Successo dell’AfD, l’Europa al bivio


Il 6 settembre 2026 – domenica – rimarrà impresso nella storia tedesca ed europea come il giorno in cui il cosiddetto muro tagliafuoco contro l’estrema destra si è sgretolato. In Sassonia-Anhalt, l’AfD (Alternative für Deutschland) (nella foto Ansa) ha conquistato la vittoria elettorale regionale con il 43,8% dei voti. È facile archiviare tutto ciò come se fosse un semplice incidente di percorso, un voto regionale che vale solo per quei territori, come qualcuno sta facendo. Non si tratta, invece, di un semplice scossone locale, ma di un grido di rabbia che attraversa il cuore del continente, mettendo a nudo le fragilità di un modello economico e sociale che i cittadini percepiscono come in declino.

Un grido disperato che arriva mentre dal Forum di Cernobbio viene lanciato forse l’ultimo tentativo di salvare questa Europa, basandosi sulla forza della nostra storia, della nostra cultura, del nostro saper fare che abbiamo provato a sintetizzare nell’editoriale di domenica con la fiducia in quello che abbiamo chiamato il Nuovo Umanesimo Europeo.

C’era una volta la locomotiva

Mentre dicevamo e scrivevamo questo ci troviamo oggi con il successo di AfD che non nasce nel vuoto, diciamolo con chiarezza, ma è il sintomo di una malattia profonda che affligge la Germania, un tempo locomotiva d’Europa. Un minimo di inquadramento storico-economico va dato. Il Paese ha vissuto, infatti, una doppia recessione tra il 2023 e il 2024, con una crescita che nel 2025 è stata quasi nulla e previsioni modeste per il 2026. Il simbolo di questo stallo è stato il comparto automotive: giganti come Volkswagen e Bosch hanno annunciato piani di ristrutturazione che mettono a rischio decine di migliaia di posti di lavoro. La crisi industriale, sommata al carovita, ha alimentato un malcontento diffuso verso i partiti tradizionali, percepiti come distanti dalle periferie e incapaci di proteggere il benessere dei cittadini.

Le paure legate all’immigrazione

Accanto all’economia – e in questo sentiamo venti di guerra pure in Italia – il tema dell’immigrazione ha rappresentato la leva principale per il consenso della destra radicale. L’AfD ha saputo capitalizzare le paure legate a una gestione dei flussi migratori ritenuta fallimentare, promuovendo piani di remigrazione (irrealistici nei fatti ma ottimi per gli slogan) e chiedendo sanzioni contro le ONG e controlli serrati alle frontiere. Per molti elettori, il voto di protesta è diventato lo strumento per manifestare un’ostilità aperta verso le politiche di Bruxelles, viste come eccessivamente ideologiche e burocratiche. Da notare che anche l’affluenza è stata notevole (attorno all’80%), segno che ormai la misura è colma e che i tedeschi non fanno come gli italiani: esprimono il malcontento e vanno a votare.

Le spaccature italiane

L’onda d’urto del voto tedesco, come avete visto, è arrivata immediatamente a Roma, dove le forze della coalizione di centrodestra hanno reagito con accenti profondamente diversi, riflettendo le rispettive posizioni nel panorama europeo. Matteo Salvini, leader della Lega, ha accolto il risultato come un «chiaro segnale di svolta» contro le politiche comunitarie attuali, vedendo nel successo dell’AfD una conferma della necessità di cambiare rotta in Europa. Di segno opposto la reazione di Antonio Tajani, ministro degli Esteri e segretario di Forza Italia, che ha definito il voto «preoccupante e doloroso». Tajani ha però lanciato un monito a Bruxelles: per fermare gli estremismi, l’Unione Europea deve abbandonare il Green Deal ideologico e le burocrazie inutili, tornando a politiche più vicine ai bisogni reali dei cittadini.

Una potente sveglia

Dalle opposizioni, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha parlato, tra gli altri, di una «sveglia potente per l’intera Europa», figlia del tracollo del welfare state e delle crescenti disuguaglianze sociali. Il rischio concreto è che la frammentazione politica tedesca si rifletta in una paralisi decisionale a livello europeo, proprio nel momento in cui l’Italia cerca di accreditarsi come elemento di stabilità nel continente.

Il monito di Mario Draghi

E qui è necessario tornare in casa perché l’Italia, in questo momento delicatissimo, potrebbe giocare un ruolo fondamentale. Mentre la regione della Germania votava per la rottura, a Villa d’Este, durante il Forum TEHA di Cernobbio, risuonava un messaggio diametralmente opposto: l’Europa non può più permettersi di aspettare. Il monito più forte è arrivato da Mario Draghi (l’ex premier non ha partecipato alla 52esima edizione ma la sua visione è stata al centro del dibattito), il cui rapporto sulla competitività europea è diventato la bussola per il rilancio del sistema UE. Draghi è netto: «Abbiamo aspettato per avere il consenso, e il consenso non è venuto, è arrivata la stagnazione». Il messaggio è chiaro: l’Europa è schiacciata tra il dinamismo tecnologico degli Stati Uniti e la capacità industriale della Cina. Se l’Unione non diventerà una vera unione politica e – aggiungiamo noi – umanistica, capace di decidere a maggioranza e di superare il diritto di veto dei singoli Stati, il declino sarà irreversibile (tema che Guido Gentili spiega perfettamente nel suo editoriale di oggi). Il rapporto Draghi individua tre azioni chiave: colmare il divario di innovazione tecnologica, attuare un piano congiunto per la decarbonizzazione che sia anche competitivo e aumentare la sicurezza strategica. Si riuscirà mai a realizzarlo?

Una difesa comune europea

Da Cernobbio più di un segnale è arrivato, visto che anche gli industriali italiani, pur manifestando ottimismo – il 72% delle imprese prevede fatturati in crescita per il 2026 e promuove l’operato del Governo Meloni – concordano sulla necessità di un cambio di passo. Marco Tronchetti Provera ha ribadito che senza una difesa comune e una nuova governance, l’Europa resterà fuori dai tavoli che contano, mettendo a rischio il proprio modello sociale e di welfare.

L’araba fenice può risorgere

Il successo dell’AfD, però, è la testimonianza che lo status quo non è più sostenibile. Il malessere per un’economia ferma e una gestione migratoria subita si sta trasformando in una sfida esistenziale per l’Unione. La soluzione proposta da Draghi e rilanciata a Cernobbio prevede che, se non si riuscirà a procedere a 27, un gruppo di Stati volonterosi dovrà andare avanti, anche fuori dai Trattati, per costruire un nucleo di integrazione più profonda in settori chiave come la finanza, la difesa e la politica industriale (ne parla Guido Gentili nell’editoriale di oggi). Bisogna crederci per far sì che ciò si realizzi e l’Italia si trova di fronte a un bivio: subire i contraccolpi dell’instabilità dell’asse franco-tedesco o guidare, con realismo e visione, quel processo di riforma che consenta all’Europa di riprendere il controllo del proprio destino. La storia, come ricordato a Cernobbio, sta bussando alla porta e il tempo per decidere sta scadendo. La nostra speranza è che l’Europa, come un’araba fenice, sappia rinascere grazie al contributo di creatività e intelligenza dell’Italia. Siamo troppo ottimisti? Forse. Ma rimanere con le mani in mano dopo che arrivano segnali dirompenti dalle urne sassoni sarebbe il peggiore dei mali.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.