Il nuovo “decreto scuola”, entrato in vigore il 1° ottobre, interviene anche sulle regole che disciplinano il Piano Educativo Individualizzato – Pei per gli alunni e le alunne con disabilità. Dopo l’annuncio del ministro Valditara sulla possibilità di non riscrivere il Pei ogni anno, il testo definitivo ha precisato tempi, modalità di aggiornamento dello stesso, ruolo del Gruppo di Lavoro Operativo per l’inclusione e definizione delle ore di sostegno.
Abbiamo chiesto a esperti dell’inclusione e associazioni di commentare le nuove disposizioni, concentrandosi sulle conseguenze concrete delle modifiche introdotte.
1. Semplificare deve significare più tempo per ascoltare
di Vincenzo Falabella, presidente Fish
Dietro ogni Piano Educativo Individualizzato ci sono i nostri alunni e alunne con disabilità, i nostri studenti e studentesse, le nostre famiglie: speranze, preoccupazioni e il desiderio di una scuola in cui imparare, crescere e sentirsi accolti. Comprendo quindi le ansie che accompagnano ogni modifica. Rispettarle significa anche evitare allarmismi e strumentalizzazioni.
Ora che il decreto è stato finalmente pubblicato, entriamo nel merito delle sue disposizioni e leggiamolo nella sua completezza senza strumentalizzazioni, per comprenderne la reale portata e le conseguenze concrete, chiedendo chiarimenti dove emergono dubbi e correzioni dove si riscontrano criticità.
Con questo spirito considero positivo evitare una riscrittura annuale quando non vi siano cambiamenti significativi. Il tempo recuperato può essere dedicato all’ascolto e al confronto. Le persone, però, crescono: cambiano bisogni, aspirazioni, relazioni e autonomie. La continuità del documento deve quindi accompagnarsi a verifiche effettive e alla possibilità di aggiornarlo ogni volta che serva e questo il decreto approvato lo consente.
Perché questo avvenga, il Glo deve restare un luogo di corresponsabilità, con la famiglia al centro e il contributo di tutte le componenti, valorizzando anche la voce dello studente o della studentessa. In questa prospettiva, evitare che un’assenza blocchi l’approvazione a volte può essere necessario, purché non diventi un alibi per sottrarsi al confronto e sia garantita a ciascuno la possibilità concreta di partecipare.
Il Glo deve restare un luogo di corresponsabilità, con la famiglia al centro e il contributo di tutte le componenti, valorizzando anche la voce dello studente o della studentessa. Evitare che un’assenza blocchi l’approvazione a volte può essere necessario, purché non diventi un alibi per sottrarsi al confronto e sia garantita a ciascuno la possibilità concreta di partecipare
Vincenzo Falabella
Il Pei riguarda molto più delle ore di sostegno. È positivo che si passi dalla “proposta” del loro numero alla “definizione” motivata, ma questo passaggio deve inserirsi in un progetto che accompagni ogni alunno e alunna nell’apprendimento, nelle relazioni e nella conquista delle proprie autonomie. Semplificarlo deve significare avere più tempo per ascoltare, comprendere i bisogni e prendersi cura delle persone.
2. Il Pei a giugno nei cambi di ciclo? Impossibile
di Flavio Fogarolo, esperto di inclusione scolastica, gestisce il Gruppo Facebook “Normativa Inclusione”
Che i Glo spesso non funzionino come dovrebbero è fuori discussione, ma dal ministero ci si aspetterebbero interventi concreti per superare le criticità, cominciando dalla difficile partecipazione degli specialisti sanitari che in certe zone d’Italia risultano totalmente assenti. La legge 104/92 art. 15 comma 10 dice che l’unità di valutazione multidisciplinare dell’Asl fornisce al Glo il “necessario supporto” ossia che, ammesso non possa partecipare a ogni incontro, deve sostenerne i lavori in qualche altro modo.
Invece di insistere perché questa norma venga applicata, il ministero fa aggiungere alla legge 104 un nuovo comma che dice ufficialmente che il Pei può essere approvato anche in assenza di una delle componenti previste. Questo comma farà discutere: cosa significa “una” delle componenti? E se ne mancano due? E cosa si intende veramente per “componenti”?
Il Pei va approvato entro giugno anche nelle classi terminali e anche questo creerà problemi: come può un Glo redigere un documento di programmazione che andrà attivato in una scuola che non conosce, da altri insegnanti, che lavorano in un altro ordine di scuola?
Flavio Fogarolo
Le nuove scadenze del Pei non ammettono eccezioni: la versione definitiva prima andava approvata “di norma” entro ottobre, adesso “entro e non oltre” il 15 ottobre. Il Pei va approvato entro giugno anche nelle classi terminali e anche questo creerà problemi: come può un Glo redigere un documento di programmazione che andrà attivato in una scuola che non conosce, da altri insegnanti, che lavorano in un altro ordine di scuola?
E ancora. Il decreto deve entrare in vigore immediatamente ma la parte sul Pei non è applicabile, non avendo le scuole redatto il Pei a giugno e non potendo quindi applicare adesso solo «aggiornamenti, correttivi e integrazioni» come si legge nell’art. 7 c. 2/g modificato. Quindi adesso le scuole devono per forza redigere il Pei, che finora non c’è. Anticipare ora la scadenza al 15 ottobre sarebbe follia. Spero che il ministero chiarisca presto questo punto.
3. Il Pei non “si può” cambiare perché “si deve” cambiare
di Dario Ianes, presidente Fondazione Scuola e Ricerca
Il Pei è uno delle “istituzioni” più importanti di garanzia dei processi inclusivi per gli alunni/e con disabilità e per la classe intera. Dall’inizio degli anni Novanta la scuola italiana lo ha studiato, applicato, si è resa disponibile molta letteratura pedagogica, fino al modello nazionale più recente, notevolmente evoluto e normato cinque/sei anni fa. Nella scuola si è diffusa la consapevolezza e la pratica (ma anche nelle famiglie) che il Pei non è un adempimento burocratico da compilare e mettere in un cassetto, ma un documento di lavoro, una progettazione individualizzata dell’attività didattica ed educativa.
Oggi nessun insegnante mi rivolgerebbe la domanda che mi fu fatta quasi trent’anni fa: “Il Pei si può cambiare nel corso dell’anno scolastico?”. Allora risposi che se il Pei è stato scolpito su tavole di pietra, certamente no; se invece è un documento di lavoro, allora non solo si può, ma si deve adattarlo dinamicamente all’evoluzione degli apprendimenti e della situazione dell’alunno e della classe.
Non servirebbe dirlo, ma ogni anno scolastico il curricolo cambia, gli insegnanti cambiano, le progettazioni didattiche cambiano, le competenze degli alunni/e cambiano. Cambiano anche, ovviamente, le esigenze di ore di sostegno e/o di specialistica scolastica.
Congelare il Pei vuol dire farlo diventare un adempimento rigido, una prassi burocratica molto simile a quelle “diagnosi-etichette” che ti porti dietro. Con questa misura legislativa si ledono i diritti delle famiglie alla partecipazione, la libertà di insegnamento e le possibilità di autodeterminazione degli alunni/e con disabilità.
Congelare il Pei vuol dire farlo diventare un adempimento rigido, una prassi burocratica molto simile a quelle “diagnosi-etichette” che ti porti dietro
Dario Ianes
4. Chiedere un aumento delle ore di sostegno sarà una strada in salita
di Roberto Speziale, presidente nazionale Anffas e Gianfranco Salbini, presidente Nazionale Aipd
Il ministro Valditara ha voluto indirizzare a tutti noi genitori una lettera a sua firma, per spiegare i contenuti e gli effetti del decreto che ha proposto. Non abbiamo motivo di dubitare sulle buone intenzioni del ministro, ma ci chiediamo se lo stesso conosce concretamente le tante, troppe traversie che le famiglie quotidianamente sono costrette ad affrontare per vedere garantito il diritto all’inclusione scolastica dei propri figli con disabilità, nonostante le tante leggi che ci dovrebbero tutelare.
Riteniamo doveroso tornare ad intervenire congiuntamente per decostruire una narrazione che nasconde, sotto le mentite spoglie della “semplificazione burocratica”, una gravissima e unilaterale inversione di marcia sul diritto all’inclusione scolastica. Questa non è semplificazione, è un arretramento dei diritti che non siamo disposti ad accettare
Roberto Speziale e Gianfranco Salbini
Riteniamo doveroso tornare ad intervenire congiuntamente per decostruire una narrazione che nasconde, sotto le mentite spoglie della “semplificazione burocratica”, una gravissima e unilaterale inversione di marcia sul diritto all’inclusione scolastica. Nel decreto scuola si cela il rischio concreto di una cristallizzazione dei sostegni dettata unicamente da esigenze economiche e di bilancio dello Stato: se le ore vengono bloccate a monte nel passaggio da un anno all’altro per “programmare al meglio gli organici”, chiedere un aumento delle ore diventerà una strada in salita per i genitori, costretti a scontrarsi con tetti di spesa rigidi e, purtroppo, a dover ricorrere nuovamente ai tribunali per vedere riconosciuti i diritti dei propri figli.
Sanare la cronica carenza di personale medico delle Asl consentendo di deliberare “a ranghi ridotti” non è un favore fatto alle famiglie. Al contrario, indebolisce e svaluta l’organo collegiale. Permettere l’approvazione del Pei senza figure chiave significa spianare la strada a decisioni unilaterali della scuola, lasciando i genitori ancora più soli.
Questa non è semplificazione, è un arretramento dei diritti che non siamo disposti ad accettare. Le persone con disabilità e le famiglie di Anffas e di Aipd chiedono l’immediato ritiro o la profonda revisione di queste norme in sede di conversione del decreto.
Foto di a Nicola Barts su Pexels
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