Dopo la pubblicazione dei criteri per i Comuni montani, l’associazione richiama Governo, Parlamento, Regioni e partiti al confronto. Il nodo ora è l’attuazione della legge e la distribuzione delle risorse
La montagna italiana si trova davanti a un passaggio decisivo: l’attuazione della nuova legge sulla Montagna non dovrà trasformarsi in una contrapposizione tra territori inclusi ed esclusi dai nuovi criteri di classificazione. È questo il messaggio lanciato dal Consiglio nazionale di Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM), che richiama istituzioni e forze politiche alla costruzione di un fronte comune.
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del Regolamento recante i criteri per la classificazione dei Comuni montani, previsto dall’articolo 2 della Legge 12 settembre 2025 n. 131, apre infatti una fase delicata. Secondo Uncem il rischio è quello di creare nuove divisioni all’interno di territori che, per storia, economia e servizi, costituiscono un unico sistema.
“Vogliamo evitare che la nuova disciplina sui criteri di montanità dei Comuni produca una frattura tra territori che fanno parte dello stesso sistema”, sottolinea il presidente nazionale Marco Bussone. “La montagna non può permettersi di arrivare divisa all’appuntamento con l’attuazione della riforma”.
Il punto centrale, secondo l’associazione, non è soltanto amministrativo. La classificazione dei Comuni montani incide sulla tenuta complessiva di una rete fatta di valli, comunità, imprese, servizi e infrastrutture. Scuola, sanità, trasporti, agricoltura, energia, tutela ambientale e prevenzione del dissesto idrogeologico vengono indicati come elementi di un unico equilibrio territoriale che riguarda l’intero Paese.
Il nodo dei due elenchi: il rischio di nuovi esclusi
La preoccupazione di Uncem riguarda soprattutto la costruzione del secondo elenco previsto dalla legge, quello destinato a individuare, all’interno dei Comuni classificati come montani, i territori che potranno accedere alle misure di sostegno economico.
Il primo elenco dei Comuni montani è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, mentre il secondo elenco dovrà essere definito entro 90 giorni. Qui, secondo Uncem, potrebbe aprirsi una nuova fase di tensione.
“Il rischio che temiamo è che pochi siano felici e soddisfatti e molti, invece, arrabbiati”, evidenzia l’associazione. Non soltanto i Comuni già esclusi dalla classificazione della montanità, ma anche quelli che potrebbero rimanere fuori dalla seconda selezione, quella legata alle opportunità economiche previste dalla legge.
Il meccanismo introdotto dalla norma prevede infatti una ponderazione tra parametri geomorfologici e parametri socioeconomici, con l’obiettivo di individuare i Comuni destinatari delle misure di sostegno. Una scelta che, secondo Uncem, rischia di generare una nuova linea di separazione tra territori vicini e accomunati dalle stesse difficoltà.
“Chi oggi si sente salvato potrebbe essere fuori al secondo giro”, è la preoccupazione dell’associazione, che richiama la necessità di evitare una nuova “faglia” territoriale difficile poi da ricomporre.
L’appello alla politica: “La montagna non è una battaglia di parte”
Da Bologna, dove Uncem ha incontrato numerosi sindaci ospite dell’Assemblea legislativa regionale, arriva un appello al confronto tra partiti, Parlamento, Regioni e amministrazioni locali.
“La divisione dei Comuni indebolirebbe l’intero sistema montano”, afferma Bussone. “Le difficoltà, le opportunità e le sfide sono comuni e riguardano un unico territorio fatto di valli, comunità e amministrazioni locali”.
Per Uncem la montagna sarà uno dei temi destinati a entrare con maggiore forza nel dibattito pubblico dei prossimi mesi, anche in vista delle elezioni politiche del 2027. Ma, secondo l’associazione, non può diventare terreno di contrapposizione politica.
“Non è una battaglia di parte – sottolinea Bussone –. La montagna riguarda il futuro del Paese e richiede una responsabilità comune. Servono dialogo e capacità di superare gli schieramenti, perché i territori non chiedono contrapposizioni, ma risposte concrete”.
Uncem chiede un ruolo più incisivo anche alle Regioni, chiamate a rafforzare il coordinamento con Comuni e istituzioni nazionali. In alcuni territori, sostiene l’associazione, il coinvolgimento nella fase preparatoria della riforma sarebbe stato insufficiente: ora serve una responsabilità istituzionale più chiara.
Risorse in calo: il finanziamento della legge resta un’incognita
Sullo sfondo resta il tema delle risorse. Uncem richiama l’attenzione sulla riduzione degli stanziamenti del Fondo nazionale per la montagna rispetto agli anni precedenti.
Nel 2023 e nel 2024 erano stati previsti 200 milioni di euro, interamente assegnati alle Regioni. Per il 2025, invece, la dotazione indicata scende a 80 milioni di euro, per arrivare a 70 milioni nel 2026. Secondo l’associazione, senza un rapido accordo tra le Regioni e un’efficace programmazione, il rischio è che le risorse non vengano utilizzate per gli obiettivi della legge.
A preoccupare Uncem è anche il rapporto tra ambizioni della riforma e disponibilità finanziarie. Gli stanziamenti complessivi previsti per gli interventi della legge, pari a circa 110 milioni di euro nel 2025 e 120 milioni nel 2026, dovranno sostenere una pluralità di azioni e territori.
L’associazione ricorda inoltre di aver proposto un incremento del Fondo nazionale montagna fino a un miliardo di euro annui, proposta non accolta nell’ultima legge di bilancio.
Un unico sistema tra città, montagne e aree rurali
La richiesta finale di Uncem è quella di superare una visione frammentata dei territori italiani. Città, montagne, aree agricole e zone costiere, secondo l’associazione, devono essere considerate parti di un unico sistema nazionale.
“Il futuro della montagna si costruisce con la coesione”, conclude Bussone. “Ora serve lavorare insieme, con concretezza e responsabilità, perché la montagna sia importante per il Paese”.
Una partita che, per Uncem, non riguarda soltanto i Comuni montani ma la capacità dell’Italia di costruire politiche territoriali di lungo periodo, evitando divisioni e puntando su servizi, sicurezza e competitività.
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