Nell’ostello solidale Casa Peroni, una luce di inclusione e turismo lento lungo il Po


La quiete di una calda mattina d’estate nella piazza di Castelnuovo Bocca d’Adda (Lodi), dove l’Adda sfocia nel Po, è rotta da un gruppo di una ventina di cicloturisti in abbigliamento sportivo che si ferma sul sagrato: sono arrivati qui per vedere Casa Peroni, l’ostello solidale costruito proprio a fianco alla chiesa nel vecchio oratorio e che da pochi mesi ospita cicloturisti e turisti da tutto il mondo. 

Li ha guidati qui il sindaco Marcello Schiavi incontrandoli lungo la ciclovia VENTO, la ciclabile più lunga d’Italia (700 chilometri) in fase di completamento nel 2026, che costeggia il Po da Venezia a Torino. Diretti a Cremona, i turisti sono partiti da Novara fermandosi a visitare i paesi lungo il percorso. “Volevamo prenotare a Casa Peroni ma era tutto pieno. Riproveremo la prossima volta”.

L’ostello è aperto da marzo 2026 e ha già collezionato una serie di incontri speciali e più di 200 visitatori nei primi quattro mesi. Varcata la soglia si presenta come un edificio contemporaneo, essenziale. Al suo interno ricorda lo stile scandinavo, se non fosse per le grandi vetrate della sala comune che affacciano sulla chiesa di mattoni rossi del 1100. I mobili d’epoca ridipinti di blu e arancione in contrasto con le pareti verdi si alternano con un arredo più moderno. 

Il sindaco Schiavi, a sinistra, racconta la storia del progetto a un gruppo di ciclisti. A pochi chilometri da qui la ciclovia porta al punto d’incontro tra l’Adda e il Po © Marta Travaglini

All’ingresso la mappa della ciclovia e alcune rastrelliere per le bici segnalano che questo è un punto di passaggio per i cicloturisti. Il luogo può ospitare fino a sette persone in una stanza condivisa con bagno in comune e altre cinque nelle due camere private.

Non è però una semplice struttura ricettiva né è stata pensata con finalità puramente commerciali. È infatti il risultato del progetto del Politecnico di Milano “Borghilenti”, pensato nel 2022 e finanziato con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che nasce dall’idea di “costruire degli ostelli solidali a fianco alle ciclabili, ai sentieri, e ai grandi cammini come la VENTO”, spiega Paolo Pileri, docente di Pianificazione territoriale ambientale al Politecnico e responsabile scientifico di Borghilenti e di VENTO (editorialista e autore di Altreconomia). Unendo turismo lento, inclusione sociale e recupero di spazi in disuso, l’ostello di Castelnuovo si inserisce nel solco tracciato da “Capanna Twin” (Trekking walking and cycling for inclusion), un bivacco solidale realizzato sul passo della Cisa.

Le rastrelliere per le bici all’ingresso dell’ostello © Marta Travaglini

Dal 2025 la gestione di Casa Peroni è affidata alla Cooperativa Amicizia di Codogno (LO) che porta avanti un percorso di inclusione lavorativa per giovani adulti con fragilità. Cinque gruppi tra i quattro e i sette ragazzi accompagnati dagli educatori si alternano nell’arco della settimana lavorativa occupandosi di pulire, riordinare le stanze e accogliere i visitatori. Ognuno di loro è definito “custode” di una virtù come l’autenticità, la quotidianità, l’esplorazione.

La ristrutturazione, l’arredo e l’avvio di Casa Peroni sono costati circa 1,6 milioni di euro, finanziati tramite i fondi del Pnrr per l’attrattività dei borghi © Marta Travaglini

“È un’operazione fuori dalle logiche del mercato, nel senso che non segue l’ossessione del ritorno economico -continua Pileri-. La parola turismo evoca sempre soldi. Invece quello che noi abbiamo provato a fare è immaginare un’attività economicamente sostenibile ma il cui vero valore sta nel vantaggio sociale e ambientale, rispondendo piuttosto alle regole della progettazione della finanza pubblica. Se lo Stato vuole risolvere alcune condizioni di fragilità deve investire in questi progetti perché il mercato non risolve queste cose da solo”.

Monica Giorgis e Fabiano Cabrini, direttrice e operatore sociale della Cooperativa, hanno accolto la sfida di gestire l’ostello accompagnando i ragazzi nel lavoro di oste. Seduti al tavolo della sala comune, mentre gli ospiti sono usciti in bicicletta, ripercorrono i mesi appena vissuti. 

“All’inizio avevamo paura che non funzionasse poiché trattandosi di un lavoro a contatto con i clienti viene richiesta anche una qualità che non era mai stata necessaria finora: non basta fare il letto, bisogna farlo bene. E questo ha portato i ragazzi a imparare qualcosa di nuovo. Ma quello che non ci aspettavamo era di avere una crescita personale anche noi operatori, oltre a quella dei ragazzi, grazie agli incontri continui che facciamo. Da quella porta entrano storie diverse, dalle più buffe alle più commoventi. Di recente è venuta una signora, Marta, partita per la prima volta in un viaggio da sola appena due giorni dopo aver ricevuto una notizia difficile sulla sua salute. Aveva una passione incredibile che mi ha travolta e siamo rimaste in contatto ancora oggi”.

Monica Giorgis e Fabiano Cabrini, castelnovesi, della Cooperativa Amicizia passeggiano nella campagna di Castelnuovo Bocca d’Adda © Marta Travaglini

“Le persone si affezionano a questo luogo e alla sua missione. È unico nel suo genere. Spesso ci dicono che è un posto ‘bello’, nel senso estetico ma anche perché restituisce emozioni”, aggiunge Cabrini. 

L’unicità di Casa Peroni sta anche nella sua collocazione. Nasce in un borgo di 1.500 abitanti nella campagna alla foce dell’Adda, lontano dalle grandi città e custode di uno stile di vita semplice ma vero. Il progetto prevede che la struttura sia in continuo dialogo e scambio con il territorio che lo accoglie. Per questo motivo l’ostello non serve la colazione ma offre ad ogni ospite un buono da spendere nei ristoranti e bar locali in modo da non entrare in competizione e anzi illuminare le attività già esistenti. 

A loro volta gli abitanti di Castelnuovo Bocca d’Adda hanno contribuito al progetto donando i mobili presenti nel dormitorio come sedie, tavoli, quadri e credenze in legno poi restaurati sotto la direzione artistica della designer d’interni Paola Savoldi insieme agli artigiani locali.

Il sindaco Schiavi e il consigliere per lo Sport Roberto Ferrari sulla ciclovia VENTO © Marta Travaglini

La presenza di un ostello solidale vuol dare una spinta alla ripartenza del paese, che l’amministrazione comunale ha avviato con la riqualificazione di altri spazi abbandonati come il teatro e la chiesa sconsacrata di Santo Stefano -adibita ad area espositiva-.

L’infopoint, realizzato come tassello complementare a Casa Peroni nel piano seminterrato della scuola elementare, all’imboccatura del percorso che conduce alla foce dell’Adda, racconta la fauna e la flora dell’area di questo tratto della ciclovia, un patrimonio esposto alle minacce ambientali legate agli interessi energetici delle industrie.

L’infopoint all’imbocco della VenTo ha ospitato, negli anni dei lavori dell’ostello, il team di progettisti. Oggi ospita un’esposizione sulla flora, la fauna e la storia del luogo © Marta Travaglini

Percorrendo da qui la ciclovia in mezzo ai campi e dentro al bosco che conduce all’incontro tra i due fiumi, Schiavi si ferma per indicare le sponde dell’Adda segnalando i fori in cui nidifica il martin pescatore. A pochi chilometri da qui, verso la pianura coltivata e le distese di mais, Alberto Uggetti contribuisce a modo suo alla ricchezza del territorio e porta avanti una piccola rivoluzione agraria. Rifiutandosi di sfruttare la sua terra con monocolture intensive e pesticidi, come la gran parte di chi gli sta intorno, ha costruito un pozzo da cui estrae acqua che alimenta da un lato vasche popolate da carpe e vongole d’acqua dolce, dall’altro un orto biologico che “rispetta i tempi della natura” e non è destinato alla vendita su larga scala.

Il desiderio di preservare questo posto emerge anche nelle parole di Virginia Cavenaghi, 32 anni, che dopo essersi trasferita qui tre anni fa per stare vicina al compagno ha “riscoperto la pace”. Volendo ridare qualcosa al luogo, ha raccontato in un podcastrealizzato in collaborazione con Borghilenti e distribuito tramite piccole targhette con Qr code per le vie del paese- la storia di questi luoghi, coinvolgendo ristoratori e abitanti, dapprima timidi e poi sempre più partecipi. 

Rientrato in paese il sindaco prende un caffè alla trattoria locale, di fronte a Casa Peroni. “L’ostello di Castelnuovo è l’esempio di come un progetto solidale come questo porti un beneficio sia sociale sia territoriale per i borghi adiacenti alla VENTO. Ha contribuito al benessere di ragazzi con fragilità ma anche all’economia locale”. 

“L’idea è che diventi un modello che dimostra la propria sostenibilità affinché anche altri Comuni lungo la rotta possano realizzarlo”. Tuttavia, aggiunge Schiavi, “è un progetto che viene facilmente politicizzato: è un peccato, perché porta inclusione sociale e vantaggi sani a tutto il territorio”. Ad oggi inoltre, spiega il sindaco, non esiste un ente centrale che promuova la ciclovia e le strutture ricettive collegate. 

A pranzo, qualche ora dopo, nella cascina di Giorgis la sua famiglia siede al tavolo, accogliendo anche chi scrive. Si mangiano le verdure del suo orto. È un gesto semplice ma racchiude tutto quello che Casa Peroni e Castelnuovo Bocca d’Adda sembrano voler dimostrare: che si può costruire, o ricostruire, qualcosa di collettivo partendo da poco, da un pasto condiviso, da un gesto di inclusione.

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