Minacce e segnali controversi da Mosca preoccupano la Nato ma soprattutto il Regno Unito accusato di prendere parte direttamente alla guerra a fianco dell’Ucraina dopo che nei giorni scorsi il neo premier Andy Burnham ha scelto di fare il primo viaggio all’estero a Kiev e dopo che l’Inghilterra ha annunciato di voler concedere attraverso una società europea all’Ucraina gli elementi necessari per la realizzazione di missili da crociera Storm Shadow all’interno del Paese, utili a raggiungere obiettivi russi in profondità.
L’Inghilterra ha alzato la soglia di allarme perché Mosca attraverso la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, sguardo dolce e parole di fuoco, ha annunciato che le basi inglesi sparse nel mondo potrebbero diventare obiettivi da colpire anche se subito dopo Mosca ha dichiarato di non avere in programma escalation militari.
Un Tornado della Royal Air Force (RAF) britannica in fase di atterraggio alla base di Akrotiri, a Cipro (Epa)
Ipotesi in realtà improbabile ma che sul piano politico e militare ha fatto alzare il livello di allarme perfino con consigli alla popolazione. Ciò nonostante il capo della Cia John Radcliffe si sia recato in missione a Mosca dal leader del servizio segreto estero avvertendolo di non attaccare obiettivi Nato, mentre lo stesso Donald Trump ha assicurato che non succederà dopo aver parlato con Putin. “Russia e Iran sono minacce per l’Europa. La pace in Ucraina non può nascere dalla resa, ma da una deterrenza credibile. L’Italia sta facendo bene nella Nato, ma la nuova fase della sicurezza europea richiede ulteriori sforzi”. È il messaggio dell’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, diffuso in una intervista al Foglio.
Un intervento espresso in una fase delicata per l’Alleanza Atlantica, tra guerra in Ucraina, pressione russa sul fianco orientale, minacce ibride, ruolo crescente dell’Iran e necessità per gli europei di assumersi maggiori responsabilità nella difesa comune. In tutte le basi del Regno Unito nel frattempo è stata elevata la soglia di difesa e di attenzione. La base britannica più esposta è quella di Akrotiri, a Cipro, già colpita da un drone iraniano nel marzo scorso. In teoria risultano nel mirino anche il presidio navale a Gibilterra o il distaccamento di Tapa, in Estonia, dove 900 militari britannici si alternano stabilmente con francesi ed estoni.
In Polonia e Romania il Regno Unito fornisce personale e caccia della Royal Air Force per missioni di sorveglianza e deterrenza. I media di Londra sono in effervescenza: da giorni fanno ipotesi su dove potrebbe colpire lo zar Putin, anche se in realtà al quartier generale della Nato tendono ad escludere un’offensiva aperta contro una potenza nucleare come il Regno Unito. Ma gli attacchi potrebbero essere realizzati non con missili ma con elementi di guerra ibrida come raid informatici, sabotaggi, incursioni terroristiche, droni spia.
È il reality della guerra di oggi. I russi tuttavia dispongono di vettori Kh-101, missili da crociera stealth subsonici che possono essere lanciati da bombardieri strategici come i Tu-95 e Tu-160, con una gittata di migliaia di chilometri: è uno dei vettori chiave di Mosca per colpire obiettivi a grande distanza. Poi il Kalibr, missile da crociera subsonico di cui sono dotati navi o sottomarini principalmente dislocati nel Mar Nero, in grado di viaggiare per migliaia di chilometri verso bersagli terrestri e navali.
Tra i vettori balistici a medio raggio Mosca dispone anche del micidiale Ch-47M2 Kinžal che viaggia a velocità elevatissime e per questo difficile da intercettare. Oggi Londra mantiene una presenza militare ridotta in Germania con il Sennelager Training Centre (Paderborn) per esercitazioni con veicoli corazzati, l’Ayrshire Barracks (Mönchengladbach), deposito di veicoli militari sempre pronti al dispiegamento e un deposito di munizioni.
Fairford è una delle due basi – l’altra è quella di Diego Garcia, nell’Oceano Indiano – che il Regno Unito ha autorizzato gli Stati Uniti a utilizzare per “specifiche operazioni difensive contro l’Iran” (Afp)
Nel Mediterraneo e in Medio Oriente le basi inglesi sono fondamentali. Ad Akrotiri e Dhekelia, nell’isola di Cipro, i due siti britannici (sul 3% del territorio) coprono le operazioni nel Mediterraneo orientale e in Medio Oriente e rappresentano uno dei più duraturi e controversi lasciti del periodo post coloniale europeo malvisti dalla vicina Turchia, ma considerati il ponte tra Europa e Medio Oriente. Gibilterra è una fortezza strategica all’imbocco del Mediterraneo dove sono operative strutture navali e di intelligence, nel Golfo Persico e Mar Rosso la presenza si basa su accordi con l’Oman e l’Arabia Saudita che servono per la sicurezza delle rotte marittime.
Poi c’è l’area strategica dell’Oceano Indiano e dell’Asia-Pacifico. Diego Garcia (Territorio britannico dell’Oceano Indiano) è un’isola strategica già dalla Guerra fredda che ospita una grande base militare e aeronavale condivisa con gli Stati Uniti, in Brunei è installata una massiccia presenza di truppe di terra per l’addestramento alla guerra nella giungla, di cui fanno parte i mitici reparti dei Royal Gurkha Rifle. Altre basi sono dislocate in Kenya e Belize, nel continente africano, ma anche in Canada e nelle Isole Falkland. Ma l’asse strategico britannico è radicato soprattutto nel mondo atlantico, retaggio ed eredità del defunto impero globale di Sua Maestà che si spingeva fino in India.
In Europa durante l’era della Cortina di ferro la Germania ovest ha ospitato storicamente i baluardi inglesi per contrastare le forze del patto di Varsavia protette dal British Army of the Rhine (Baor) e dalla Royal Air Force Germany (RAFG), con ulteriori presidi chiave a Berlino e nel Mediterraneo. Il Baor, forte di oltre 55mila uomini, era concentrato soprattutto nell’area Renania settentrionale – Westfalia con quartier generale a Bad Oeynhausen e poi a Rheindahlen. Questa presenza venne poi in parte smantellata tra gli anni Novanta e il Duemila col superamento della Guerra fredda. Gli assetti aerei erano concentrati a Laarbruch, Brüggen, Wildenrath e Gutersloh, equipaggiati anche con compiti di allerta nucleare rapida. A Berlino ovest, inoltre, erano stanziati 3mila militari britannici e una struttura di intelligence come forza di deterrenza e controllo.
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