(Foto: Soraya Akhlaghi col saggista Gianni Maragno)
La giovane artista afghana, cresciuta a Teheran, ha filmato per cinque anni la propria vita e i tentativi di raggiungere la madre in Austria. A Matera il Premio Bini-Pasolini del MATIFF
A volte una macchina da presa può essere un semplice smartphone. E una storia personale può trasformarsi, quasi senza volerlo, in un film capace di attraversare i confini.
È quello che è accaduto a Soraya Akhlaghi, artista afghana cresciuta a Teheran, protagonista e coautrice di A Fox Under a Pink Moon, il documentario realizzato insieme al regista iraniano Mehrdad Oskouei. Un’opera nata da una collaborazione a distanza e costruita attraverso immagini che Soraya ha girato personalmente con il proprio telefono nell’arco di cinque anni.
Aveva appena 16 anni quando ha cominciato a filmare. Oggi ne ha 23 e quel lungo diario per immagini è diventato un documentario di circa 77 minuti, già presentato in importanti festival internazionali e accolto con diversi riconoscimenti.
A Matera, il 30 settembre, Soraya ha ricevuto il Premio Bini-Pasolini della Fondazione Alfredo Bini, nell’ambito della settima edizione del MATIFF – Matera International Film Festival.
Cinque anni raccontati dal telefono
Il cuore di A Fox Under a Pink Moon è la vita di Soraya e il suo lungo tentativo di lasciare l’Iran per raggiungere la madre, che vive in Austria.
Le immagini sono state realizzate direttamente da lei. Non c’è una troupe che la segue, non c’è un operatore dietro la macchina da presa: Soraya è contemporaneamente protagonista, testimone e autrice delle proprie immagini.
Nel corso degli anni filma la quotidianità, i tentativi di fuga, le attese e le difficoltà. Registra momenti intimi, canta e balla davanti alla videocamera, ma mostra anche le conseguenze della violenza subita all’interno del matrimonio.
Il materiale raccolto con il telefono viene successivamente organizzato e trasformato in un racconto cinematografico da Mehrdad Oskouei, che ha lavorato a distanza con la giovane artista.
Il risultato è un film nel quale il confine tra documentario, diario personale e autoritratto artistico diventa molto sottile.
L’arte come forma di resistenza
Soraya non è soltanto la protagonista del film. È soprattutto un’artista.
Disegna, scolpisce e costruisce figure utilizzando materiali poveri e facilmente reperibili. Per alcune delle sue sculture utilizza persino il cartone delle confezioni delle uova, ammorbidito nell’acqua, oppure l’argilla trovata lungo le strade percorse durante i suoi tentativi di fuga.
Nei suoi disegni tornano continuamente alcuni personaggi e simboli: una volpe, compagna fedele del viaggio; una luna rosa che sembra proteggerla e osservarla; un pagliaccio che ride e nel quale Soraya riconosce una parte di se stessa.
Queste immagini entrano nel film insieme alle animazioni e alle riprese reali, creando un universo sospeso tra sogno e realtà.
L’arte diventa così qualcosa di più di un’attività creativa. È il modo attraverso cui Soraya riesce a dare una forma alle proprie paure, alle speranze, alla solitudine e al desiderio di costruire un futuro diverso.
Una storia personale che diventa universale
Nel documentario la vicenda di Soraya si intreccia anche con le notizie provenienti dall’Afghanistan, suo Paese d’origine. La sua esperienza individuale si inserisce così in un quadro più ampio fatto di migrazione, frontiere, condizione femminile e ricerca di libertà.
Ma il film non sembra voler trasformare Soraya soltanto in un simbolo.
Al contrario, attraverso le immagini girate con il telefono, i disegni e le sculture, emerge una personalità precisa, complessa e fortemente determinata.
È proprio la dimensione personale a rendere il racconto particolarmente intenso. Soraya non osserva la propria storia da lontano: la vive e, nello stesso tempo, trova il modo di registrarla.
Ogni video diventa quindi una traccia della sua esistenza e della sua volontà di non lasciare che siano altri a raccontarla al posto suo.
Dal telefono ai grandi festival internazionali
Il percorso di A Fox Under a Pink Moon è andato ben oltre la storia personale della sua giovane protagonista.
Il film ha ricevuto importanti riconoscimenti nel circuito internazionale del documentario, tra cui il Best Film Award all’IDFA – International Documentary Film Festival Amsterdam 2025. Nel 2026 sono arrivati altri premi, tra cui il Grand Award del Festival internazionale del cinema e dei diritti umani di Ginevra e il Youth Jury Award – Documentary.
Il documentario è stato inoltre premiato al Full Frame Documentary Film Festival negli Stati Uniti.
Un percorso che ha trovato una nuova tappa a Matera, dove Soraya ha ricevuto il Premio Bini-Pasolini della Fondazione Alfredo Bini durante la settima edizione del MATIFF.
Il festival materano, dedicato al cinema internazionale e all’incontro tra la settima arte e le altre forme di espressione artistica, ha così accolto una storia nella quale cinema, pittura, scultura, animazione e autobiografia convivono continuamente.
Una volpe sotto una luna rosa
Il titolo del film racchiude forse l’essenza stessa dell’immaginario di Soraya.
La volpe che ritorna nei suoi disegni sembra accompagnarla nel viaggio. La luna rosa osserva dall’alto. Il pagliaccio continua a sorridere.
Sono figure nate dalla fantasia, ma immerse in una realtà fatta di ostacoli, violenza e tentativi di fuga.
In mezzo a tutto questo c’è uno smartphone.
Uno strumento comune, quasi banale, che per Soraya diventa una macchina da presa, un diario e soprattutto un mezzo per conservare la propria voce.
Da adolescente ha iniziato a filmare la propria vita. Cinque anni dopo quelle immagini sono diventate un film visto nei festival internazionali e premiato anche a Matera.
Il valore di A Fox Under a Pink Moon sta forse proprio qui: nella capacità di trasformare una condizione di fragilità in una forma di espressione.
Soraya filma, disegna, scolpisce e racconta. E attraverso l’arte prova a costruire ciò che ancora non possiede: la possibilità di scegliere il proprio futuro.
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