Mentre la guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada raggiunge il suo punto più acuto, a Ottawa e a Nuuk si guarda sempre più a est, verso Bruxelles. Due dossier paralleli — la proposta canadese di uno status di “membro associato” dell’Unione Europea e il rafforzamento della partnership UE-Groenlandia — disegnano una tendenza che alcuni osservatori paragonano, con le dovute cautele, a quanto accadde con l’allargamento dell’UE ai Paesi dell’Europa dell’Est dopo la fine della Guerra Fredda.
Il Canada e l’ipotesi di “membro associato”
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il premier canadese Mark Carney sta accelerando una svolta strategica verso l’Europa dopo il fallimento dei negoziati commerciali con Washington. Non si tratterebbe di un’adesione piena all’UE o al suo mercato comune, ma di una formula inedita di “membro associato”, pensata per riconfigurare i legami economici dell’alleanza occidentale.
Da mesi Carney avrebbe intrattenuto colloqui riservati con quasi tutti i principali leader europei — Francia, Italia, Germania, i Paesi scandinavi — per esplorare come integrare più a fondo il Canada, e i suoi 41 milioni di abitanti, nel club dei 27 Paesi UE. L’ipotesi allo studio riguarderebbe un’integrazione informale nel mercato unico europeo, che vale 21mila miliardi di dollari, in settori strategici come energia, intelligenza artificiale, minerali critici e difesa. Fonti di entrambe le parti riferiscono che l’UE, pur nota per la rigidità delle proprie regole di adesione, si sarebbe mostrata aperta all’idea.
Il contesto politico è cruciale: le minacce del presidente Donald Trump di fare del Canada il 51° Stato americano avrebbero spinto Ottawa ad accelerare questa riconfigurazione, descritta da Carney ai suoi collaboratori come la riorganizzazione di un’economia e una società dominate dagli Stati Uniti per mezzo secolo. È importante sottolineare che, al momento, non esiste alcun nuovo status giuridico concordato tra Ottawa e Bruxelles: si tratta di una proposta in fase di elaborazione da parte di gruppi di lavoro tecnici, non di un fatto compiuto.
Va inoltre ricordato che le relazioni Canada-UE si erano già approfondite negli anni precedenti: nel 2025 le due parti avevano firmato una Security and Defence Partnership su sicurezza marittima, cyber, spazio e infrastrutture critiche, mentre nel 2026 il Canada è diventato il primo Paese non europeo ammesso al programma SAFE, lo strumento UE per gli investimenti comuni nell’industria della difesa.
Parallelamente, l’UE ha intensificato il proprio impegno in Groenlandia. Dopo le ripetute manifestazioni di interesse di Trump per l’annessione dell’isola, Bruxelles ha reagito con una serie di iniziative concrete. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è recata a Nuuk, dove UE, Groenlandia e Danimarca hanno firmato una dichiarazione congiunta per approfondire le relazioni economiche e strategiche, accompagnata da un pacchetto da 200 milioni di euro per il biennio 2026-2027, destinato principalmente a connettività digitale, energia pulita e materie prime critiche.
Per il prossimo quadro finanziario pluriennale (2028-2034) Bruxelles ha proposto di portare i finanziamenti destinati alla Groenlandia a 530 milioni di euro, anche se si tratta ancora di una proposta legata al bilancio futuro e non di fondi già stanziati. Von der Leyen ha inoltre annunciato che la strategia artica dell’UE sarà presentata entro l’autunno 2026.
Significativo anche un dettaglio emerso dalle cronache: una rappresentante politica groenlandese ha espresso gratitudine non solo verso gli alleati europei ma esplicitamente anche verso il Canada, segno di un coordinamento crescente tra Ottawa e Bruxelles anche sul dossier artico.
Il calendario del “Nuovo Atlantismo”
Che questo riavvicinamento non sia solo una suggestione retorica ma un processo politico già in corso lo conferma il calendario dei prossimi mesi. Il 16 settembre Carney siederà in Aula a Strasburgo per assistere al discorso sullo Stato dell’Unione di von der Leyen: un gesto simbolico raro per un capo di governo extra-UE, che a Bruxelles viene letto come un segnale potente dell’approfondimento del partenariato tra l’Unione e il Canada. La presenza di Carney è stata confermata anche dalla presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, che l’ha definita un’opportunità per approfondire i legami bilaterali. Il giorno successivo, il 17 settembre, sarà lo stesso premier canadese a intervenire direttamente davanti all’Aula degli eurodeputati.
A ottobre è atteso poi un vertice UE-Canada a Ottawa, che dovrà tradurre questo riavvicinamento in impegni più concreti su commercio libero, rispetto del diritto internazionale e valori democratici condivisi. Il tutto si innesta su una relazione già consolidata dall’accordo commerciale CETA, che negli anni ha contribuito alla crescita degli scambi tra le due sponde dell’Atlantico.
Un arco strategico, non ancora un’architettura unica
Sommando i due dossier, si delinea l’ipotesi di un arco di cooperazione che dal Canada, attraverso la Groenlandia, arriva fino all’Europa continentale. Il quadro geopolitico offre elementi a sostegno di questa lettura: degli otto Stati artici, tre fanno già parte dell’UE, mentre Norvegia e Islanda partecipano al mercato unico tramite lo Spazio Economico Europeo, e la Groenlandia mantiene una partnership specifica con Bruxelles. Circa metà della popolazione artica mondiale vive già in territori europei o strettamente integrati con l’Unione.
Va però precisato che, ad oggi, non esiste un’unica cornice istituzionale che unisca formalmente i due dossier: restano percorsi paralleli, accomunati dalla stessa causa scatenante — la pressione esercitata dall’amministrazione Trump — ma governati da processi negoziali distinti.
Un parallelo con l’allargamento a Est?
Il caso richiama, per alcuni versi, quanto avvenuto con i Paesi dell’Europa dell’Est dopo la caduta del blocco sovietico: una minaccia esterna percepita — allora la Russia, oggi gli Stati Uniti di Trump — spinge Paesi terzi a cercare protezione e legittimità nell’orbita dell’Unione Europea, presentata come modello di democrazia liberale, Stato di diritto ed economia di mercato aperta.
Il parallelo, tuttavia, va usato con cautela. L’adesione dei Paesi ex comunisti fu un processo di anni, guidato da criteri di condizionalità precisi (i cosiddetti “criteri di Copenaghen”) e motivato anche da un desiderio di ricongiungimento storico e culturale con l’Europa occidentale dopo decenni di dominio sovietico. Canada e Groenlandia, al contrario, non stanno negoziando un’adesione piena, ma formule alternative di integrazione parziale. Inoltre gli Stati Uniti restano un alleato NATO del Canada: la tensione attuale è di natura commerciale e politica, non paragonabile alla minaccia militare che la Russia ha rappresentato per i Paesi dell’ex blocco sovietico.
Resta il fatto che il meccanismo di fondo — una potenza percepita come aggressiva che spinge Paesi terzi verso l’orbita europea — sembra ripetersi, sia pure in forme e con motivazioni diverse rispetto al passato.
Un’esperienza personale: il Canada visto da un europeo
A queste considerazioni geopolitiche vorrei aggiungere un’osservazione più personale, nata da un viaggio in Canada. Da europeo, ho trovato un paese ospitale, bilingue, multiculturale, aperto: un Paese di grandi città e di meraviglie naturali. Toronto è il cuore pulsante anglofono e multietnico dell’Ontario; Montréal è la metropoli francofona dal fascino europeo nel Québec. Due anime diverse che insieme fanno la differenza, sostenute da università di altissimo livello e da una gente pronta a raccontarsi, con cui è facile condividere pezzi di percorso personale che si scoprono avere tanti punti di connessione con quello che si vive anche a migliaia di chilometri di distanza — segno di una profonda condivisione di valori.
Ho incontrato tanti giovani, provenienti da ogni parte del mondo, che studiano e lavorano cercando la propria strada, inseguendo sogni che, di fronte a scenari sempre diversi, possono anche cambiare insieme al loro sguardo sul mondo. Questo viaggio mi ha detto che tutto è possibile.
Alla luce di quanto emerso in queste pagine, credo che questa alleanza sempre più stretta tra Canada e Unione Europea possa rappresentare anche l’occasione da tanto attesa per rilanciare il progetto stesso dell’Unione Europea, aprendo finalmente la strada a una riforma dei suoi trattati che permetta di realizzare un’Europa più politica e più democratica. Si tratta, naturalmente, di una prospettiva personale: la riforma dei trattati UE resta un tema che divide profondamente gli Stati membri, tra chi spinge per un’integrazione più profonda e chi difende le prerogative nazionali. Ma il momento storico — con partner internazionali che guardano a Bruxelles come punto di riferimento valoriale, oltre che economico — potrebbe offrire all’Unione lo slancio politico che le è mancato negli ultimi anni.
Alberto Colombelli, Diplomato ISPI in Affari europei
Componente Presidenza nazionale Libertà Eguale
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