#Finsubito news dalla rete – Banco Bpm, Crédit Agricole punta al 50%


Crédit Agricole potrebbe arrivare a controllare quasi metà del capitale di Banco Bpm attraverso una fusione con la propria controllata italiana. 

È questo uno degli scenari delineati da J.P. Morgan, che in un recente studio ha analizzato le possibili evoluzioni del risiko bancario italiano, individuando nell’integrazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia una delle opzioni industriali più concrete per il gruppo francese.

Secondo gli analisti della banca americana, l’operazione potrebbe portare Crédit Agricole a detenere inizialmente una partecipazione compresa tra il 44% e il 46% del capitale della nuova entità, destinata potenzialmente ad avvicinarsi al 50%. Un risultato che consentirebbe al gruppo transalpino di rafforzare considerevolmente il proprio peso nel mercato bancario italiano, senza procedere necessariamente a un’acquisizione diretta dell’intero capitale di Banco Bpm.

Il punto di partenza è la partecipazione già detenuta da Crédit Agricole in Piazza Meda, vicina al 30%. Una posizione che conferisce ai francesi un ruolo determinante nelle scelte strategiche dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna (a sinistra in foto), tornato al centro delle operazioni di consolidamento dopo l’annuncio dell’offerta di Monte dei Paschi di Siena.

La posizione di Castagna resta improntata alla prudenza. Il numero uno di Banco Bpm ha dichiarato che la banca non aderirà all’offerta di Mps, facendo riferimento alla necessità di valutare l’evoluzione della situazione e le prospettive legate all’operazione di Intesa Sanpaolo sulla banca senese.

Per Piazza Meda si apre quindi una fase di attesa, nella quale potrebbero emergere nuove opportunità di aggregazione. Tra queste, proprio l’ipotesi di un’integrazione con Crédit Agricole Italia (a destra in foto il presidente Giampiero Maioli), che consentirebbe al gruppo francese di consolidare la propria presenza nella Penisola attraverso una soluzione industriale diversa da un’offerta pubblica di acquisto.

Lo studio di J.P. Morgan prende in considerazione tre possibili strategie. 

La prima è rappresentata dall’acquisto diretto di Banco Bpm da parte di Crédit Agricole. Si tratta però dello scenario considerato meno probabile, soprattutto per l’elevato costo dell’operazione e per gli effetti che potrebbe avere sul capitale della banca francese.

Gli analisti stimano infatti che un’offerta pubblica di acquisto sul capitale di Banco Bpm potrebbe comportare un assorbimento patrimoniale superiore a 900 milioni di euro, rendendo meno interessante questa strada rispetto alle alternative disponibili.

La seconda possibilità, ritenuta più plausibile, consiste nella fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia (CAI). In questo caso il gruppo francese conferirebbe la propria controllata italiana, ricevendo in cambio una partecipazione rilevante nella nuova banca.

Il meccanismo ipotizzato prevede che Crédit Agricole Italia venga valorizzata con un premio del 10% rispetto al valore stimato dagli analisti, mentre Banco Bpm sarebbe valutata sulla base dei prezzi di mercato. L’operazione porterebbe Crédit Agricole a una quota compresa tra il 44% e il 46%, tenendo conto anche della partecipazione già posseduta nell’istituto milanese.

Una quota che potrebbe aumentare ulteriormente attraverso successivi acquisti sul mercato o altre operazioni sul capitale, consentendo ai francesi di avvicinarsi alla soglia del 50%.

La fusione avrebbe una logica industriale precisa. L’integrazione permetterebbe di combinare due importanti reti bancarie presenti sul territorio italiano, realizzando sinergie operative e commerciali, oltre a una maggiore efficienza dei costi.

Sotto il profilo delle dimensioni, il nuovo gruppo si candiderebbe a diventare uno dei principali operatori bancari del Paese, con una presenza particolarmente significativa nelle regioni settentrionali e un’offerta articolata tra credito alle imprese, servizi alle famiglie, risparmio gestito e bancassicurazione.

La struttura dell’operazione presenterebbe però alcune criticità. Una fusione di questa portata dovrebbe ottenere il consenso della maggioranza degli azionisti di Banco Bpm, oltre alle necessarie autorizzazioni delle autorità competenti.

Inoltre, secondo J.P. Morgan, il conferimento di Crédit Agricole Italia potrebbe portare i francesi a detenere una quota tale da sollevare interrogativi sugli obblighi di offerta pubblica e sulla disciplina applicabile al controllo della società quotata.

Il nodo è particolarmente rilevante perché Crédit Agricole Italia è già controllata per oltre il 50% dal gruppo francese attraverso cooperative regionali. Questo assetto societario renderebbe necessario valutare attentamente il perimetro dell’operazione e la sua compatibilità con le regole del mercato italiano.

Gli analisti prendono in considerazione anche una terza strada, che potrebbe consentire a Crédit Agricole di rafforzare la propria posizione senza procedere immediatamente a una fusione. Si tratta di un aumento progressivo della partecipazione in Banco Bpm, accompagnato dal mantenimento dell’autonomia operativa dell’istituto milanese.

Questa soluzione avrebbe il vantaggio di evitare nell’immediato le complessità di una grande operazione straordinaria, ma non consentirebbe di realizzare le stesse sinergie industriali ipotizzate attraverso l’integrazione con CA Italia.

Sul piano strategico, il dossier presenta anche una dimensione competitiva. L’eventuale fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia potrebbe infatti rappresentare una risposta alle ambizioni di UniCredit e al consolidamento promosso da Intesa Sanpaolo attraverso l’offerta su Monte dei Paschi di Siena.

In particolare, Banco Bpm è considerata uno degli asset più interessanti nel sistema bancario italiano, sia per la dimensione della rete distributiva sia per il radicamento nelle regioni economicamente più sviluppate del Paese.

Per Crédit Agricole, il rafforzamento in Piazza Meda permetterebbe di trasformare una partecipazione finanziaria già strategica in una presenza industriale ancora più incisiva, consolidando il ruolo dell’Italia come uno dei principali mercati del gruppo al di fuori della Francia.

Lo studio di J.P. Morgan sottolinea tuttavia che il contesto politico e regolamentare potrebbe influenzare significativamente le scelte dei protagonisti. Un’acquisizione diretta da parte di un gruppo straniero potrebbe incontrare maggiori resistenze rispetto a un’operazione presentata come fusione industriale tra due banche già fortemente radicate nel territorio nazionale.

Il fattore tempo potrebbe quindi diventare decisivo. Crédit Agricole potrebbe scegliere di mantenere la propria partecipazione attorno al 30%, lasciando evolvere il quadro del risiko prima di valutare una mossa definitiva.


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