La macchina elefantiaca della burocrazia guarda alle Regionali. Rivoluzione all’Irfis, dove passano i soldi veri
Schifani si avvicina alla volata elettorale partendo dalle stanze che contano nella macchina regionale. Non soltanto dagli assessorati, dove la politica litiga e si fa notare. Ma dai dipartimenti, dagli uffici speciali, dalle partecipate, dagli enti che gestiscono bandi, ristori e contributi. Luoghi in cui il potere non fa rumore, ma decide. L’ultima casella è l’Irfis, la banca della Regione. Alla presidenza arriva Ignazio Tozzo, uno dei burocrati più solidi di Palazzo d’Orléans: segretario generale della Presidenza, già ragioniere generale. Un dirigente che conosce ogni piega dell’amministrazione regionale e che adesso viene chiamato a guidare uno degli strumenti più delicati dell’azione di governo.
Irfis tecnicamente è un intermediario finanziario vigilato dalla Banca d’Italia, con socio unico la Regione Siciliana. Soprattutto, però, è il punto da cui passano misure e risorse di un certo calibro: i contributi all’editoria, i ristori per il ciclone Harry, gli interventi per le imprese, il South Working da 54 milioni. Non produce consenso da sola, ma presidia procedure, graduatorie, liquidazioni. In una fase politica che si farà sempre più stretta, non è un dettaglio. La scelta di Tozzo racconta più di un semplice cambio al vertice. Cioè il metodo Schifani: mettere figure fidate nei punti sensibili, garantire controllo amministrativo, evitare vuoti nei passaggi chiave. Non si muove foglia che Renato non voglia.
Il nuovo assetto dell’Irfis è tutto interno a questa logica: Tozzo presidente, Giovanni Bologna e Vitalba Vaccaro in consiglio di amministrazione, Giulio Guagliano confermato direttore generale. Tozzo è l’uomo che a gennaio Schifani ha portato al vertice della macchina di Palazzo d’Orléans dopo l’esperienza alla Ragioneria. A maggio, dopo la rinuncia di Marco Sambataro e la revoca della nomina all’Autorità di audit dei programmi cofinanziati dalla Commissione europea, proprio Tozzo era stato chiamato a reggere l’ufficio ad interim. Ora sbarca all’Irfis.
Anche Giovanni Bologna è una figura che torna spesso nella mappa dei vertici regionali. Avvocato generale della Regione, ha retto ad interim il Turismo, poi la Pianificazione strategica dell’assessorato alla Sanità, prima della nomina, nei giorni scorsi, di Tatiana Agelao. Cambiano le stanze, non il circuito. È la rotazione dei soliti nomi nei posti di comando: dirigenti, avvocati, tecnici di fiducia.
Del resto l’Irfis arriva da una stagione movimentata. Iolanda Riolo è in uscita dopo essere stata chiamata nel 2023 a sostituire Tommaso Dragotto. La sua nomina servì a chiudere in fretta una parentesi imbarazzante. Dragotto, patron di Sicily by Car, era stato indicato alla presidenza dell’istituto ma durò appena una manciata di giorni. Dopo la nomina, emerse che l’imprenditore aveva dichiarato di non avere procedimenti penali in corso, mentre risultava indagato per smaltimento illecito di rifiuti. In seguito fu iscritto anche per falso, dopo un esposto partito dalla Regione. Lui parlò di “banale dimenticanza”, assicurò di non avere voluto mentire a Schifani e spiegò le dimissioni con il peso dell’incarico, definito incompatibile con i suoi impegni aziendali. Qualunque fosse la lettura, il risultato fu che Palazzo d’Orléans dovette correre ai ripari.
Basta guardare le misure che passano dall’istituto. L’editoria, con un avviso da tre milioni di euro per imprese editoriali, emittenti radiotelevisive, agenzie di stampa e realtà digitali. Il ciclone Harry, con i ristori fino a 20 mila euro per stabilimenti balneari e attività danneggiate dagli eventi meteo di gennaio. Il South Working, la misura da 54 milioni che riconosce alle imprese fino a 30 mila euro per ciascun lavoratore assunto o stabilizzato a tempo indeterminato, purché lavori prevalentemente dalla Sicilia in modalità agile. Ognuno di questi capitoli ha una storia, un bacino di destinatari, una categoria che aspetta.
Alla vigilia della fase decisiva della legislatura, Schifani sta cercando di avere una macchina ordinata, affidabile e coperta nei passaggi essenziali. La burocrazia, in questo schema, mette in sicurezza tempi, procedure e risultati da rivendicare. È la stessa logica che si vede negli altri movimenti. Il 12 giugno la giunta ha prorogato fino al 31 dicembre gli incarichi di tutti i dirigenti della Regione, in attesa della riorganizzazione che dovrebbe ridurre le postazioni dirigenziali, una riforma ancora politicamente delicata. Traduzione: la macchina resta congelata fino a fine anno, salvo completamento anticipato della riforma. Nella stessa seduta è stato esteso di dodici mesi l’incarico di Arturo Vallone all’Acqua e rifiuti, altro dipartimento non esattamente secondario in una Sicilia che vive tra emergenze idriche, impianti e discariche.
Poi ci sono le nuove nomine. Filippo Nasca è stato indicato come dirigente generale degli Affari extraregionali della Presidenza. Anche lui è un nome di lungo corso: già direttore generale del Fondo Pensioni, presidente del consiglio direttivo del Consorzio autostrade siciliane (CAS), componente del cda della Sas. Prende il posto di Margherita Rizza, che aveva guidato il dipartimento ad interim fino alla conclusione della procedura. E pure Rizza è una figura che dice molto di questa stagione: prima agli Affari extraregionali, poi al Turismo, e nel frattempo commissario straordinario della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana dal maggio 2024 alle dimissioni del 26 marzo 2026. Un’altra dirigente passata da un fronte all’altro della Regione, sempre in snodi delicati, sempre dentro la gestione delle partite più sensibili.
All’Autorità di audit, intanto, è arrivato Giovanni Cucchiara ad interim. È il dirigente generale della Pesca mediterranea, prossimo al pensionamento, chiamato a reggere l’ufficio fino alla nomina del nuovo dirigente generale. Per la Pesca si avvia un nuovo interpello. Fulvio Bellomo viene prorogato alla guida dell’Agricoltura fino al 30 settembre 2027. Alla Pianificazione strategica, come detto, arriva Tatiana Agelao, dirigente interna dell’assessorato. Sanità, agricoltura, acqua, rifiuti, fondi europei, credito agevolato, turismo, spettacolo, affari extraregionali sono i settori nevralgici della Regione.
La politica vive di tempismo e Schifani ha capito che la partita non si gioca soltanto nei rapporti con gli alleati, nei malumori della maggioranza, nelle richieste dei partiti. Ma anche nel sottobosco amministrativo, dove un atto in ritardo può rovinare un annuncio e una procedura ben presidiata può trasformare una promessa in un risultato da cavalcare. Per questo il presidente non lascia correre: la cabina di controllo deve restare saldamente nelle mani giuste. Tutti ai posti di comando.
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Alberto Paternò
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