Nel 2026 gli investimenti energetici raggiungono la cifra record di 3,4 mila miliardi di dollari. Trainato da rinnovabili, reti e batterie, il settore a basse emissioni assorbe la maggioranza dei capitali. Tra spinta dell’IA, stabilità del gas e nuove normative, la transizione energetica si riconferma una chiave per la sicurezza economica globale. L’articolo di Gabriele Romeo su ENERGIA 3.26.
Dove stanno andando gli investimenti energetici? Come gli impatti dell’attuale caos geopolitico, le nuove tecnologie e le normative stanno ridisegnando l’equilibrio tra fonti fossili e soluzioni a basse emissioni?
A questi interrogativi risponde Gabriele Romeo, energy analyst della Iea, con un articolo che fa da fil rouge nel numero 3.26 di ENERGIA tra gli articoli di Lisa Orlandi – che propone simulazioni sul futuro dell’offerta mondiale di greggio sulla base di 3 diverse ipotesi di investimento –, di Sergey Vakulenko – che approfondisce gli scenari di offerta petrolifera della Russia – e di Enzo Di Giulio e Stefania Migliavacca – che propone una riflessione quantitativa sul processo di elettrificazione, sia a livello mondiale che per paesi di particolare interesse.
Il settore energetico continua ad attirare capitali
Nonostante l’instabilità dei contesti internazionali, Romeo evidenzia come il settore energetico continui ad attirare capitali in misura crescente. L’articolo riporta infatti che i flussi globali raggiungono nel 2026 la cifra di 3,4 mila miliardi di dollari, segnando un incremento del 5% rispetto all’anno precedente e una crescita del 33% in termini reali rispetto alla media del decennio 2015-2024, superando persino il ritmo di espansione dell’economia mondiale.
L’autore sottolinea un cambiamento strutturale profondo: negli ultimi dieci anni, l’intera crescita netta della spesa energetica è stata assorbita dalle tecnologie pulite e dall’elettrificazione. Oggi oltre 2,2 mila miliardi di dollari – circa il doppio di quanto destinato ai combustibili fossili – sono indirizzati a fonti rinnovabili, rete elettrica, sistemi di stoccaggio, efficienza, nucleare e biocarburanti.
Nel primo paragrafo (1. Settore elettrico) vengono analizzate in modo dettagliato le evoluzioni interne al comparto dell’energia elettrica, evidenziando come esso rappresenti il vero centro di gravità degli investimenti energetici.
Tra le tecnologie di generazione, i progetti rinnovabili continuano a catturare la quota maggioritaria dei fondi, con stime che indicano per il 2026 un totale di 665 miliardi di dollari, spinti soprattutto dal fotovoltaico.
Perché gli investimenti nel solare calano?
Tuttavia, emerge un paradosso: per il secondo anno consecutivo gli investimenti nel solare mostrano una flessione, trascinando al ribasso l’intero aggregato delle rinnovabili.

Questa contrazione non è sintomo di un declino della tecnologia, bensì il risultato di una straordinaria riduzione dei costi unitari e di mutamenti normativi in mercati chiave. Sul fronte dei prezzi, dal 2016 il costo medio di installazione per gigawatt di solare è crollato dell’80%, passando da 3 miliardi a circa 700 milioni di dollari; questo ha consentito di decuplicare le nuove installazioni fisiche a fronte di una spesa cresciuta di sole 2,4 volte.
Sul fronte regolatorio, la Cina sta orientando il suo Quindicesimo piano quinquennale verso la flessibilità di rete e il nucleare avanzato, riducendo le garanzie di ricavo per il solare, mentre negli Stati Uniti il nuovo quadro legislativo del One Big Beautiful Bill Act ha aumentato l’incertezza per i grandi impianti rinnovabili, favorendo invece la geotermia di nuova generazione e i piccoli reattori nucleari modulari (Smr).
L’impatto dell’AI
Un passaggio di grande rilievo riguarda la spinta esercitata dalla digitalizzazione e dall’intelligenza artificiale, tema che avevamo affrontato dal punto di vista regolatorio nello scorso numero di ENERGIA. La fame energetica dei data center dedicati all’IA sta guidando una forte ripresa degli investimenti nella generazione a gas naturale negli Stati Uniti, che hanno raggiunto la cifra record di 90 miliardi di dollari nel 2025, consentendo al paese di superare la Cina negli investimenti fossili per la prima volta dal 2002.
Parallelamente, nelle economie avanzate ed emergenti, le tecnologie a basse emissioni continuano a coprire tra il 75% e il 90% degli investimenti totali nella generazione.
L’autore passa poi a descrivere i veri motori dell’espansione del settore elettrico: le infrastrutture di rete e i sistemi di accumulo a batteria. La spesa nelle reti raggiungerà nel 2026 i 550 miliardi di dollari, trainata dall’Europa con 144 miliardi, mentre gli accumuli a batteria saliranno a 106 miliardi di dollari, con una crescita superiore al 30% all’anno e un ruolo sempre più dominante degli impianti su scala di rete.
I combustibili tradizionali
Il discorso si sposta sul settore dei combustibili tradizionali – petrolio, gas naturale e carbone – per i quali la Iea stima un ritorno sopra la soglia dei 1.000 miliardi di dollari nel 2026 (2. Combustibili). L’analisi si sofferma in particolare sul progressivo disaccoppiamento tra il mercato petrolifero, in calo per il terzo anno consecutivo, e quello del gas naturale, che raggiunge i massimi dell’ultimo decennio.
La quota del gas all’interno degli investimenti in idrocarburi è salita al 40%, spinta in larga misura dalle infrastrutture per il gas naturale liquefatto, la cui capacità ha visto decisioni finali di investimento record nel 2025 per 100 miliardi di metri cubi, principalmente negli Stati Uniti.
Romeo evidenzia tuttavia come le attese sull’offerta di Gnl per il 2026 siano state ridimensionate a circa 40 miliardi di metri cubi a causa di ritardi nell’avvio dei grandi progetti in Qatar.
La crisi tuttora in corso nel Golfo Persico con la chiusura dello Stretto di Hormuz e gli attacchi missilistici che hanno colpito il complesso di Ras Laffan stanno mettendo a dura prova la capacità di approvvigionamento del Qatar con importanti implicazioni per il mercato globale ed europeo, come sottolineano gli articoli di Francesco Sassi e di Gian Paolo Repetto e Agata Gugliotta sempre su questo numero di ENERGIA.

Nel segmento dell’esplorazione e produzione (E&P), l’autore spiega perché l’aumento dei prezzi non si stia traducendo in una corsa alle perforazioni come in passato. Tra i fattori limitanti figurano la carenza di scoperte geologiche di rilievo dopo anni di scarsa attività, la congestione del mercato delle navi di perforazione offshore e una rigida disciplina finanziaria adottata dalle principali compagnie petrolifere.
Per quanto riguarda il carbone, l’autore evidenzia come gli investimenti globali continuino a salire, raggiungendo i 180 miliardi di dollari nel 2026, livello più alto dal 2012. Questa dinamica è tuttavia quasi interamente attribuibile alla Cina, che da sola copre il 65% della spesa mondiale del settore e destina 100 miliardi di dollari al mantenimento e allo sviluppo del carbone termico, mentre nel resto del mondo il comparto registra sostanziale stagnazione o declino.
La situazione dei consumi finali
L’articolo prosegue affrontando le dinamiche relative ai consumi finali di energia (3. Efficienza). Romeo illustra come le crisi di approvvigionamento agiscano storicamente da stimolo per il rafforzamento delle politiche di efficienza energetica, i cui investimenti complessivi ammontano oggi a circa 350 miliardi di dollari all’anno a livello globale.
Sebbene una ventina di governi abbia già risposto alla recente crisi con nuove normative per il contenimento dei consumi, l’autore mette in guardia sull’ampiezza dei ritardi ancora da colmare. Nelle economie in via di sviluppo, caratterizzate da una rapida urbanizzazione, circa la metà dei paesi non ha ancora introdotto standard minimi di efficienza per i nuovi edifici, e ben due terzi dei paesi del mondo non prevedono requisiti obbligatori di prestazione energetica per i motori elettrici industriali, lasciando inespressa una vasta quota di risparmio potenziale.

Una rinnovata tendenza: privilegiare le fonti interne
Alla fine della sua analisi (4. Conclusione), Romeo lega i vari fili del discorso attorno al tema chiave della sicurezza energetica. Il mutato contesto di rischio spinge i paesi importatori a privilegiare le risorse disponibili internamente, innescando una forte accelerazione nell’elettrificazione e nelle fonti rinnovabili domestiche.
Per documentare questa tendenza, l’autore cita una serie di casi emblematici, come quello indiano, in cui le vendite di piani di cottura a induzione sono aumentate fino a 15 volte all’inizio del 2026 per contrastare i blocchi sulle forniture di Gpl.
L’articolo si chiude con una fondamentale quantificazione economica dei benefici accumulati grazie alla transizione. L’autore stima che, nel solo 2025, gli investimenti passati in rinnovabili, efficienza, elettrificazione e nucleare abbiano consentito a cinque grandi regioni importatrici – Cina, Unione Europea, Giappone e Corea, Sud-est asiatico e India – di evitare ben 260 miliardi di dollari di spese per l’importazione di combustibili fossili.
Tra queste, la Cina si conferma la nazione che ha tratto i maggiori vantaggi economici, con un risparmio stimato in 110 miliardi di dollari, dimostrando come gli investimenti nella transizione energetica rappresentino ormai uno strumento primario di tutela sia economica che geopolitica.
L’articolo completo di Gabriele Romeo Dove vanno gli investimenti energetici mondiali? è disponibile su ENERGIA 3.26 (pp. 24-29).
Gabriele Romeo è energy analyst presso la Iea
Vai alle altre modalità di acquisto
Foto: Monstera Production su Pexels
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link






