#Finsubito news dalla rete – Placcare Pechino. Le auto non bastano, l’Ue vuole colpire macchinari e chimica cinesi


Per la Commissione europea l’accordo sulle auto ibride firmato venerdì scorso è il primo passo per riequilibrare gli scambi con la Cina, tanto da cominciare a valutare altri settori a cui applicarlo. Per il governo cinese, invece, potrebbe essere l’ultimo. È con questa incognita che si stanno confrontando i capi di Stato e di governo dell’Ue riuniti per il Consiglio europeo. La bozza di conclusioni circolata alla vigilia del vertice chiedeva a Bruxelles due cose insieme. Da un lato proseguire il dialogo con il governo della Repubblica popolare, dall’altro usare tutti gli strumenti di difesa commerciale, compresi quelli che ancora non esistono come quello proposto da Germania e Francia, per proteggersi dalla minaccia di Pechino e limitare le importazioni. Una linea simile a quella indicata dal presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, che su X ha chiesto di “intensificare un dialogo orientato ai risultati” ampliando al tempo stesso gli strumenti commerciali.

I prossimi bersagli sono già chiari. Secondo quanto reso noto da Politico, Palazzo Berlaymont vuole dare priorità alla chimica e ai macchinari industriali, con misure di salvaguardia da applicare in fretta a interi settori. La Commissione le considera gli strumenti più efficaci oggi a disposizione dell’Ue, proprio perché si applicano rapidamente su larga scala. La lista dei candidati è lunga. Tra gli altri settori potenzialmente nel mirino dell’Ue ci sarebbero anche l’eolico e l’arredamento. L’Unione ha segnalato 869 prodotti le cui importazioni sono cresciute tra aprile 2025 e marzo 2026. L’intesa sulle ibride farà da modello, con tetti abbastanza alti da non spingere Pechino a reagire. Eppure non è detto che basti. I media di Stato cinesi hanno avvertito su possibili reazioni a nuove richieste europee. Tu Xinquan, ex consigliere del ministero del Commercio, ha definito l’accodo sulle ibride un’eccezione “che non farà da precedente”, ricordando che le regole dell’Omc sulle salvaguardie sono severe abbastanza da lasciare alla Cina il margine per rallentare la procedura. La stessa lettura arriva anche da molti analisti, secondo i quali il governo cinese ha accettato di trattare sulle ibride solo per l’aumento delle importazioni registrato quest’anno e difficilmente lo rifarà in altri settori. 

Al pranzo con von der Leyen, i leader sono andati comunque al dunque, chiedendo di introdurre quote sulle importazioni per proteggere chimica e macchinari industriali, e un diplomatico europeo ha confermato che tutti gli Stati membri stanno facendo pressione sulla Commissione affinché tuteli i due settori. Una fretta giustificata dall’aumento del 25% delle esportazioni cinesi verso l’Ue nell’ultimo anno. Ma se Pechino può permettersi di dire di no è soprattutto grazie alle terre rare. Per comprarle, un’azienda europea deve dichiarare al governo cinese chi sono i suoi clienti, come userà i materiali e com’è fatto il prodotto finale, fotografie comprese. Secondo funzionari Ue citati da Bloomberg, è questo il modo attraverso cui la Cina conosce le filiere europee meglio degli stessi governi in Europa. In pratica le imprese forniscono questo genere di informazioni al governo cinese, ma non è detto che i singoli Stati le abbiano.

Il caso che meglio lo dimostra è quello di Sindlhauser Materials, in Germania, una piccola azienda bavarese che lavora componenti di precisione per l’industria dei semiconduttori. Fa parte della filiera di Asml, il gruppo olandese che produce quasi in esclusiva le macchine per la litografia dei chip più avanzati, anche se non è un fornitore chiave diretto perché per lavorare dipende quasi del tutto dalla materia prima cinese. A luglio l’Ue ha inserito 14 imprese cinesi nel suo ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, accusandole di aver fornito componenti utili a produrre armi. Il giorno dopo la Cina ha risposto con una lista analoga comprendente 14 entità europee, tra cui proprio Sindlhauser e l’italiana Lafert, a cui le aziende cinesi non possono più vendere beni a duplice uso, cioè utilizzabili sia per scopi civili sia militari. Per l’azienda tedesca significa restare senza le terre rare di cui ha bisogno, avvicinandosi sempre più verso il fallimento nei prossimi mesi. Ufficialmente la Cina ha motivato la scelta con presunti rapporti della tedesca con Taiwan. Funzionari europei citati dai Bloomberg sono però convinti di altro, e cioè che il governo cinese abbia individuato un’impresa così piccola e così vicina a Asml grazie alle informazioni raccolte tramite le licenze che Pechino ha concesso, in un sistema che la Cina avrebbe utilizzato per ricostruire le filiere di mezzo mondo. 

Anche per questo la Commissione avrebbe aperto una trattativa per salvare l’azienda bavarese. Secondo Bloomberg durante la visita del commissario Sefcovic a Pechino l’8 e il 9 ottobre, si è discusso di uno scambio. L’Ue toglierebbe dalla propria lista un’impresa cinese non identificata accusata di aiutare la Russia, a patto che la Cina tolga Sindlhauser dalla sua lista. Al momento né la Commissione né il governo cinese hanno confermato. Per cancellare un nome dalle sanzioni europee servirebbe comunque il voto unanime dei 27 stati membri. Un passaggio tutt’altro che scontato, dal momento che trattare su chi entra e chi esce richiederebbe di aprire la strada a richieste simili da parte di altre aziende, costringendo l’Ue a fare concessioni proprio su imprese che si ritiene riforniscano Mosca.

Sembra una contraddizione. Il governo tedesco, che insieme a quello bavarese è intervenuto per aiutare Sindlhauser nel cercare fornitori alternativi, ha bisogno che la trattativa con la Cina vada in porto. Eppure è proprio la Germania, insieme alla Francia, a chiedere la linea più dura contro Pechino, spingendo per allargare le quote sui limiti all’import anche ad altri settori. Berlino avrebbe infatti premuto sulla Commissione per ottenere misure di salvaguardia per chimica, meccanica e farmaceutica. Gli stessi che Bruxelles indica oggi come priorità e che un portavoce tedesco ha definito “di importanza sistemica” per il modello industriale europeo. Un paradosso, se si pensa che appena due anni fa Berlino si opponeva ai dazi sulle auto elettriche cinesi. Ma del resto le cifre sulla produzione sono cambiate, eccome. Secondo l’Istituto economico tedesco (IW) nel 2026 il suo deficit commerciale con la Cina supererà per la prima volta i 100 miliardi di euro, più di sette volte il livello del 2019. E la meccanica, in attivo per quasi 10 miliardi solo nel 2019, passerà in passivo.  È a questa pressione che la Commissione dovrà rispondere entro dicembre, sulla spinta del Consiglio Ue. La paura, tra i funzionari che seguono il caso Sindlhauser, è che il salvataggio dell’azienda bavarese possa eludere l’urgenza per le imprese eruopee di cercare fornitori alternativi fuori dalla Cina.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม