ANIEF – Dipartimento Diamante, prof. Veronese
Le simulazioni mostrano cosa può accadere passando da 20 a 30 e poi a oltre 40 anni di contributi: il divario tra ultimo stipendio e pensione resta molto rilevante.
di Prof. Simone Veronese – Responsabile nazionale per la Comunicazione ANIEF, Dipartimento Diamante
Il problema delle pensioni del personale scolastico rischia di diventare una delle grandi emergenze sociali dei prossimi anni.
Docenti, collaboratori scolastici, assistenti amministrativi e tecnici entrano spesso stabilmente nel mondo della scuola dopo anni di precariato, supplenze, corsi, abilitazioni, concorsi e trasferimenti lontano dalla propria regione. A questo si aggiunge un regime di incompatibilità che, pur prevedendo specifiche eccezioni e autorizzazioni, limita in modo significativo la possibilità di affiancare stabilmente un secondo lavoro e di costruire ulteriore contribuzione previdenziale.
Le simulazioni che seguono utilizzano gli attuali livelli stipendiali e gli scatti di anzianità previsti dal contratto, mantenendo fermi i parametri economici per rendere confrontabili le diverse carriere. Non vogliono quindi prevedere quale sarà lo stipendio nominale nel 2037 o negli anni successivi, ma mostrare, a valori costanti, come cambia il rapporto tra ultimo stipendio e pensione al crescere degli anni di contribuzione.
Tre esempi concreti aiutano a capire immediatamente il fenomeno.
1. Esempio ATA – Assistente amministrativo
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Anni di contributi |
Ultimo stipendio netto |
Pensione netta stimata |
Perdita |
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20 anni |
€ 1.680 |
€ 700 |
−58% |
|
30 anni |
€ 1.820 |
€ 970 |
−47% |
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40 anni e oltre |
€ 1.865 |
€ 1.360 |
−27% |
Con vent’anni di contribuzione, un assistente amministrativo passerebbe nella simulazione da circa 1.680 euro netti a circa 700 euro di pensione. Con trent’anni l’assegno stimato salirebbe a circa 970 euro, ma la perdita resterebbe vicina alla metà dell’ultimo stipendio. Con oltre quarant’anni il divario si ridurrebbe, ma resterebbe comunque intorno al 27%.
2. Esempio docente – Secondaria di II grado
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Anni di contributi |
Ultimo stipendio netto |
Pensione netta stimata |
Perdita |
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20 anni |
€ 2.095 |
€ 845 |
−60% |
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30 anni |
€ 2.315 |
€ 1.260 |
−46% |
|
40 anni e oltre |
€ 2.405 |
€ 1.820 |
−24% |
Il quadro è analogo per un docente laureato della scuola secondaria di secondo grado. Con vent’anni di contributi il reddito mensile stimato alla pensione scenderebbe da circa 2.095 a 845 euro. Con trent’anni la pensione arriverebbe a circa 1.260 euro, mentre con oltre quarant’anni si attesterebbe intorno a 1.820 euro.
3. Esempio ATA – Collaboratore scolastico
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Anni di contributi |
Ultimo stipendio netto |
Pensione netta stimata |
Perdita |
|
20 anni |
€ 1.530 |
€ 640 |
−58% |
|
30 anni |
€ 1.640 |
€ 880 |
−46% |
|
40 anni e oltre |
€ 1.675 |
€ 1.220 |
−27% |
Per chi parte da retribuzioni più basse il problema è ancora più delicato sul piano sociale. Un collaboratore scolastico con vent’anni di contribuzione avrebbe, nella simulazione, una pensione di circa 640 euro mensili; con trent’anni circa 880 euro e con oltre quarant’anni circa 1.220 euro.
Il dato complessivo
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Carriera contributiva |
Riduzione media indicativa del reddito |
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20 anni |
circa −60% |
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30 anni |
circa −45% |
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40 anni e oltre |
circa −25% |
Il numero degli anni lavorati diventa quindi decisivo. Chi arriva alla pensione con una carriera corta rischia un crollo del proprio tenore di vita; e nel mondo della scuola questo problema assume un significato particolare, perché molti lavoratori raggiungono il ruolo dopo lunghi periodi di precariato.
Per la trasformazione del montante contributivo in pensione è stato utilizzato, come parametro tecnico costante, il coefficiente del 5,608%, corrispondente all’età di 67 anni secondo i coefficienti oggi vigenti. Il valore futuro potrà naturalmente essere modificato dalla normativa.»
Dal vecchio sistema al contributivo: cosa è cambiato
È importante evitare un equivoco: nel vecchio sistema retributivo la pensione non coincideva automaticamente con l’ultimo stipendio. Era però molto più strettamente collegata alle retribuzioni dell’ultima parte della carriera e all’anzianità di servizio. Con il sistema contributivo, invece, diventa decisiva l’intera storia dei contributi effettivamente versati e il montante accumulato nel corso della vita lavorativa.
Per questo, chi ha una carriera breve o discontinua può essere penalizzato in modo molto più marcato. Non si perdono soltanto gli scatti stipendiali che non si è riusciti a maturare: può ridursi in maniera strutturale anche il rapporto tra ultimo reddito da lavoro e pensione.
Una responsabilità politica lunga trent’anni
«Quello che stiamo vedendo non nasce oggi. È il risultato di scelte politiche che si sono accumulate per circa trent’anni, con governi e maggioranze di diverso colore».
«Il personale scolastico avrebbe dovuto essere tra le categorie maggiormente tutelate. Invece rischia di diventare una delle più penalizzate. Parliamo di lavoratori che spesso entrano stabilmente nella scuola molto tardi, dopo anni di precariato, corsi, concorsi, sacrifici economici e sedi disagiate, talvolta a centinaia di chilometri dalla propria famiglia.»
«Docenti e ATA hanno inoltre margini più limitati e regolamentati per integrare stabilmente il reddito attraverso altre attività lavorative. Anche le possibilità di mobilità verso altre amministrazioni sono soggette a procedure e vincoli. Se il sistema produce un divario previdenziale così forte, la politica deve studiare un correttivo specifico per il comparto scuola.»
Serve una correzione del sistema
La questione non può essere affrontata soltanto con aumenti stipendiali occasionali. Se il problema riguarda la struttura del calcolo pensionistico, occorre intervenire sul meccanismo: un coefficiente più favorevole, una valorizzazione previdenziale del servizio scolastico oppure strumenti compensativi capaci di evitare che chi ha lavorato venti o trent’anni nella scuola si ritrovi con un assegno incompatibile con una vita dignitosa.
Man mano che andranno in pensione le generazioni interamente o prevalentemente soggette al sistema contributivo, il problema sarà sempre più evidente. Il punto politico è semplice: un docente o un ATA che ha servito lo Stato non può arrivare alla fine della propria carriera e scoprire di essere destinato a diventare un nuovo povero.
«Chi forma le nuove generazioni non può essere condannato alla povertà proprio nel momento della pensione.»
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Nota metodologica. Le cifre riportate sono simulazioni comparative costruite mantenendo fermi gli attuali parametri stipendiali di riferimento e considerando gli scatti di anzianità. Non rappresentano una previsione certificata degli importi nominali futuri, che dipenderanno dalla normativa, dai coefficienti previdenziali, dai contratti e dalla fiscalità vigenti al momento del pensionamento. |
Prof. Veronese Simone Antonio
Responsabile Nazionale Comunicazione ANIEF -Dipartimento Diamante
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