Crosetto: «L’Ucraina nell’Ue? Tutti sanno che è molto difficile»


Il ministro al Corriere della Sera: «Lo scopo è arrivare alla pace, ma la difesa va allargata ai 27»

Guido Crosetto non si riconosce nell’etichetta di «ministro della Guerra». Se potesse cambiare una definizione, spiega in una lunga intervista al Corriere della Sera con Paola Di Caro, preferirebbe parlare di «ministero della difesa della Pace», perché «pensare alla propria sicurezza, a come potersi difendere, a come costruire una deterrenza, è l’unico modo per far vivere noi e i nostri figli in pace». Un concetto che, a suo giudizio, non tutti sono disposti ad accettare. «Peccato che alcuni, per interessi politici e immediati o per semplice demagogia, non lo riconoscano». Il ministro della Difesa distingue tra «pezzi di opposizione ragionevoli e seri» e chi invece «non capisce o non vuole capire». Per questo rivendica il proprio ruolo istituzionale. «Io vado avanti e faccio il mio mestiere, che è quello di ministro della Difesa».

Gli investimenti sulla difesa

Secondo Crosetto, spiegare all’opinione pubblica l’importanza di investire nella sicurezza è sempre più difficile, ma resta necessario. «Se tutti i Paesi del mondo le stanno rafforzando è possibile che siano tutti pazzi?», si chiede. Negli ultimi giorni alcune indiscrezioni avevano parlato di tensioni con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul tema delle spese militari. Una ricostruzione che Crosetto respinge con decisione: «Non c’è mai stata una lite in anni su questi temi importanti per l’Italia, mai». 

Con Meloni, spiega, c’è stato un confronto normale, come avviene abitualmente all’interno della maggioranza. «Abbiamo parlato, normalmente e liberamente, come sempre facciamo con tutti gli alleati, e abbiamo definito una posizione. Che io rispetto e comprendo». Il ministro è appena rientrato da Singapore, dove ha partecipato a un importante forum internazionale sulla sicurezza. Un contesto nel quale, osserva, emerge sempre più chiaramente la necessità per l’Europa di assumersi maggiori responsabilità. «Tutti sono consapevoli che abbiamo preso degli impegni pluriennali e può essere che ci siano tappe diversificate, ma quello che dovremo fare lo faremo».

La guerra in Iran

Di fronte alle crisi internazionali che si susseguono, dalla guerra in Ucraina alle tensioni tra Stati Uniti e Iran, Crosetto insiste sulla necessità di continuare a cercare una soluzione diplomatica. «Bisogna trovare, testardamente, spazi di diplomazia, dialogo, pace». Sul dossier iraniano, il ministro vede segnali incoraggianti: «Su Usa e Iran sembra si sia vicini a una riapertura di Hormuz dopo un accordo a cui manca solo la firma di Trump». In questo quadro, l’Italia è pronta a fare la sua parte. «Le navi sono già nel Golfo per un’opera di sminamento che sarà utile nell’immediato a liberare un tratto di mare vitale per i commerci e i traffici internazionali». Un impegno che, secondo il ministro, produrrà benefici anche sul piano diplomatico: «Chi va direttamente a svolgere certe operazioni poi gode del ritorno di gratitudine di chi riceve aiuto».

Il conflitto in Ucraina

Quanto al conflitto in Ucraina, Crosetto interpreta i recenti sconfinamenti di droni russi in Romania come il segnale di una fase diversa della guerra. «Non è la prima volta che i droni russi sconfinano. È il nervosismo di Putin per quello che sta accadendo sul fronte ucraino». A suo giudizio, il quadro si sarebbe modificato rispetto ai primi anni del conflitto: «Per anni si è parlato di quanto avrebbe resistito l’Ucraina alla Russia, ora invece sembra che sia la Russia a essere in difficoltà di fronte alla crescita delle capacità dell’Ucraina». 

Anche il tentativo di mediazione promosso da Donald Trump si è scontrato con ostacoli difficili da superare. «Trump ha preso atto che la Russia non voleva la pace», afferma Crosetto. La trattativa, spiega, resta complicata perché Mosca ha modificato la propria Costituzione incorporando le quattro regioni ucraine contese e oggi fatica sia a conquistarle completamente sia a fare marcia indietro. Dall’altra parte, «l’Ucraina, giustamente, non è disponibile a concedere i propri territori dopo anni di resistenza da soli, con migliaia e migliaia di morti». E sottolinea: «È vero che noi li abbiamo aiutati, ma a morire ci vanno loro». 

«Bisogna prepararsi a blindare la pace»

Per il ministro il primo obiettivo resta una tregua. Successivamente, però, sarà necessario garantire la sicurezza del continente. «Bisogna prepararsi a blindare la pace». Il rischio, osserva, è che la Russia possa fermarsi temporaneamente per poi tornare ad attaccare in futuro. Da qui la necessità di rafforzare le capacità difensive europee, anche alla luce del nuovo atteggiamento degli Stati Uniti. «Gli Usa hanno detto che non potranno più farsi carico della sicurezza dell’Europa da soli». Per questo Crosetto considera corretto l’impegno assunto dai Paesi Nato ad aumentare fino al 3,5% del Pil le risorse per la difesa. «Secondo me sarebbe giusto e prudente rispettare» quell’obiettivo. «Per noi, non per loro».

L’ingresso di Kiev in Ue

Sull’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, il ministro mantiene una posizione prudente. «Tutti sanno, compresi i tedeschi, che è molto difficile». Le ragioni non sarebbero soltanto politiche ma anche economiche. «Se l’Ucraina entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti Paesi Ue». Crosetto propone invece una diversa prospettiva strategica. «È sempre più urgente organizzare un grande sistema di difesa comune europeo che vada oltre gli attuali confini Ue a 27». Un sistema che dovrebbe includere «Gran Bretagna, Norvegia, Balcani e anche Ucraina». Del resto, osserva, «oggi loro hanno nettamente l’esercito più importante e forte». Una soluzione che, a suo avviso, «garantirebbe tutti» e rappresenterebbe «davvero un sistema di deterrenza efficace».

Il fronte europeo e quello interno

Sul fronte europeo, il ministro difende anche la linea di Meloni sulla richiesta di maggiore flessibilità di bilancio. «Meloni ha assolutamente ragione», sostiene. Le critiche ai Paesi cosiddetti frugali sono nette: «Parlano dall’alto delle loro riserve di energia, di petrolio, di enormi fondi sovrani o di un approccio ideologico al bilancio». Ma il problema dell’Europa, secondo Crosetto, non riguarda soltanto le risorse economiche. «Bisogna togliere regole, lacci, che ci rendono lenti, inefficienti, elefantiaci». Il paragone con Stati Uniti e Singapore è impietoso: «Dalla decisione alla realizzazione dei progetti passano sei mesi, in Europa non ti bastano neppure per capire con quale funzionario devi parlare».

Una situazione che, avverte, «uccide l’Europa come entità politica» e la rende percepita da cittadini e imprese come «lontana, sorda, lenta e nemica». Guardando alle priorità dell’ultimo anno di legislatura, Crosetto sorprende indicando un tema diverso dalla difesa. «La stupirò. Non è la difesa». La vera emergenza, spiega, è «l’accelerazione della capacità produttiva del Paese». Per questo occorre «fare ponti d’oro a chi vuole investire qui, a chi si trasferisce in Italia» e, soprattutto, creare le condizioni per il rientro dei talenti italiani all’estero.

Foto copertina: ANSA/FABIO FRUSTACI | Guido Crosetto, ministro della Difesa, durante un question time alla Camera dei Deputati, Roma 20 maggio 2026


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 Alessandra Mancini

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