#Finsubito news dalla rete – Il welfare aziendale smette di essere un catalogo: con Welfare ESG ogni dipendente fa crescere un bosco


Un buono carburante, un abbonamento in palestra, il rimborso dei libri scolastici. Poi, a fine anno, il saldo torna a zero e il ciclo ricomincia. Per molti lavoratori il welfare aziendale è ancora questo: un credito da spendere e un catalogo da sfogliare. Negli ultimi anni le piattaforme sono diventate più complete e più semplici da utilizzare, ma la logica di fondo non è cambiata: l’impresa mette a disposizione un importo, il dipendente lo utilizza e la relazione si esaurisce nella transazione.

Resta però una domanda che poche aziende si pongono: che cosa rimane, a dicembre, di tutto il valore distribuito durante l’anno? È da questa domanda che nasce Welfare ESG, la piattaforma sviluppata da Natù ESG, società benefit specializzata in sostenibilità d’impresa, che sarà presentata ufficialmente venerdì 9 ottobre. La risposta che propone è insolita per il settore: un bosco, persone formate sui temi della sostenibilità, iniziative nelle scuole e un documento che ne misura gli impatti. Il catalogo dei benefit resta, ma diventa soltanto una parte di un ecosistema più ampio, che trasforma il welfare in un punto di contatto continuativo tra le persone, l’azienda e la sua strategia di sostenibilità.

Un bosco che cresce insieme alle persone

L’elemento più sorprendente è il bosco aziendale. Per ogni dipendente presente in piattaforma viene messo a dimora un albero, e ogni anno di permanenza in azienda ne aggiunge un altro. A parità di organico, un’impresa con 200 dipendenti si ritroverebbe dopo tre anni con un bosco di 600 alberi: un patrimonio ambientale riconoscibile, radicato sui territori, che cresce letteralmente insieme alle persone e rende visibile un impegno che altrimenti rischierebbe di restare astratto.

Il bosco aziendale si inserisce in «Un Albero per il Futuro», il progetto di riforestazione promosso da Natù ESG che prevede anche il sostegno a iniziative di educazione ambientale nelle scuole. Piantumazioni e attività educative vengono documentate con foto e video, materiali che l’azienda può utilizzare nella propria comunicazione verso dipendenti, clienti e stakeholder: un sostegno concreto ai territori e all’ambiente che non comporta costi aggiuntivi.

La componente ambientale è inoltre pensata per essere misurabile. La CO₂ assorbita dagli alberi viene quantificata e, per le aziende che intendono compiere un passo ulteriore, è disponibile un servizio accessorio di certificazione dei crediti di carbonio generati dal proprio bosco: con 35 euro al mese l’impresa ottiene i crediti certificati, con un importo che comprende sia l’accompagnamento consulenziale sia i costi dell’ente di certificazione. Non si tratta di un dettaglio tecnico: dal 27 settembre 2026 sono applicabili le nuove regole introdotte dalla Direttiva UE 2024/825, che restringono l’uso di dichiarazioni ambientali generiche e non dimostrabili. In questo contesto, poter documentare e misurare le proprie iniziative ambientali diventa la condizione per poterle comunicare.

Formazione e challenge: la sostenibilità diventa partecipazione

La seconda leva è la formazione, che attraverso percorsi dedicati a cambiamento climatico, economia circolare, comportamenti sostenibili e responsabilità sociale porta la cultura della sostenibilità all’intera organizzazione, anziché confinarla ai sustainability manager o ai vertici aziendali. Per le imprese significa aumentare le ore di formazione sui temi ESG, un indicatore sempre più richiesto nella rendicontazione di sostenibilità e nelle valutazioni delle catene di fornitura.

Accanto alla formazione trovano spazio le challenge sulla sostenibilità, dedicate per esempio alla mobilità sostenibile, alla riduzione degli sprechi e dei consumi o all’adozione di comportamenti più responsabili. Meccanismi di gamification e premi trasformano obiettivi spesso percepiti come tecnici in esperienze concrete e condivise tra colleghi, e il dipendente smette di essere soltanto il destinatario di un beneficio per diventare parte attiva delle iniziative promosse dall’azienda.

Meno complessità per HR e consulenti del lavoro

C’è poi un aspetto meno visibile, ma decisivo per chi il welfare deve gestirlo ogni giorno: l’operatività. La piattaforma è stata progettata per semplificare il lavoro di HR, amministrazione del personale e consulenti del lavoro, attraverso l’automazione della reportistica e la possibilità di interconnessione con i sistemi aziendali. L’obiettivo è ridurre le attività manuali, i passaggi ripetitivi e la frammentazione delle informazioni, rendendo più agevole il monitoraggio delle posizioni dei dipendenti e delle iniziative attivate, soprattutto nelle organizzazioni con molti dipendenti, più sedi o processi HR già strutturati.

Per il lavoratore, nel frattempo, resta centrale ciò che si chiede a qualsiasi piattaforma welfare: un’ampia spendibilità del credito, alla quale si affianca una sezione dedicata ai bonus pubblici disponibili.

Dalle scuole alla Relazione di Impatto

Il modello allarga il perimetro del welfare oltre il rapporto diretto tra impresa e dipendente. Attraverso le attività nelle scuole, le piantumazioni e le iniziative realizzate insieme alle comunità locali, il welfare mette in relazione azienda, dipendenti, studenti e territorio in un modo che il concetto tradizionale di benefit non contempla.

L’ultimo tassello è la rendicontazione: alberi messi a dimora, ore di formazione, partecipazione alle challenge e iniziative territoriali confluiscono nella Relazione di Impatto, che organizza dati e risultati e li rende utilizzabili nella comunicazione di sostenibilità. Welfare, engagement e reporting ESG, che nelle imprese sono generalmente presidiati da funzioni diverse come risorse umane, sostenibilità e comunicazione, vengono così ricondotti a un unico ecosistema. Per anni al welfare si è chiesto di distribuire valore alle persone; questo modello prova a costruirlo insieme a loro.

Tutto incluso: dal welfare come spesa al welfare come infrastruttura

A rendere il modello difficilmente paragonabile alle piattaforme tradizionali è la sua struttura economica. Bosco aziendale, formazione ESG, challenge, strumenti di misurazione e Relazione di Impatto non vengono proposti come servizi da acquistare separatamente, ma sono integrati nel servizio welfare senza costi aggiuntivi per l’impresa. Il canone previsto è di 2 euro al mese per dipendente, senza commissioni sul transato. Con un unico strumento l’azienda gestisce benefit, coinvolgimento dei dipendenti, formazione, progetti ambientali, attività sul territorio e una parte della propria comunicazione ESG.

Il punto, dunque, non è aggiungere qualche funzionalità ESG a una piattaforma welfare, ma cambiare il ruolo stesso del welfare all’interno dell’impresa: da strumento di distribuzione dei benefit a infrastruttura che mette in relazione persone, sostenibilità, formazione, territorio, reputazione e gestione HR. La differenza si misura in ciò che accade dopo l’attivazione: alberi piantati, persone formate, challenge completate, progetti nelle scuole, impatti misurati e processi amministrativi semplificati. In altre parole, in ciò che rimane a dicembre, quando il saldo torna a zero.

La presentazione il 9 ottobre

Welfare ESG sarà presentata venerdì 9 ottobre 2026 alle ore 14:30 nel corso di un webinar online gratuito, con una demo dal vivo della piattaforma dedicata alle aziende e dell’app per i dipendenti. L’incontro approfondirà anche le modalità di attivazione del welfare aziendale e gli strumenti che possono contribuire a ridurre il costo del lavoro.

La partecipazione è gratuita, previa registrazione sulla pagina dell’evento: https://natuesg.it/welfaresg-riduci-costo-lavoro/

Sito del servizio: https://welfaresg.it/

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