L’avvicinarsi della fine del 2026 porta sui mercati una combinazione di fattori destinata a mantenere elevata l’attenzione degli investitori: rendimenti obbligazionari in rialzo, inflazione persistente, tensioni geopolitiche, politiche monetarie in evoluzione ed elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Indosuez Wealth Management ha individuato cinque questioni centrali per valutare le prospettive di tassi, dollaro, azionario e petrolio, con particolare attenzione alle prossime mosse di Federal Reserve e Bce.
In questo articolo:
- I titoli di Stato rendono tanto o potrebbero salire ancora?
- La Fed prepara un ciclo di strette monetarie?
- Come possono reagire i mercati alle elezioni di Midterm negli Usa?
- Quali prospettive per il petrolio?
- E la Bce cosa farà?
I titoli di Stato rendono tanto o potrebbero salire ancora?
Il rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato a lunga scadenza è stato uno dei principali fenomeni dell’estate e dell’inizio dell’autunno. I tassi statunitensi e globali sono saliti per una combinazione di fattori: le stime di crescita sono state riviste al rialzo mentre l’inflazione è rimasta elevata, i bilanci pubblici hanno continuato a deteriorarsi e la domanda di finanziamento è aumentata.

A questo si aggiunge il fabbisogno di capitale degli hyperscaler, impegnati in ingenti investimenti legati all’intelligenza artificiale, che alimenta la concorrenza sul mercato obbligazionario. Anche il rialzo dei prezzi dell’energia, in un contesto di persistenti tensioni in Medio Oriente, ha contribuito a riaccendere le pressioni inflazionistiche.
Il risultato è che i rendimenti obbligazionari sono tornati sui livelli più elevati dalla crisi finanziaria globale. Per gli investitori il nuovo scenario presenta però anche un elemento di interesse: tassi più elevati significano un carry più consistente sul comparto obbligazionario.
Indosuez mantiene tuttavia un approccio prudente sulla duration. La competizione per la raccolta di capitali tra governi con deficit elevati e imprese impegnate negli investimenti sull’IA continua infatti a esercitare pressioni sui rendimenti a lungo termine. Le tensioni geopolitiche rappresentano inoltre un rischio per ulteriori rialzi dei tassi.
La Fed prepara un ciclo di strette monetarie?
A settembre la Federal Reserve ha aumentato i tassi di 25 punti base, una decisione che non rientrava nello scenario centrale elaborato da Indosuez prima dell’estate. La mossa viene interpretata come un tentativo di rafforzare la credibilità della Banca centrale e contenere il disallineamento tra i tassi ufficiali e quelli a lunga scadenza, anche attraverso il coordinamento con il Tesoro statunitense.
A spingere la Fed verso un atteggiamento più restrittivo è anche la persistenza dell’inflazione. Indosuez prevede un ulteriore aumento dei tassi entro la fine del 2026, con il Fed Funds al 4,25%, rispetto al precedente 3,75%. Entro la fine del 2027 il tasso dovrebbe invece scendere al 4%, con un taglio rispetto al livello previsto per la fine dell’anno.
Secondo l’analisi, non si tratta dell’inizio di un nuovo ciclo di forte stretta monetaria, ma di un aggiustamento della politica della Fed. L’inflazione attuale viene attribuita in larga parte a shock temporanei dal lato dell’offerta, in particolare dazi ed energia. Gli indicatori alternativi dell’inflazione di fondo non mostrano però un’estensione delle pressioni sui prezzi e l’economia non evidenzia segnali di surriscaldamento. Con l’attenuarsi degli effetti temporanei, l’inflazione potrebbe scendere sotto il 3% nel 2027.
Resta negativa la valutazione sul dollaro Usa, anche se l’atteggiamento più restrittivo della Fed porta a rivedere il target Eur/Usd a 1,18, dal precedente 1,20.
Come possono reagire i mercati alle elezioni Midterm negli Usa?
Le elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026 costituiscono uno dei principali appuntamenti politici dell’anno per i mercati. I mercati previsionali attribuiscono attualmente una probabilità del 66% a una vittoria dei democratici con controllo unificato, contro una quota inferiore al 45% prima dell’estate.
L’esperienza storica mostra una maggiore volatilità nei mesi che precedono le elezioni, quando l’incertezza politica condiziona il sentiment degli investitori. Dopo il voto, invece, l’azionario tende generalmente a beneficiare del progressivo riassorbimento dell’incertezza.
Una perdita della maggioranza repubblicana alla Camera ridurrebbe il margine di manovra dell’amministrazione sulle riforme legislative. Ciò potrebbe contenere i timori relativi a un eccesso di spesa pubblica, ma aumenterebbe il rischio di stallo fiscale e di nuove tensioni sul tetto del debito.
Una vittoria democratica molto ampia potrebbe inoltre esercitare pressione sull’agenda di deregolamentazione dell’amministrazione e alimentare aspettative di una regolamentazione più stringente, anche nel settore dell’intelligenza artificiale, oltre che di un aumento delle tasse sulle imprese.
Nel breve periodo, questo scenario potrebbe tradursi in una fase di risk-off, con gli investitori orientati verso i titoli di Stato. La maggiore domanda di obbligazioni potrebbe alleggerire la pressione sui rendimenti della parte lunga della curva americana e pesare sul dollaro.
La visione sul comparto azionario resta comunque costruttiva nel medio termine. Gli utili societari vengono indicati come il principale motore delle performance e la loro crescita dovrebbe continuare a sostenere i mercati.
Quali prospettive per il petrolio?
Il prezzo del petrolio rimane una variabile determinante per le prospettive di inflazione. Indosuez prevede che il Brent rimanga elevato fino alla fine dell’anno, con una media di circa 90 dollari al barile nel quarto trimestre, in linea con il terzo.
Esistono tuttavia rischi in entrambe le direzioni. Il riassestamento della domanda cinese e gli sviluppi diplomatici potrebbero spingere le quotazioni verso il basso. Una svolta sul piano diplomatico potrebbe portare il Brent rapidamente verso il target indicato per il 2027, compreso tra 75 e 80 dollari.
Un calo strutturale al di sotto di questa fascia appare però poco probabile nel corso del 2027. La necessità di ricostituire le scorte, le incertezze sull’offerta e la volatilità geopolitica continuano infatti a sostenere le quotazioni.
Anche l’offerta rappresenta un fattore di rischio. Un aumento della produzione o una maggiore frammentazione interna all’Opec potrebbero spingere i prezzi al ribasso. Un nuovo aggravamento delle tensioni geopolitiche avrebbe invece l’effetto opposto, provocando un possibile ulteriore shock rialzista.
E la Bce cosa farà?
Per l’Eurozona, la permanenza del Brent su livelli elevati rappresenta un problema soprattutto per l’inflazione. Secondo le stime di Indosuez, l’inflazione complessiva potrebbe raggiungere un picco superiore al 4% nel quarto trimestre, mettendo la Bce davanti a una scelta complessa.
In presenza di uno shock temporaneo dell’offerta, una risposta monetaria aggressiva non sarebbe necessariamente appropriata, soprattutto se l’inflazione di fondo, al netto di alimentari ed energia, rimane contenuta. Dopo otto mesi di prezzi del petrolio elevati, tuttavia, diventa più difficile distinguere gli effetti temporanei da quelli strutturali.
Per questo la Bce dovrà monitorare attentamente le aspettative di inflazione e le dinamiche salariali. Al momento, gli effetti di secondo impatto appaiono limitati, nonostante il rafforzamento dell’attività economica e le pressioni salariali presenti in alcune aree dell’Europa meridionale, in particolare in Spagna.
Indosuez continua quindi a ritenere che i mercati stiano scontando una stretta monetaria eccessiva per il 2027. Se però il Brent dovesse restare vicino ai 90 dollari al barile per tutto il quarto trimestre, un ulteriore rialzo dei tassi Bce a dicembre 2026 diventerebbe plausibile.
La Bce resta infatti particolarmente sensibile all’inflazione energetica dopo l’esperienza del 2022. Eventuali nuove misure restrittive sarebbero comunque, nello scenario delineato, temporanee e potrebbero essere progressivamente riassorbite nel 2027, quando gli effetti base legati all’energia dovrebbero contribuire a ridurre l’inflazione complessiva.
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