Per questo serve un intervento mirato e strutturale sulla fiscalità di carburanti ed energia, capace di attenuare gli shock e di evitare che i rincari si propaghino a catena su imprese, famiglie e consumi”.
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