Oltre 20.000 piccoli azionisti detengono insieme circa il 35,10% del capitale di Banca di Asti. Vendere le quote, però, non è come liquidare un titolo scambiato su un mercato molto frequentato: le azioni sono negoziate sul sistema Vorvel, nel segmento Equity Auction, e gli scambi dipendono dagli ordini effettivamente presenti. Chi vuole uscire può quindi dover aspettare un compratore oppure accettare un prezzo inferiore a quello pagato. Le associazioni dei soci parlano di perdite potenziali fino al 50%; una minusvalenza sulla carta diventa effettiva soltanto con la vendita.
Azioni Banca di Asti, tra valore e liquidità
La compagine della banca riunisce fondazioni, investitori istituzionali e molti risparmiatori privati. Nella fotografia societaria più recente pubblicata nel 2026, gli “altri azionisti” possiedono 24.766.823 azioni, pari al 35,10% del capitale. È una quota significativa. La possibilità di venderla rapidamente, però, dipende dal numero e dal prezzo degli ordini presenti nel sistema di negoziazione.
Il prezzo indicato per un’azione fornisce un riferimento di mercato. Se gli ordini di acquisto sono pochi, o inferiori alle richieste di vendita, le operazioni concluse possono essere limitate. Per chi ha bisogno di liquidità, questo può tradursi in un’attesa oppure nella necessità di accettare una proposta meno favorevole.
Il passaggio al mercato gestito da Vorvel, già Hi-MTF, risale al 31 luglio 2017. La documentazione societaria indica che 24.758.500 azioni, pari al 35,10% del capitale dell’epoca, rappresentavano una quota stimata in circa 192 milioni di euro. La cifra si riferisce alla valutazione di quel momento e al prezzo di mercato allora considerato.
Gli aumenti di capitale e le perdite stimate
Per ricostruire il percorso dei risparmiatori bisogna considerare separatamente i diversi aumenti di capitale. La Cassa di Risparmio di Asti, oggi Banca di Asti, chiese nuove risorse ai soci nel 2008, nel 2013 e nel 2015. Le operazioni furono presentate come strumenti per rafforzare la banca e sostenerne la crescita. L’aumento del 2013 era legato anche all’acquisizione del controllo di Biverbanca; quello del 2015 serviva a sostenere lo sviluppo del gruppo:
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Anno dell’operazione
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Dimensione e contesto
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Riferimento per la perdita
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2008
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Circa 150 milioni di euro raccolti con l’aumento di capitale.
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Il confronto tra prezzo di sottoscrizione e valore successivo viene utilizzato per stimare la perdita di chi conserva le azioni.
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2013
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Circa 50 milioni di euro; l’operazione si inseriva nel rafforzamento patrimoniale e nella crescita legata a Biverbanca.
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La svalutazione stimata varia in base alla data e al prezzo ai quali ciascun socio aveva aderito.
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2015
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Circa 199,3 milioni di euro di controvalore complessivo per le azioni sottoscritte.
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Le quotazioni successive costituiscono il termine di confronto per stimare la perdita.
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Le stime di perdita fino al 50% diffuse dai promotori delle iniziative a tutela dei risparmiatori confrontano il costo sostenuto con il valore attribuito oggi alle azioni. La percentuale varia da socio a socio. Incidono l’anno e il prezzo di acquisto, gli eventuali dividendi ricevuti, il numero di azioni possedute e le operazioni compiute nel tempo. Due risparmiatori che hanno aderito ad aumenti diversi possono quindi trovarsi in condizioni economiche differenti.
La perdita non realizzata è la diminuzione di valore che si registra mentre il socio conserva le azioni. Si realizza quando il titolo viene venduto a un prezzo inferiore al costo di acquisto. Nel calcolo entrano anche i dividendi ricevuti, le commissioni e le altre componenti rilevanti. Un’azione può così valere meno rispetto al prezzo di sottoscrizione mentre resta nel portafoglio; la difficoltà di venderla al prezzo desiderato, intanto, può limitare la disponibilità immediata di denaro.
Le contestazioni delle associazioni
Le associazioni impegnate nelle iniziative per i piccoli azionisti contestano le modalità con cui sarebbero state collocate alcune azioni e chiedono verifiche sul rispetto delle regole che disciplinano i servizi di investimento. I riferimenti sono il Testo unico della finanza (TUF) e la disciplina della Consob, l’autorità che vigila sui mercati finanziari italiani. Tra i temi sollevati figurano le informazioni fornite ai clienti, la valutazione di adeguatezza degli investimenti e la gestione dei conflitti di interesse.
Le organizzazioni hanno richiamato anche le cosiddette “operazioni baciate”. L’espressione indica finanziamenti concessi per consentire al cliente di acquistare azioni della banca che eroga il prestito. Per ricostruire una singola posizione occorre esaminare la documentazione dell’operazione: gli eventuali finanziamenti collegati, le informazioni consegnate e le valutazioni svolte dall’intermediario.
Nel bilancio 2025 la banca ha riferito che, dopo un’ispezione della Banca d’Italia svolta nel 2024, Consob aveva avviato un procedimento. L’iniziativa riguardava presunte irregolarità nella prestazione dei servizi di investimento su azioni proprie e nella tenuta del registro dei conflitti di interesse. La banca ha presentato una proposta di impegni, accolta dall’autorità il 14 gennaio 2026. L’attuazione nei termini stabiliti può portare alla chiusura del procedimento senza sanzioni.
Prescrizione, il riferimento al 31 luglio 2027
Le associazioni hanno indicato il 31 luglio 2027 come data da considerare per le iniziative collegate alle azioni ammesse a negoziazione il 31 luglio 2017. Il riferimento è al decennale dall’avvio degli scambi su Vorvel. Il termine applicabile dipende dalla natura della domanda, dai fatti contestati, dal momento in cui il diritto può essere fatto valere e dagli eventuali atti che interrompono la prescrizione.
In materia finanziaria possono entrare in gioco rapporti contrattuali e condotte differenti. Tra le questioni sollevate ci sono la prestazione di un servizio di investimento, le richieste risarcitorie e le informazioni fornite al momento della sottoscrizione. Per valutare la posizione del singolo socio servono quindi l’esame dei documenti e la ricostruzione della vicenda concreta.
Fondazione, Rasero e il riassetto della governance
Il confronto sui piccoli azionisti si è intrecciato con quello sulla governance della banca. Maurizio Rasero, sindaco di Asti e presidente della banca dal 2026, ha annunciato le dimissioni il 15 settembre 2026. La decisione è arrivata dopo le contestazioni sul cumulo degli incarichi e una richiesta di chiarimenti della Banca d’Italia, che aveva richiamato i requisiti di idoneità previsti per gli esponenti bancari. Le dimissioni diventeranno efficaci con l’assemblea convocata per il 2 novembre 2026. Fino ad allora Rasero ha continuato a svolgere le funzioni di presidente.
La Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, azionista di riferimento della banca, è al centro delle discussioni sulle designazioni e sui rapporti tra gli organi dell’ente e la governance bancaria. Nel 2026 le tensioni sono arrivate anche in Parlamento: alcuni deputati hanno chiesto al Governo chiarimenti sul caso Rasero e sul ruolo della Fondazione, sollevando dubbi politici sulla trasparenza delle nomine e sulla concentrazione degli incarichi.
L’assemblea del 2 novembre 2026 dovrà completare il riassetto degli organi della banca dopo l’uscita di Rasero. Il passaggio dipende dalle designazioni e dalle deliberazioni societarie previste. Per i risparmiatori, il cambio al vertice lascia aperte le questioni legate al prezzo delle azioni, alla liquidità degli scambi e alle eventuali contestazioni individuali.
Il primo passo è ricostruire la propria posizione attraverso documenti verificabili, senza affidarsi soltanto al prezzo visualizzato o a una percentuale generale di perdita. È utile raccogliere:
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contratti e moduli di sottoscrizione o acquisto, con data e prezzo; -
rendiconti del deposito titoli e documentazione sugli eventuali aumenti di capitale; -
documenti relativi a finanziamenti eventualmente collegati all’acquisto delle azioni; -
informative ricevute, questionari di profilatura e indicazioni sull’adeguatezza dell’investimento; -
estratti degli ordini di vendita, delle operazioni concluse e dei dividendi percepiti.
Con questi elementi il socio può rivolgersi per iscritto alla banca e chiedere chiarimenti, oppure sottoporre il caso a un’associazione di consumatori o a un professionista esperto in diritto bancario e finanziario. Per le controversie sulla prestazione dei servizi di investimento si può valutare anche il ricorso all’Arbitro per le Controversie Finanziarie, organismo istituito presso Consob. La competenza dell’Arbitro dipende dal tipo di contestazione e dai requisiti previsti.
Dott. Luca Rossoni
Il dott. Luca Rossoni � un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l’Universit� Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e societ� di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl…
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