La casa di ringhiera e le cose che i killer non fanno, in genere (forse noir)


Francesco Recami avrebbe compiuto settanta anni lo scorso 20 luglio. Era nato nel 1956 a Firenze, è purtroppo scomparso il 9 ottobre 2025 sempre a Firenze, nemmeno un anno fa. Per tutta la vita è stato attratto dalla lettura e dalla scrittura, svolgendo vari lavori redazionali ed editoriali, cimentandosi dal 1991 con vari generi letterari per differenti editori, talora premiato. Dal 2006 per venti anni è diventato un autore di punta della casa editrice Sellerio; la sua serie più famosa e amata ha come protagonista un modesto edificio del primo Novecento abbastanza riconoscibile, la casa di ringhiera, curioso microcosmo, nel nostro caso con una ventina di inquilini (soli o in famiglia) affacciati su una corte rettangolare, i terrazzini dotati di ringhiere di ferro battuto. All’inizio aveva annunciato sei appositi romanzi in vario modo noir, effettivamente usciti uno per anno dal 2011 al 2016, poi ha “dovuto” proseguire con innumerevoli altri racconti e romanzi lì ambientati, pur continuando ad alternare altri generi, serie e ambientazioni. 

Nel giugno 2022 ha pubblicato un primo volume su un killer in pensione (coinvolto nelle alluvioni della zona di Treviso del 2016); ora da poche settimane è uscito postumo il seguito (attentato allo stesso killer in Vietnam fra fine 2019 e 2020).

Il microcosmo milanese della casa di ringhiera

Le case di ringhiera sono tipiche case popolari diffuse nei distretti operai del Nord (spesso dismessi), qualcuna ce n’è a Roma, nessuna a Firenze. A pianta rettangolare, ormai non hanno più veri e propri spazi comuni pur mantenendo gli ingressi sui ballatoi (visibili a tutti) e dunque facilitando scene di teatro condominiale. La “nostra” si trova a Milano in zona via Porpora, Casoretto – Re Raul (non lontano da Lambrate). Il personaggio chiave dell’ambientazione milanese è Amedeo Consonni, intorno a lui si scatenano misteri e segreti, più o meno legati alla criminalità. Si tratta di un pensionato di 66 anni (le prime sei avventure occupano un anno della sua vita), ex tappezziere, vedovo di Luigina (morta 8 anni prima), padre di Caterina (coniugata e separata), nonno del piccolo affezionato Enrico (da principio di 5 anni), collezionista di ritagli di cronaca nera, progressivamente fidanzato di Angela, coinquilini nell’edificio dove nel corso dei mesi avvengono continui strani oscuri avvenimenti, nei loro e in altri appartamenti. Nella sesta storia siamo in autunno e si celebra il funerale di Consonni, ma forse non è davvero morto.

Sono stati pubblicati, complessivamente, nove romanzi e quindici racconti della serie Consonni-ringhiera. Recami ha partecipato a tutte le raccolte tematiche che Sellerio ha promosso con scrittori di genere giallo noir della casa editrice, almeno una volta l’anno dal 2011 (Natale) e 2012 (Capodanno) al 2025 (animali). In quest’ultima, alla fine dello scorso anno, il racconto dell’autore s’intitola “Il corpo dilaniato della massaggiatrice cinese”, trovato ancora nella seriale casa milanese, con i vari inquilini, vecchi e nuovi, alle prese con l’omicidio di una leggiadra inquilina lavoratrice e con molti animali, forse un orso. I killer professionisti sono spesso capitati in discorso nel percorso sviluppato da Recami, finzione letteraria non ascrivibile unicamente a un genere. Lui stesso intitolò un gruppo di quattro romanzi come “commedie nere” (2017 – 2020), certamente l’autore ruota e scherza intorno al crime, noir e giallo compresi, spesso con incidere favolistico, umoristico e avventuroso, di frequente qualche ucciso, talora un’esagerazione mostruosa di morti e incubi.

“I killer non vanno in pensione”: la doppia vita di Walter Galati

Pochi anni fa Recami ha avviato, come accennato, una miniserie di due romanzi con i killer protagonisti. Il primo è: Francesco Recami, I killer non vanno in pensione, (Sellerio Palermo, 2022). Siamo a Treviso nell’aprile 2016. Piove da giorni (piovve davvero tanto a marzo). Nelle sue omelie parrocchiali, preparate meticolosamente al computer da dove poi le legge, il celebrante don Carlo Zanobin allude al rischio di Apocalisse, per i fiumi che stanno per traboccare e travolgere le operose città. Il lavoro presso la Direzione Provinciale dell’INPS sembra intanto scorrere tranquillo, con le solite dinamiche fra furbi e quieti, eleganti appariscenti e grigi marginali, chiacchiere e pettegolezzi su ogni aspetto pubblico e privato, meteorologico e sportivo, carrieristico e sessuale. Walter Galati risulta a tutti un modesto impiegato, preciso e subalterno, sfruttato dall’opportunismo di colleghi nullafacenti o corrotti; oltre che, a casa, sottomesso alle pretese della moglie Stefania (deve pure badare al cagnolino Fufi). 

In realtà, si tratta di una copertura impiegatizia per esercitare meglio la seconda redditizia professione di killer poliglotta di successo, irreprensibile e spietato. Lavora per l’Agenzia di Londra. Ha iniziato circa dieci anni prima, più o meno da quando si è sposato. Non fa carriera in ufficio e continua a prendere solo 1.450 euro al mese; poi riceve messaggi cifrati a una casella postale elettronica con incarichi di varia difficoltà, realizza omicidi di personaggi noti o sconosciuti, prende 400.000 dollari a contratto, ne ha già completati diciassette, è intenzionato a smettere e sparire. Gli arriva l’ordine di uccidere un vecchio a Procida, età nome foto modalità, c’è qualcosa che non gli torna, forse è l’occasione per fare fuori lui, ci potrebbe essere di mezzo un altro o altra killer contro, addirittura la mitica Colomba. La situazione si complica perché sta arrivando un’ispezione ministeriale, giustificata ma dirompente, sui suoi colleghi impiegati della Banda dei Quattro, i quali non possono che reagire con violenza, lui sospetta che la Colomba sia la collega Marta Coppo. Ne succederanno di tutti i colori, mentre il Sile straripa: equivoci misfatti crimini e omicidi a volontà.

L’irriverente divertente scrittore narra nel romanzo la doppia vita di alcuni di noi, in particolare quando sopravvengono elementi perturbatori. La narrazione (dieci parti) è in terza persona (quasi) fissa sul protagonista, modesto funzionario ed eccelso assassino. Dopo un avventuroso decennio vorrebbe andare in pensione (per età, non per bontà; ha poco più di quaranta anni; sul conto in Svizzera ci sono circa sette milioni di dollari) ma non è certo che sia previsto dalle regole dell’Agenzia. Lo svolgimento è ricco di riferimenti agli animali, soprattutto ai cani, non solo quelli del parallelo intreccio di efferate aggressioni; anche a molte altre famiglie e specie, tanto che quasi alla fine di ognuno dei dieci capitoli c’è un colto paragrafo scientifico in neretto sulle possibili contiguità evolutive di faine, iene, scimmie, scorpioni e altri con comportamenti umani come predazione in eccesso, infanticidio, movimento impazzito di fuga, violenza sessuale, cose così. Associazioni e movimenti in difesa degli animali hanno così un loro ruolo in tutte le vicende. 

Ora a luglio 2026 è uscito il seguito del romanzo del 2022: I killer non mangiano la pizza ai funghi, sempre per Sellerio PalermoSiamo nel novembre 2019 in un girotondo di luoghi: Roma, Treviso, Ancona, Vietnam e anche altrove. Quella sera in tv c’è l’esordio della terza stagione del programma Il gioco delle Moire, seguitissimo. Il complicato format prevede in collegamento a distanza da località ignote, con i volti pixelati, nove concorrenti. Nelle successive serate, in gruppi di tre e poi di due, sono chiamati a narrare vicende di vita vissuta, insistendo sul terribile destino personale; difficoltà, fatiche e dolori, pur senza arrivare all’oggi; via via vengono eliminati dalla giuria di esperti, dal pubblico e dalle Moire (Parche nella mitologia greca). Poi però rientra in campo il precedente protagonista: Walter Galati, killer poliglotta di successo, irreprensibile e spietato, si è salvato in Vietnam e i vari destini sono destinati a reincontrarsi. Con perdite. Ne succederanno di tutti i colori, per la seconda volta quasi quattro anni dopo. 

Il compianto Francesco Recami torna sui protagonisti del lungo avventuroso romanzo uscito nel 2022 (un po’ commedia, un po’ hard-boiled) con un testo nello stesso stile. Al centro restano Galati e la Colomba; lui il killer più stimato sulla faccia della terra, ora forse al termine della carriera lavorativa e sotto tiro; lei un personaggio infernale, di altissimo livello, crudele e spietato, temutissima e irraggiungibile. La narrazione in terza persona (dieci parti e una settantina di capitoli) alterna loro due, lei (che nessuno ha mai visto e nessuno sospetta chi davvero sia), e gli altri principali soggetti coinvolti. Innumerevoli morti, su commissione o in guerra, pure accidentali. 

Con questo libro postumo, Recami arriva alla fine della storia sui killer che non erano riusciti ad andare in pensione. Questa volta emerge che sono sconsigliatissimi (almeno per loro) la polenta concia, il pasticcio di maccheroni e soprattutto la pizza ai funghi, che possono essere trifolati o fritti, velenosi oppure avvelenati con veleni di provenienza fungina o no (da cui il titolo)! Nel primo romanzo compaiono i vini bianchi regionali, l’Amarone e la grappa; e l’ispettrice ha in testa solo canzoni come New Trolls e Loretta Goggi. Nel secondo tornano i vini, stavolta Chianti e Aglianico in Italia, Crémant e Chinon in Francia. C’è un ballo con Donna Summer, e a commentare alcune scene arriva Surfin’ Bird dei Trashmen, omaggio a Kubrick.




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