#Finsubito news dalla rete – San Giovanni in Fiore. Dda e patrimoni sospetti: quel “miracolo finanziario” all’ombra del lago Arvo



DDA E PATRIMONI SOSPETTI: QUEL “MIRACOLO FINANZIARIO” ALL’OMBRA DEL LAGO ARVO
C’era un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui la vita economica della coppia composta da Rosaria Succurro e Marco Ambrogio non brillava certo per opulenza. Fino al 2020, prima dell’infilzata di poltrone e fasce tricolori che ha portato la Succurro alla guida del Comune di San Giovanni in Fiore, poi alla Presidenza della Provincia di Cosenza e infine ai vertici dell’Anci Calabria e al Consiglio Regionale, il quadro finanziario dei due coniugi raccontava tutta un’altra storia. Una condizione decisamente ordinaria, se non affannata, appesantita persino dai debiti e dalle pendenze residue di una passata società di eventi cosentina gestita dalla signora insieme ad altri soci.
Poi, improvvisamente, a partire dal 2022 si compie la “mutazione alchemica”. Un’esplosione di ricchezza tanto rapida quanto imponente: acquisti a catena di immobili e terreni, auto di lusso, la sfarzosa ristrutturazione della residenza su Corso Mazzini a Cosenza e uno stile di vita da capogiro. Un tenore di vita stellare che solleva interrogativi non più rinviabili e che oggi finisce sotto la lente d’ingrandimento delle attenzioni investigative della Dda di Catanzaro.

L’AFFAIRE “EX ALBERGO LUCANTO”: SOLDI PUBBLICI A GONFIE VELE
Al centro dell’intreccio c’è l’operazione condotta dalla Provincia di Cosenza a guida Rosaria Succurro per l’acquisto dell’ex albergo Lucanto a Lorica. Praticamente un rudere.
Un prezzo fuori da ogni logica di mercato: la Provincia rileva l’immobile per ben 710.000 euro, a fronte di stime e perizie commerciali precedenti che ne fissavano il valore attorno ai 200.000 euro per un rudere destinato solo all’abbattimento. Un prezzo più che triplicato attingendo a piene mani dal denaro pubblico della collettività.

Il sospetto del “travaso” e la matematica dell’operazione – Perché sborsare una cifra simile?
L’ipotesi investigativa è che quel valore sia stato deliberatamente “gonfiato” per far uscire dalle casse dell’Ente la provvista necessaria a coprire e finanziare, direttamente o per vie traverse, l’acquisto dell’immobile adiacente. Se la struttura adiacente (poi trasformata nel B&B di lusso della famiglia Ambrogio) è stata ceduta dallo stesso proprietario senza un pagamento congruo, tracciabile e proporzionato da parte degli acquirenti privati, l’operazione appare chiara: la struttura privata è venuta praticamente “gratis”, pagata indirettamente con le sovravalutazioni coperte dai soldi dei cittadini.

LA RETE DEI B&B E LE SCHERMATURE SOCIETARIE
La struttura di Lorica, il B&B “Mira Lago”, non è un unicum ma un tassello di una precisa catena ricettiva riconducibile alla medesima gestione familiare, completata dai B&B “Mira Mare” a Campora San Giovanni e “Mira Golfo” a Nocera Terinese. Anche se magari adesso Ambrogio ha mollato almeno uno dei B&B, ovviamente quello di Lorica, per non dare ancora nell’occhio (capisciammè).
Sullo sfondo della gestione compare la Tourist Club srl, una società formale intestata a terzi. Uno schermo societario che ha tutto il sapore dell’escamotage tramite prestanome e intermediari per nascondere la reale titolarità dei beni ed eludere i controlli sulla provenienza dei capitali. E nelle ultime ore è emerso anche un nome: Gianfranco Crudo. Ma anche questo è a conoscenza degli investigatori: del resto non era difficile risalire al giro di “vendite” del solito noto. 

IL “GIRO” DELLE DITTE: L’OMBRA DELLE COMPENSAZIONI E I BONIFICI FANTASMA
Altro capitolo scottante riguarda i cantieri di ristrutturazione, un ambito dove i costi attuali sono particolarmente gravosi. A eseguire i lavori sui B&B privati sarebbe stata la ditta edile di Giovambattista Guzzo (noto come “Quaglia”), un’impresa già favorita da una pioggia di appalti e affidamenti diretti da parte del Comune di San Giovanni in Fiore e della Provincia di Cosenza.
Il dubbio contabile su cui gli inquirenti sono chiamati a fare luce è di natura puramente aritmetica:
La verifica dei saldi privati – I lavori eseguiti sui beni privati della coppia (dalla residenza di Cosenza ai vari B&B) sono stati realmente saldati con regolari bonifici bancari parlanti e tracciabili partiti dai conti personali dei coniugi?
L’ipotesi della compensazione – Se questi bonifici non esistono o registrano cifre irrisorie rispetto all’entità dei cantieri, il meccanismo sottostante appare evidente. La ditta avrebbe lavorato sul privato perché già ampiamente ricompensata attraverso le “maggiorazioni” raddoppiate o triplicate sui computi metrici degli appalti pubblici assegnati dagli Enti locali.

ORA LA DDA SQUARCI IL VELO: NELL’ERA DIGITALE NESSUN PATRIMONIO È SEGRETO
Oggi non esistono più segreti impenetrabili. Nell’era delle banche dati interconnesse, la ricostruzione di un patrimonio non richiede intuizioni complesse, ma un semplice controllo informatico. Oggi basta un solo codice fiscale per spalancare le porte dell’Anagrafe Tributaria, delle visure catastali storiche e dei registri immobiliari.
Ricostruire la mappa finanziaria non sarà difficile, dal momento che ogni movimento degli ultimi cinque anni è pienamente tracciabile.
Mappatura istantanea del patrimonio – Con il codice fiscale di Marco Ambrogio, Rosaria Succurro e dei loro parenti stretti o presunti prestanome, gli inquirenti e l’Agenzia delle Entrate possono tracciare ogni singola acquisizione di terreni, fabbricati e veicoli avvenuta a partire dal 2020. La sproporzione tra i redditi dichiarati e l’esplosione patrimoniale post-2022 risalta immediatamente.
L’Anagrafe dei Rapporti Finanziari e i flussi bancari – Ogni spostamento di denaro, conto corrente o transazione finanziaria rilevante viene monitorato in automatico dall’Agenzia delle Entrate e dall’Unità di Informazione Finanziaria (UIF). I movimenti bancari non scappano e non si cancellano.
Incrocio contabile e fatturazioni – L’incrocio tra le bolle di cantiere, i bilanci delle ditte coinvolte (in primis la ditta “Quaglia”), le delibere d’impegno di spesa pubblica e le uscite dai conti privati metterà a nudo l’eventuale assenza di tracciabilità.
Se gli accertamenti riscontreranno la provenienza illecita dei fondi, la fatturazione falsa o l’uso distorto delle risorse della collettività, la strada verso le contestazioni di reato e il sequestro finalizzato alla confisca dei beni sarà un atto dovuto. Lo si deve al rispetto della legalità, ma soprattutto a tutti quei cittadini che ogni giorno affrontano enormi sacrifici per vivere con dignità e che non possono più tollerare simili opacità.


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