C’è un momento, nella vita di ogni maggioranza politica, in cui i fatti smettono di essere materia di scontro tra schieramenti e diventano oggetto di accertamento tecnico. È quello che è successo ieri in Sardegna, quando la procuratrice regionale della Corte dei Conti, Valeria Motzo, ha illustrato la propria requisitoria sulla parifica del bilancio regionale 2025. Un atto che, nelle intenzioni, serve a certificare la tenuta dei conti pubblici. Nella sostanza, è diventato un referto quasi clinico sullo stato di salute dell’azione di governo della Giunta guidata da Alessandra Todde.
Va detto con chiarezza, perché è il punto attorno a cui ruota tutto il discorso: non si tratta di dichiarazioni di un’opposizione, né di un comitato, né di un sindacato contrario all’azione e alle politiche dell’attuale mandato. È un organo di controllo dello Stato che, punto per punto, ha certificato inconsistenza, incapacità gestionale e opacità su almeno quattro fronti distinti. E se la stampa mainstream e le opposizioni regionali sono state, nei giorni successivi, sorprendentemente timide nel rimarcare la portata di questi rilievi, vale la pena ricostruirli con ordine.
Il caso aeroporti: “aspetti ancora poco chiari”.
Il primo fronte riguarda il progetto di integrazione dei tre scali sardi in un’unica holding, insieme al fondo privato F2i e alla Camera di Commercio di Cagliari-Oristano. La Regione intende conferire 30 milioni di euro per entrare nella società capogruppo, F2i Ligantia S.p.A. Ebbene, la procuratrice Motzo ha parlato testualmente di “aspetti allo stato ancora poco chiari” che caratterizzano l’intera operazione, sottolineando che la Procura sta seguendo la vicenda “con particolare attenzione” anche per gli effetti immediati sul bilancio 2025 prodotti dall’affidamento di un incarico esterno di studio sulla fattibilità del progetto.

Non è un rilievo isolato. Motzo richiama esplicitamente il parere negativo già espresso nel 2023 dalla Sezione regionale di controllo della Corte dei Conti, su richiesta della stessa Camera di Commercio. Il paradosso politico, qui, è totale: l’operazione di fusione tra gli scali di Olbia e Alghero era stata a suo tempo osteggiata in tribunale dalla Giunta di centrodestra di Christian Solinas, che la bollava come “privatizzazione senza gara”. Oggi è la Giunta di centrosinistra di Alessandra Todde a portarla avanti, nonostante gli stessi organi di controllo – Corte dei Conti, ma anche Enac e Anac – abbiano sollevato riserve analoghe. Cosa sia cambiato negli ultimi due anni, al netto degli schieramenti, resta una domanda aperta e legittima.
Lo spoil system in sanità: “instabilità gestionali” e “personale demotivato”
Il secondo fronte, forse il più duro visto l’odierno stato della sanità regionale, riguarda la sanità. La procuratrice ha spiegato che l’ingente impiego di risorse pubbliche non è riuscito a risolvere i problemi cronici del sistema sanitario sardo, a partire dalle liste d’attesa. Ma il passaggio più netto riguarda i continui rimescolamenti ai vertici di Asl, Aou, Arnas e Areus, voluti dalla stessa presidente Alessandra Todde, andata contro gli stessi alleati del PD: secondo Motzo, questi interventi avrebbero prodotto un effetto diretto sull’efficienza del sistema, generando “instabilità gestionali”. “Programmi già avviati vengono interrotti a metà percorso, mentre si ostacola lo sviluppo delle competenze manageriali di chi occupava in precedenza le posizioni apicali. Il risultato, sempre secondo la procuratrice, è che il meccanismo finisce per “demotivare il personale sanitario”.
Non è finita qui: gli stessi rimescolamenti ai vertici hanno di fatto bloccato le procedure concorsuali per l’assegnazione della direzione delle strutture complesse. Il risultato è sotto gli occhi di tutti da anni: “numerose strutture sarde sono affidate a facenti funzione, professionisti che si ritrovano”, parole della Motzo, “in un sistema dove viene svilito il merito”, e che quindi perdono l’interesse a investire, anche sul piano personale ed emotivo, in reparti di cui non sono titolari a pieno diritto. È la certificazione, con linguaggio tecnico-contabile, di un problema che in Sardegna si respira da tempo: uno spoil system che, invece di rafforzare la governance sanitaria, la destabilizza. Che si tratti di azione mirata al servizio pubblico?

Le consulenze esterne e le nomine “di area”.
Il terzo tassello riguarda il ricorso a incarichi di consulenza esterna, in particolare legale, nonostante la Regione disponga di un’avvocatura interna strutturata, con circa dieci avvocati selezionati per concorso pubblico. La domanda che la procuratrice pone è, testualmente, “inspiegabile”: perché ricorrere all’esterno quando esiste già una struttura specializzata e qualificata?
A ciò si aggiunge un mosaico di incarichi fiduciari e posizioni negli uffici di gabinetto – alcuni con scadenza fissata addirittura al febbraio 2029 – assegnati, tra gli altri, a ex dipendenti di gruppi consiliari del Partito Democratico, ex consiglieri comunali dem, componenti dell’ex ufficio di gabinetto dell’ex assessora al Lavoro Alessandra Zedda, professori universitari che avevano preso parte alla campagna elettorale della presidente Todde con proprie liste civiche e trombati del Consiglio regionale. Un quadro che, più che una logica tecnico-professionale, richiama un tradizionale equilibrio di area politica.
Le “spese allegre” e il rilievo della Ragioneria dello Stato
Il quarto fronte è forse quello più esplicito nel linguaggio adoperato. Riferendosi all’ultima legge finanziaria regionale, quella del 2025, la procuratrice ha parlato di “ingenti erogazioni a pioggia senza alcuna motivazione che le sorregga” nei settori sport e turismo. Una tecnica basata sugli emendamenti puntuali che, ha precisato Motzo, “è di competenza del Consiglio regionale”, ma che ha attirato anche i rilievi della Ragioneria generale dello Stato, la quale l’ha ritenuta in violazione dell’articolo 3 della Costituzione – quello che sancisce il principio di uguaglianza e vieta trattamenti ingiustificatamente differenziati nella distribuzione delle risorse pubbliche. Un metodo, quello degli emendamenti a pioggia senza criteri distributivi trasparenti, che non nasce con questa legislatura: è, di fatto, una prassi consolidata da anni in Consiglio regionale, indipendentemente dal colore politico della maggioranza di turno. Qualcuno crede ancora alla discontinuità di questo “campo lardo?”.
Il punto vero: non è la continuità, è l’assenza di alternative
Ed è qui che si arriva al cuore della questione, quello che la cronaca degli ultimi giorni rischia di far passare in secondo piano. La Giunta Todde si era presentata ai sardi con la promessa di un profilo di discontinuità: trasparenza, merito, rottura con le logiche di sempre. I quattro rilievi della Corte dei Conti dimostrano che, su aeroporti, sanità, consulenze e gestione della finanziaria, quella discontinuità semplicemente non c’è stata. Non è una sorpresa in sé: ogni maggioranza, ha finito per confrontarsi con le stesse dinamiche clientelari, gli stessi metodi opachi, la stessa distanza tra proclami e prassi amministrativa.
La vera notizia, allora, non è che questa maggioranza non sia diversa dalle precedenti. È che, dopo due anni e mezzo di mandato, non sia stata capace di proporre nemmeno un’iniziativa realmente nuova rispetto al passato. Lo si vede anche nelle “piccole cose” (per come vengono considerate dalle istituzioni regionali) come le politiche giovanili. Dal piano NewGens per i giovani – già bollato come un “déjà-vu da 80 milioni” che ricalca iniziative desuete e calate dall’alto senza alcuno spirito di coprogrammazione, alla gestione della sanità, fino al metodo di scrittura della finanziaria: è sempre lo stesso canovaccio, la stessa retorica, lo stesso teatrino di annunci che la Corte dei Conti, con toni sobri ma inequivocabili, ha appena certificato come inadeguato all’emergenza reale che la Sardegna continua a vivere.
E quando un organo di controllo dello Stato – non un avversario politico – dice che manca motivazione, che manca coerenza, che manca persino la volontà di usare le competenze interne già disponibili, la domanda che i sardi dovrebbero porsi non è più “di che colore è questa Giunta”. È “quanto ancora si può continuare a scambiare l’assenza di idee nuove per una gestione responsabile della cosa pubblica?”.
Aeroporti, sanità, consulenze esterne e “spese allegre”: nella requisitoria della procuratrice regionale Valeria Motzo, insomma, c’è la fotografia di una maggioranza che non ha cambiato verso rispetto al passato. La vera notizia, però, è un’altra: due anni e mezzo di mandato non hanno prodotto nemmeno un’idea nuova.
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Gabriele Frongia
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