ENI e Ares Management Alternative Credit Funds hanno perfezionato il riassetto azionario di Plenitude annunciato lo scorso marzo in concomitanza con la presentazione del Piano Industriale ENI 2026-2030 (si veda altro articolo di BeBeez), facendo scattare il controllo congiunto della società e, di conseguenza, il suo deconsolidamento dal bilancio consolidato di ENI. L’operazione si è chiusa con un aumento di capitale non proporzionale da 1,56 miliardi di euro, di cui 1,08 miliardi sottoscritti da Ares e 480 milioni da ENI, mentre Energy Infrastructure Partners (EIP) non ha partecipato all’aumento. A valle dell’operazione ENI scende da circa il 70% al 65,03%, Ares sale dal 20% al 26,24% ed EIP si diluisce dal 10% all’8,73% (si veda qui il comunicato stampa).
Sono questi i primi numeri definitivi rispetto a quanto comunicato a marzo, quando ENI aveva annunciato un aumento di capitale di circa 1,5 miliardi, del quale almeno un miliardo sarebbe stato sottoscritto da Ares, indicando soltanto che la propria partecipazione sarebbe scesa a una quota vicina al 65%. L’operazione è stata perfezionata mantenendo invariata la valorizzazione concordata allora: equity value pre-money di 10,75 miliardi di euro per il 100% di Plenitude, corrispondente a un enterprise value di circa 13,1 miliardi. L’aumento implica quindi un equity value post-money di 12,31 miliardi di euro.
La novità più significativa rispetto all’annuncio di marzo riguarda però la governance, della quale ora sono stati resi noti i meccanismi. Il nuovo consiglio di amministrazione sarà composto da nove membri: cinque nominati da Eni, compreso l’amministratore delegato; tre da Ares, compreso il presidente; e uno da EIP. Inoltre, per alcune materie rilevanti saranno necessarie maggioranze qualificate che comprendano il voto favorevole di almeno un amministratore designato da Ares. Fra le decisioni espressamente sottoposte a questo meccanismo figurano l’approvazione del budget e dei piani aziendali.
È questo sistema di diritti di governance, non la percentuale di capitale, a fondare contabilmente il controllo congiunto tra ENI e Ares. ENI, infatti, mantiene contemporaneamente il controllo di diritto su Plenitude con il 65,03% e continuerà a esercitare l’attività di direzione e coordinamento ai sensi dell’articolo 2497 del Codice Civile, ma nei limiti compatibili con gli accordi di controllo congiunto stipulati con Ares. Il perfezionamento produce quindi l’effetto che ENI aveva indicato già a marzo come obiettivo centrale dell’operazione: Plenitude esce dal perimetro di consolidamento integrale del gruppo del Cane a Sei Zampe, pur rimanendo partecipata al 65,03% e soggetta alla sua direzione e coordinamento.
Il nuovo capitale è destinato a rafforzare la struttura patrimoniale di Plenitude e a finanziare il piano di crescita organica e per acquisizioni. Il piano al 2030 indicato a marzo punta a raggiungere 15 GW di capacità rinnovabile installata e 15 milioni di clienti retail, oltre a conseguire un rating investment grade.
A oggi la società dichiara circa 6 GW di capacità rinnovabile installata, rispetto ai 5,8 GW di fine 2025, circa 11 milioni di clienti per elettricità, gas e soluzioni energetiche e oltre 23 mila punti di ricarica per veicoli elettrici. Il gruppo opera oggi in più di 15 Paesi.
Ricordiamo che il coinvolgimento di investitori esterni da parte di ENI in Plenitude è iniziato nel dicembre 2023 con l’intervento di Energy Infrastructure Partners che all’epoca aveva rilevato il 10% sottoscrivendo un aumento di capitale di 566 milioni, riconoscendo un enterprise value di 10 miliardi di euro (si veda altro articolo di BeBeez). Nel maggio 2025 è stato poi il turno di Ares Management, che aveva rilevato il 20% direttamente da ENI, riconoscendo per Plenitude un EV di 12 miliardi di euro (si veda altro articolo di BeBeez). Il nuovo riassetto si base invece, come detto, su un EV di 13,1 miliardi.
Il riassetto rientra nel cosiddetto “satellite model” di ENI, con cui il gruppo apre il capitale di business ad alta crescita a investitori finanziari esterni, consentendo alle partecipate di finanziare autonomamente una parte maggiore del proprio sviluppo e allo stesso tempo liberando risorse per ENI. Una strategia che il gruppo sta applicando per esempio anche ad Enilive, che si occupa di bioraffinazione, produzione di biometano, soluzioni di smart mobility, tra cui il car sharing Enjoy, oltre che commercializzazione e distribuzione di tutti i vettori energetici per la mobilità, di cui nell’ottobre 2024 KKR aveva rilevato il 25% per 2,9 miliardi di euro (si veda altro articolo di BeBeez) e nel febbraio 2025 ha arrotondato la partecipazione del 5% investendo 587,5 milioni (si veda altro articolo di BeBeez).
Francesco Gattei, Chief Transition & Financial Officer di ENI, ha commentato: “La riorganizzazione dell’assetto azionario di Plenitude rappresenta un traguardo significativo nel percorso di sviluppo della società e una concreta dimostrazione dell’efficacia del modello satellitare di ENI. Questa strategia ha consentito a Plenitude di continuare a crescere a tassi significativi, diventando uno degli attori più rilevanti del mercato con un modello di business integrato e diversificato. Il riassetto azionario e l’iniezione di capitale da parte dei soci aprono nuove opportunità per Plenitude che sarà impegnata a perseguire i propri obiettivi di crescita. Siamo orgogliosi di aver creato una società che sta dimostrando come sia possibile generare valore significativo per gli azionisti, offrendo al contempo ai clienti un portafoglio di prodotti e servizi progressivamente decarbonizzato”.
Stefano Goberti, amministratore delegato di Plenitude, ha aggiunto: “Questa operazione apre un nuovo capitolo nel nostro percorso di crescita. Grazie al supporto di partner di rilievo come Eni, Ares ed EIP, rafforziamo ulteriormente il nostro posizionamento e acceleriamo verso il raggiungimento dei nostri obiettivi strategici. Il nostro modello di business, la solidità patrimoniale e le competenze industriali rappresentano le basi su cui vogliamo continuare a costruire, per generare valore nel lungo termine per tutti i nostri stakeholder”.
Plenitude, Ares Management e Energy Infrastructure Partners
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