A Mons, nel quartier generale militare della Nato, un nuovo sistema di intelligenza artificiale gira su una rete segreta e sta già cambiando il modo in cui l’Alleanza scoraggia — e, se sarà necessario, combatterà — la Russia. La tecnologia si chiama Maven Smart System (Mss) ed è stato costruita da Palantir Technologies, l’azienda tecnologica americana legata alla Cia accusata di aver acquisito un potere eccessivo sulle infrastrutture militari occidentali e sulla sorveglianza dei cittadini europei.
Cosa fa concretamente Maven
Maven è una piattaforma di comando e controllo potenziata dall’intelligenza artificiale, capace di ridurre i tempi di risposta da ore a minuti. Il sistema, già integrato nel ministero della Difesa britannico, unisce i dati provenienti da tutti i membri della Nato per individuare le vulnerabilità nei piani di difesa dell’Alleanza e orientare i futuri spiegamenti di personale.
Nella pratica, Mss mostrerà il posizionamento delle forze lungo il fianco orientale della Nato, trasmetterà in dettaglio i movimenti delle truppe russe, allerterà i funzionari su cambiamenti preoccupanti decisi da Mosca che richiedano una risposta dell’Alleanza, e identificherà obiettivi da colpire. Se, per esempio, la Russia dovesse spostare unità della 76ª Divisione d’assalto aereo della Guardia più vicino al confine con l’Estonia, il sistema segnalerebbe automaticamente il movimento mettendo in allerta le forza atlantiche.
La Nato ha omesso deliberatamente il nome “Palantir”
La Nato ha annunciato la settimana scorsa di aver raggiunto la piena capacità operativa tecnica del sistema, ma ha omesso deliberatamente il nome “Palantir” dal comunicato ufficiale, segno della sensibilità politica che circonda l’azienda tra i membri dell’Alleanza. Secondo fonti militari, il traguardo tecnico è stato raggiunto il 22 giugno, mentre l’accreditamento di sicurezza per operare sulla rete classificata della Nato è arrivato il 26 giugno, quando il Security Accreditation Board ha dato il via libera definitivo. Pochi giorni dopo, il 7 e l’8 luglio, si è tenuto ad Ankara il vertice Nato ospitato dal presidente turco Recep Erdogan.
“Questo ci dà piena autorizzazione a impiegare il sistema per tutto, incluse esercitazioni, missioni e attività operative”, ha dichiarato il colonnello dell’esercito statunitense Arnel David, direttore della task force Maven della Nato.
Le divisioni interne all’Alleanza
Non tutti i membri della Nato condividono lo stesso entusiasmo. Francia e Germania hanno resistito all’adozione della tecnologia Palantir, mentre Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi sono tra i Paesi che l’hanno già integrata nei propri apparati di difesa. La frattura riflette preoccupazioni più ampie sulla sovranità tecnologica europea e sul grado di dipendenza da un’unica azienda privata statunitense per funzioni critiche di comando militare.
Partendo da questa preoccupazione, la settimana scorsa, il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha annunciato che il Paese abbonderà l’azienda guidata da Peter Thiel e Alex Karp per affidare il servizio di sicurezza interna alla francese ChapsVision. “Non possiamo accettare nuove dipendenze strategiche nella sfera digitale”, ha dichiarato l’inquilino di Palazzo Matignon, annunciando il cambio di guardia che diventerà definitivo tra “18-24 mesi”, secondo i calcoli di Palantir.
Va precisato che il sistema, secondo quanto riportato dall’Alleanza, supporta diversi modelli di intelligenza artificiale, incluso la francese Mistral Ai, oltre a modelli statunitensi come quelli di Meta, con l’intenzione di integrarne altri in futuro. Questo dettaglio è servito, almeno in parte, ad attenuare le resistenze di alcune capitali europee più caute verso il predominio tecnologico americano.
Le parole del vertice europeo di Palantir
A margine del forum dell’industria della difesa, nel primo giorno del summit Nato di Ankara, Louis Mosley, 43 anni, amministratore delegato di Palantir Uk, ha descritto senza mezzi termini la portata del cambiamento in un’intervista al Times: “Se si entrasse ora nel centro operativo di Shape [il quartier generale supremo delle forze alleate in Europa, ndr.], quello che si vedrebbe su tutti gli schermi è Palantir”.
Mosley ha aggiunto: “Se la Nato dovesse entrare in guerra, lo farebbe usando Palantir. […] Se si dovesse iniziare a colpire obiettivi, tutto quel processo sarebbe abilitato attraverso Palantir”.
Cosa significa per la sicurezza europea
Il Maven Smart System conosce in ogni momento quante truppe ha la Nato, dove si trovano e quando, così da poter consigliare ai comandanti militari quali unità spostare e da dove per contrastare un eventuale attacco russo. C’è la speranza, tra i pianificatori dell’Alleanza, che un aggiornamento così significativo delle capacità di comando possa garantire un valido deterrente nei prossimi anni, qualora Mosca decidesse di intraprendere un’azione militare contro un membro della Nato.
Il caso Maven non è isolato. Palantir sta corredando la propria offerta anche per un contratto Nato destinato a sostituire il software di un sistema di difesa aerea in stile “Golden Dome“, l’imponente progetto di scudo spaziale antimissile promosso dall’amministrazione Trump che permetterebbe all’Alleanza di tracciare collettivamente missili balistici e ipersonici che sorvolano il proprio territorio.
Il contesto del summit di Ankara
L’annuncio della piena operatività di Maven arriva a pochi giorni dal Defence Industry Forum della Nato ad Ankara, dove martedì gli alleati hanno presentato accordi sugli armamenti per diversi miliardi di dollari, nel tentativo di convincere il presidente Trump che gli Stati membri stanno davvero aumentando la spesa per la difesa e trasformando gli investimenti in capacità militare reale.
Dalla capitale turca, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha annunciato il lancio di una flotta strategica di trasporto aereo composta da velivoli Airbus A400M, insieme all’aggiunta di un ulteriore aereo alla flotta esistente di cisterne A330 Mrtt, descritta come una delle novità più rilevanti dell’evento.
L’Europa prende le distanze da Palantir
Le autorità statunitensi per l’immigrazione hanno utilizzato la tecnologia di Palantir per individuare cittadini stranieri da espellere, e l’azienda ha dovuto smentire pubblicamente le accuse secondo cui i suoi sistemi sarebbero stati impiegati dalle forze israeliane per colpire civili a Gaza.
Sono proprio queste ombre, unite al controverso manifesto dell’azienda e al suo peso crescente nella catena di comando militare occidentale, ad alimentare le riserve di Parigi e Berlino: due capitali che, mentre l’Alleanza consegna a Palantir gli schermi del proprio quartier generale operativo, continuano a chiedersi quanto controllo l’Europa stia davvero conservando sulle decisioni che, un giorno, potrebbero significare la vita o la morte dei propri soldati.
Oltre alla Francia, che si conferma il Paese Ue più solido sul fronte della indipendenza tecnologica, anche altri Paesi europei hanno interrotto o attenuato i rapporti con l’azienda di Peter Thiel e Alex Karp.
Italia: il governo frena sugli accordi con Palantir
In Italia il rapporto tra Palazzo Chigi e Palantir resta ambiguo. Secondo quanto ricostruito da Head Topics, il governo italiano, a differenza di Francia e Germania, non ha sospeso i contratti esistenti con l’azienda ma evita di firmarne di nuovi, “preoccupato per i rischi sulla sicurezza e la privacy”.
La deputata di Alleanza Verdi e Sinistra Elisabetta Piccolotti è tra le voci più critiche in Parlamento. In una nota diffusa all’inizio di luglio ha incalzato la presidente del Consiglio Meloni: “Imposti un piano per convertire le risorse in armamenti in risorse per l’innovazione tecnologica e vieti a questa azienda di avere accesso ai dati delle pubbliche amministrazioni italiane“. Piccolotti ha aggiunto di aver depositato ripetute interrogazioni parlamentari senza ricevere risposta.
All’inizio del 2026, i vertici di Palantir avevano intavolato trattative con la Polizia di Stato per l’implementazione di un sistema di analisi dei dati sensibili della Digos. L’accordo è stato fermato da Palazzo Chigi e dal Viminale, che hanno preteso il rispetto delle procedure di gara pubblica per garantire la concorrenza. L’unico rapporto consolidato riguarda il Ministero della Difesa, che da alcuni anni utilizza i sistemi dell’azienda americana per l’elaborazione di fonti aperte (Open Source Intelligence), senza però avere accesso alle informazioni classificate o ai dati sensibili dei cittadini italiani.
Germania: la Bundeswehr esclude Palantir dal progetto cloud militare
Anche Berlino ha tracciato una linea netta. Il viceammiraglio Thomas Daum, ispettore del servizio cibernetico e informativo tedesco, ha confermato che le forze armate tedesche non selezioneranno Palantir per il progetto di cloud e intelligenza artificiale militare, definendo l’accesso di personale industriale straniero ai set di dati nazionali tedeschi “impensabile” allo stato attuale. A maggio l’intelligence interna tedesca (il Bundesamt für Verfassungsschutz) aveva scelto la francese ChapsVision e ìil suo sistema ArgonOS per la lotta al terrorismo e per finalità di controspionaggio.
La decisione riguarda in particolare l’infrastruttura cloud federata, mentre non esclude impieghi più circoscritti di Palantir a livello di singoli Länder per applicazioni di polizia, che restano al momento operative in tre Stati federali tedeschi.
Regno Unito: sotto scrutinio anche a Londra
Nel Regno Unito, dove Palantir è già fornitore del ministero della Difesa, le resistenze emergono su altri fronti. Secondo quanto riportato dal Guardian, il governo britannico sta riesaminando il contratto da 330 milioni di sterline tra Palantir e il servizio sanitario nazionale (Nhs) a causa di crescenti pressioni politiche e parlamentari. Il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha inoltre bloccato un contratto da 50 milioni di sterline tra Palantir e la polizia metropolitana per “preoccupazioni relative al rapporto costi-efficacia e alle procedure di appalto”, spingendo l’azienda a minacciare azioni legali.
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