#Finsubito news dalla rete – “La leadership ha bisogno di competenza”- Fortune Italia


Per Bianca Berardicurti, counsel di Legance, curiosità, preparazione e consapevolezza di sé sono indispensabili per costruire una carriera solida.

Dalla scelta di specializzarsi nell’arbitrato internazionale alla guida di team di professionisti, Bianca Berardicurti ha costruito il proprio percorso mettendo al centro competenza, formazione continua e apertura internazionale. Nell’intervista racconta cosa significa prendere decisioni in contesti complessi e perché la diversità rappresenta una risorsa.

Quali momenti hanno segnato maggiormente la sua crescita professionale?

Ce ne sono stati molti. Nell’ambiente in cui lavoro ho il privilegio di confrontarmi ogni giorno con professionisti e clienti di altissimo livello. Il primo passaggio davvero importante, però, è stato capire con chiarezza che cosa mi piacesse fare e in quale ambito avrei potuto eccellere.

Si dice: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno nella tua vita”. Non direi che sia proprio così, ma credo che cercare di fare ciò che si ama e seguire le proprie inclinazioni sia una chiave fondamentale per continuare a crescere. Sono molto grata alle persone che mi hanno aiutata a mettere a fuoco questa consapevolezza.

L’arbitrato è un settore competitivo e internazionale. Quali sono le competenze indispensabili per costruire una leadership credibile?

Le competenze tecniche sono alla base di qualsiasi area della nostra professione. Occorre continuare a rafforzare, ampliare e nutrire il proprio bagaglio di conoscenze, studiando e approfondendo anche quando si raggiungono posizioni di maggiore responsabilità. È il fondamento del nostro lavoro.

L’arbitrato, inoltre, coinvolge spesso ordinamenti, culture e lingue differenti. Per questo sono indispensabili apertura culturale, padronanza delle lingue e conoscenza approfondita del contesto geopolitico.

Nel suo lavoro è chiamata a prendere decisioni complesse. Come affronta l’incertezza?

Per indole sono portata ad assumermi la responsabilità delle decisioni. Credo che l’aspetto più importante sia riuscire a tenere stress, agitazione e pressione fuori dal processo decisionale: scegliere quando ci si trova in uno stato di forte malessere rischia di essere controproducente.

Cerco sempre di rispettare la complessità delle situazioni e di valutarle da prospettive diverse. Nel mio lavoro il confronto con clienti e colleghi è fondamentale: il lavoro di squadra rappresenta il vero valore aggiunto, sia per i professionisti sia per i clienti.

Ha seguito anche il tema della rappresentanza di genere nel mondo dell’arbitrato. A che punto siamo oggi?

Mi occupo da tempo delle questioni di genere, sia nella mia professione sia più in generale. Nel mercato legale, e in particolare nel mondo dell’arbitrato, conosco moltissime donne di grande talento, da cui ho imparato e continuo a imparare molto. La situazione sta progressivamente migliorando, ma il lavoro da fare è ancora considerevole. Credo fermamente che alla prospettiva dei diritti, che rimane cruciale, debba affiancarsi anche una riflessione sul valore che una piena inclusione della componente femminile può portare ai processi decisionali.

Diverse ricerche hanno evidenziato come, nei contesti collegiali, una composizione più eterogenea contribuisca a decisioni più equilibrate, solide e ponderate. Questo non significa che donne e uomini debbano necessariamente assumere posizioni diverse, ma che la diversità, di per sé, rappresenta un elemento di ricchezza e rafforza la qualità del processo decisionale.

È una prospettiva importante non solo per la parità di genere, ma anche per l’efficienza e l’integrità del sistema. Di recente, con Arbit, il Forum Italiano per l’Arbitrato e l’Adr, di cui sono Co-chair, abbiamo organizzato un convegno dedicato proprio a questo tema. Credo che questa riflessione debba diventare una componente sempre più strutturale del dibattito.

Che tipo di leader cerca di essere per i professionisti più giovani del suo team?

Una delle cose che amo di più del mio lavoro è la possibilità di confrontarmi ogni giorno con professionisti più giovani: è una finestra sempre aperta sulle nuove generazioni. Cerco innanzitutto di vedere le persone prima dei professionisti. Mi aiuta ricordare chi ero quando ero al loro posto per non dare nulla per scontato.

Cerco poi di dare l’esempio attraverso il lavoro e l’impegno, perché so quanto sia più facile ed efficace seguire le indicazioni di una persona che si stima e verso la quale si nutrono rispetto e ammirazione professionale. Mi prendo il tempo necessario per spiegare, offrire il contesto e rivedere insieme il lavoro. Quando ci si guadagna stima e rispetto, non serve essere autoritari.

Quanto contano curiosità, formazione continua e apertura internazionale in una professione come la sua?

La preparazione tecnica e il continuo arricchimento professionale sono il cuore pulsante di questo mestiere: da lì non si può prescindere. Fermo restando questo principio, in un contesto sempre più globale e in mercati sempre più interconnessi, il desiderio di conoscenza in senso ampio e l’apertura internazionale sono fondamentali. Sono ciò che permette di dare al proprio profilo quella marcia in più.

C’è una lezione che avrebbe voluto imparare prima e che oggi sente di condividere con le nuove generazioni di professioniste?

Ce ne sono molte. Forse avrei voluto comprendere prima l’importanza di lavorare sull’autostima, sulla consapevolezza di sé e sulla forza interiore, parallelamente al lavoro sulle proprie competenze professionali.

Spesso noi donne siamo vittime del nostro stesso perfezionismo. Il mondo esterno tende a rispondere anche agli impulsi che trasmettiamo e al modo in cui scegliamo di presentarci e di affrontare le situazioni. Imparare a riconoscere il proprio valore è quindi una parte essenziale del percorso professionale e prima lo si capisce, meglio è.

Che consiglio darebbe a una giovane donna che sogna una carriera internazionale nel mondo legale?

Innanzitutto, le consiglierei di essere certa che questo sia davvero il percorso che desidera intraprendere. È un lavoro faticoso e impegnativo, per il quale è indispensabile una determinazione enorme. E poi le direi di non smettere mai di studiare, leggere e approfondire: la conoscenza è il nostro vero superpotere.


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