AUGUSTA – Da “Case a 1 euro” a “Centro storico abitato”. A distanza di circa cinque anni e mezzo, quasi in coincidenza con l’avvio dei due mandati amministrativi del sindaco Giuseppe Di Mare, il Comune di Augusta torna a mettere il recupero del patrimonio edilizio degradato al centro di un programma rivolto soprattutto al centro storico. Questa volta, però, il quadro di riferimento è diverso: non un’iniziativa comunale autonoma basata sulla cessione simbolica degli immobili, bensì il Piano Casa 2026 varato dal governo nazionale e la parallela programmazione regionale sull’housing sociale.
Tre mesi dopo l’insediamento, la prima amministrazione Di Mare approvò con la deliberazione di giunta numero 18 le linee guida di “Augusta – Case a 1 euro”. Come si spiegava in un articolo su La Gazzetta Augustana.it del 27 gennaio 2021, “Case a 1 euro” era un modello già sperimentato in alcuni piccoli borghi italiani, a partire da esperienze siciliane, e promosso online anche da un portale creato da una coppia di Ancona: mettere in contatto proprietari di immobili abbandonati o fatiscenti con acquirenti disposti ad acquisirli al prezzo simbolico di un euro, impegnandosi a recuperarli. L’avviso e la modulistica sono ancora presenti sul sito istituzionale del Comune di Augusta, con ultimo aggiornamento datato febbraio 2021. Il progetto finì quindi sostanzialmente nel dimenticatoio, almeno sul piano pubblico: nelle fonti reperibili non risultano, negli anni successivi, sviluppi o risultati di particolare rilievo.
Con il secondo mandato Di Mare, il tema ritorna già tra i primi atti di giunta. Il 7 luglio 2026, con la deliberazione numero 217, l’esecutivo comunale ha infatti approvato l’atto di indirizzo per l’avvio operativo del programma denominato “Centro storico abitato – Piano Casa 2026”, indicando come obiettivi recupero, messa in sicurezza, rigenerazione urbana, decoro e ripopolamento del centro storico.
L’iniziativa comunale si inserisce nel nuovo Piano Casa nazionale, varato dal governo Meloni con il decreto-legge 66 del 7 maggio 2026, entrato in vigore l’8 maggio e poi convertito, con modificazioni, nella legge 116 del 2 luglio. Il decreto punta, tra l’altro, al recupero e alla riconversione del patrimonio immobiliare, al contrasto del degrado e alla rigenerazione urbana per aumentare l’offerta di edilizia residenziale pubblica, sociale e integrata a prezzi accessibili.
Ad Augusta l’impulso amministrativo nasce formalmente da una nota dell’Istituto autonomo case popolari (Iacp) della provincia di Siracusa, presieduto da Alessia Scorpo, che il Comune ha acquisito al protocollo il 21 maggio 2026. L’Istituto chiedeva una ricognizione del patrimonio immobiliare suscettibile di “recupero, rifunzionalizzazione, rigenerazione urbana, valorizzazione ed edilizia sociale”.
Da qui si delinea il “Centro storico abitato”, non quale autonomo finanziamento comunale, né quale nuova versione delle “Case a 1 euro”: è infatti il nome che l’amministrazione ha attribuito a un proprio programma locale con il quale intende organizzare ricognizioni, proposte e strumenti comunali da raccordare al Piano Casa nazionale, allo Iacp e agli altri canali di finanziamento.
Il Comune dispone già di un censimento tecnico dei fabbricati fatiscenti del centro storico. La ricognizione era stata avviata con una deliberazione di giunta del 13 maggio 2025, consequenziale a una relazione tecnica e urbanistica sul “centro storico di Augusta – Zona A“, firmata dal responsabile di settore il giorno precedente, in cui si descriveva il patrimonio storico come vulnerabile e si individuava quale primo passo operativo proprio la mappatura degli edifici fatiscenti, da trasformare in una vera e propria anagrafe degli immobili a rischio e in uno strumento per stabilire priorità d’intervento. Il Sesto settore ha poi elaborato schede per ciascun edificio, contenenti dati identificativi, fotografie, ortofoto, stato di conservazione, interferenze con spazi pubblici e decoro, livello di pericolosità e misure consigliate. Si apprende dagli atti amministrativi che si tratta di 76 fabbricati in condizioni di fatiscenza, abbandono, degrado, vulnerabilità o carenza manutentiva.
La relazione tecnica del responsabile di settore, comunque, andava già oltre il censimento: proponeva alla Giunta la redazione di uno specifico regolamento comunale per la Zona A, da sottoporre al Consiglio comunale, destinato a disciplinare recupero, messa in sicurezza e interventi sugli edifici degradati in assenza di un piano particolareggiato. Tra le ipotesi figuravano demolizione e ricostruzione nei casi consentiti, agevolazioni sugli oneri, incentivi fiscali e premialità urbanistiche, tutte comunque subordinate alla disciplina applicabile ai singoli immobili.
Il nuovo quadro nazionale consente, presumibilmente, oggi al Comune di agganciare quel lavoro preliminare a strumenti più ampi. In particolare, l’articolo 6 del Piano Casa prevede, nell’ambito dell’edilizia sociale, anche interventi di acquisto e trasformazione di edifici o complessi di proprietà unitaria composti da almeno 25 unità immobiliari, oltre al recupero e alla riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico esistente, senza nuovo consumo di suolo. Per gli immobili interessati sono previsti specifici vincoli di destinazione e standard elevati di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica.
In questa nuova cornice, interviene il più recente passaggio amministrativo compiuto ad Augusta il 14 settembre. Con determinazione del Sesto settore, è stato approvato un avviso pubblico esplorativo per individuare edifici e complessi immobiliari da poter valutare per interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale. L’avviso distingue due categorie: nella categoria A rientrano gli edifici o complessi di proprietà unitaria con almeno 25 unità immobiliari, riconducibili direttamente alla fattispecie dell’articolo 6 del decreto-legge 66; nella categoria B possono invece essere segnalati anche immobili più piccoli, purché fatiscenti, degradati, dismessi, inutilizzati o sottoutilizzati e potenzialmente recuperabili per finalità abitative e sociali. La collocazione nel centro storico o nei tessuti urbani consolidati costituisce elemento di particolare interesse, ma l’avviso non esclude immobili situati in altre zone del territorio comunale.
Possono presentare la manifestazione di interesse anche persone fisiche e soggetti privati proprietari, oltre a società, cooperative, fondazioni ed enti. Il modello predisposto dal Comune consente di indicare, tra le ipotesi disponibili, vendita o cessione, acquisto e trasformazione, costituzione di diritti reali, locazione di lunga durata o forme di partenariato. Il termine ordinario stabilito dalla determina è di 30 giorni consecutivi dalla pubblicazione dell’avviso, salva la possibilità di proroga o riapertura. Le istanze saranno poi esaminate dal Sesto settore, che potrà chiedere integrazioni, svolgere sopralluoghi e formare una ricognizione tecnica degli immobili potenzialmente compatibili con le diverse misure.
È l’ente locale, nell’avviso, a precisare che la manifestazione di interesse non è un bando di finanziamento, quando esplicita che non costituisce gara, promessa di acquisto, proposta contrattuale o avvio di esproprio e che l’inserimento di un immobile nella ricognizione non attribuisce alcun diritto al finanziamento o all’acquisizione da parte del Comune. Ogni eventuale fase successiva richiederà una nuova istruttoria, verifiche urbanistiche, tecniche, patrimoniali ed economiche e uno specifico provvedimento.
Un altro passaggio da distinguere con precisione riguarda gli incentivi ai privati annunciati dall’amministrazione, a cui attualmente non corrispondono agevolazioni operative. La delibera del 7 luglio dà indirizzo agli uffici per costruire un pacchetto rivolto ai proprietari degli immobili degradati: tra le ipotesi figurano esonero o riduzione del contributo di costruzione, una possibile agevolazione Imu quinquennale dopo il conseguimento dell’agibilità e una premialità volumetrica o di superficie fino al 20 per cento. Quest’ultima non sarebbe automatica e dovrebbe essere compatibile con disciplina urbanistica, sismica, paesaggistica e igienico-sanitaria, oltre che collegata a un beneficio pubblico e a una convenzione o atto d’obbligo con il Comune. Si tratta, però, allo stato degli atti, di indirizzi da tradurre negli strumenti amministrativi e regolamentari necessari, non di bonus già immediatamente utilizzabili dai proprietari. Lo stesso sindaco Di Mare, nella nota diffusa il 9 luglio, aveva definito il provvedimento “un primo passo verso la partecipazione alle opportunità offerte dal Piano Casa 2026“, spiegando che l’obiettivo è “favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente senza ulteriore consumo di suolo” e predisporre “un sistema di incentivi e agevolazioni, nel rispetto delle competenze e della normativa vigente“.
Va ricordato che al percorso nazionale si affianca quello della Regione Siciliana. Il 27 maggio, appena sei giorni dopo l’acquisizione al protocollo comunale della richiesta dell’Iacp, la giunta Schifani ha approvato una riprogrammazione del Pr Fesr Sicilia 2021-2027 che aumenta di quasi 183 milioni di euro le risorse della priorità “Housing”, portando la dotazione complessiva a circa 246 milioni. Le risorse sono destinate all’accesso alla casa e alla sostenibilità abitativa, privilegiando recupero edilizio, efficientamento energetico ed edilizia residenziale pubblica e sociale. La Regione aveva già allora comunicato di avere avviato una ricognizione con dipartimenti, Comuni e Iacp per individuare immobili recuperabili e rifunzionalizzabili, dichiarando esplicitamente l’intenzione di coordinare tale lavoro con il nuovo Piano Casa nazionale. I destinatari dell’housing sociale, secondo la programmazione regionale, saranno in particolare persone e nuclei familiari in condizioni di fragilità socio-economica, con spazio anche a interventi per soggetti vulnerabili e residenze universitarie.
Allo stato attuale, ad Augusta i riflettori tornano dunque ad accendersi sul patrimonio immobiliare del centro storico, a circa un lustro dal primo tentativo di rilanciare gli immobili degradati dell’Isola. Resta ora da verificare quali risultati produrrà la nuova ricognizione collegata al Piano Casa nazionale e alla programmazione regionale sull’housing sociale, partendo da una base conoscitiva già consistente: il censimento comunale di 76 fabbricati fatiscenti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
