Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, è intervenuto in occasione della Presentazione del Rapporto di Previsione dell’Autunno 2026 e Il Giornale d’Italia ha raccolto le sue dichiarazioni.
Orsini ha indicato nel costo dell’energia uno dei principali ostacoli alla crescita e alla competitività delle imprese, esprimendo apprezzamento per le parole del Presidente del Consiglio sul tema e per l’atteso decreto bollette. Ha richiamato il peso della speculazione finanziaria sugli ETS e la necessità di rivedere il meccanismo di formazione del prezzo dell’elettricità, legato al costo del gas.
Il Presidente di Confindustria ha inoltre sottolineato l’esigenza di prepararsi alla fine del PNRR, creando le condizioni per attrarre capitali pazienti e mobilitare il risparmio privato verso investimenti nella crescita, nella scuola e nella sanità.
Sul fronte europeo, ha chiesto un’Europa capace di sostenere concretamente l’industria, anche attraverso il debito comune, per sviluppare nuovi settori e preservare le catene del valore. Ha criticato l’abbandono della neutralità tecnologica, soprattutto nell’automotive, evidenziando il rischio di una crescente dipendenza dalla Cina. Infine, ha ribadito la necessità di affiancare agli investimenti materiali e immateriali la formazione, fondamentale per accompagnare la diffusione dell’intelligenza artificiale e la trasformazione delle imprese.
”Il grande problema si concentra ancora sull’energia, perché gli shock possono derivare ancora dai costi energetici. È il capitolo principale per la fine dell’anno e per il prossimo.
Devo dirvi perché sono un po’ in ritardo: ho ascoltato il Presidente del Consiglio al Senato parlare di energia e, in realtà, ho molto apprezzato, perché è quello che noi stiamo dicendo da un po’. Da quello che mi risulta deve uscire anche il decreto bollette, quindi questo sarebbe un sollievo per le nostre imprese.
Si è parlato di ETS. Mi collego un po’ a quello che diceva prima Giulio Tremonti sul fatto che la speculazione finanziaria sugli ETS ha portato fuori scala il costo dell’energia. Oggi il Presidente del Consiglio ha anche detto una cosa che mi ha fatto piacere, perché la diciamo da un po’: il prezzo dell’energia non può essere determinato dall’ultima centrale che rilascia energia, perché è collegato al costo del gas, quindi alla parte più alta.
Oggi abbiamo visto dai dati dei primi nove mesi un costo dell’energia superiore del 35% rispetto alla Germania. Il rischio, come dicevamo prima, è che lo shock possa portare quello 0,6% a zero l’anno prossimo.
Dai dati ho visto che il PNRR ha dato uno 0,5%, perché abbiamo potuto spendere bene quel denaro. Quindi bene, da un certo punto di vista. Però dobbiamo porci anche la domanda: cosa succederà subito dopo la fine del PNRR?
Anche qui, lo diciamo da un po’: mettiamo questo Paese nelle condizioni di attrarre i fondi pazienti, che hanno questa capacità, e questi 440 miliardi che possono essere messi a disposizione, ovviamente con un rendimento, per continuare a fare quelle cose che abbiamo lanciato in assemblea a maggio, inerenti alla crescita, alla scuola e alla sanità.
Per quanto riguarda la Cina, lo dico tutte le volte, perché non voglio scordare il fatto che l’Europa sta facendo da arbitro. Dobbiamo smettere di essere quelli che fanno soltanto le regole: dobbiamo giocare.
Oggi l’Europa non è in grado di giocare la partita, perché, quando chiediamo debito europeo, non lo chiediamo per fare le ciclabili: chiediamo debito europeo per le nuove industrie e per mantenere quelle catene del valore delle industrie che sono ancora presenti in Europa.
Lo voglio declinare proprio rispondendo a quello che si legge oggi. Vedete, se oggi noi abbiamo una parte dell’industria dell’auto, ed è un grande errore, è perché abbiamo scelto tecnologie di cui — lo voglio ripetere — non disponevamo. Non abbiamo fatto ricerca e sviluppo sulle nostre tecnologie per raggiungere quei target, perché abbiamo tolto quella parola che si chiama neutralità tecnologica, diventando ostaggio di un Paese come la Cina, che oggi fa una politica del 30% in meno.
Stamattina il primo messaggio l’ho ricevuto da chi fa allestimenti. Mi dice: «Sto perdendo tutte le gare». Parliamo degli allestimenti delle fiere, quindi non di una catena industriale dell’automobile, con prezzi delle aziende cinesi inferiori del 40%.
Allora io dico: ci dobbiamo difendere? Quando parlo della catena del valore dell’industria europea, parlo del rischio che alcuni pezzi della componentistica dentro la nostra industria diventino prodotti cinesi, perché non abbiamo sviluppato quella catena del valore: l’abbiamo trascurata, non avendo investito come Europa.
Dico che l’Europa deve fare debito pubblico per poter tornare a essere competitiva. Si tratta di darci una responsabilità sociale e ambientale che sia condivisa e comune. Ma, se questa non esiste, come possiamo pensare di competere con questi colossi che, in ogni modo, ci mettono in difficoltà?
Quindi rimettiamo al centro l’industria. L’abbiamo lasciata lontana, anche un po’ per colpa nostra. Credo che oggi questo sia da mettere subito al centro.
Nell’energia c’è l’industria. C’è un milione di lavoratori persi e quest’anno la previsione è di due milioni di lavoratori persi, a fronte dell’acquisto di prodotti da altri.
Credo che l’Italia debba continuare a spingere sugli investimenti, siano essi materiali o immateriali, perché oggi vediamo sempre di più che la parte materiale è legata moltissimo a quella immateriale. Vediamo cosa succede con l’intelligenza artificiale, ma a questo dobbiamo affiancare anche la terza gamba: la formazione.
Capisco che, per la politica, sia difficile dare una dimensione all’immateriale e spiegare come si stanno spendendo i soldi..
Pensiamo a quel telefono che tutti noi abbiamo in mano: quanto pesa la parte materiale sul suo valore? Il 50%, il 40%? Tutto il resto sono le applicazioni che ci sono sopra, quello che c’è dentro quel telefono.
Quindi va da sé che, perché la parte materiale dei nostri stabilimenti funzioni, deve esserci anche quella parte immateriale.”
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