Piazza Affari e i mercati energetici europei tengono gli occhi puntati su una delle operazioni industriali più rilevanti dell’anno: la fusione tra l’italiana Saipem e la norvegese Subsea7, destinata a dare vita a un nuovo colosso mondiale dei servizi offshore, ribattezzato dalla stampa “Saipem7” o, più colloquialmente, “super Saipem”. Un’operazione che intreccia strategie industriali, sicurezza nazionale e tensioni con l’Antitrust europeo.
Cos’è la fusione Saipem-Subsea7
Al centro della vicenda c’è l’unione tra due tra i principali gruppi mondiali nell’ingegneria e costruzione offshore per il settore energetico: Saipem, storica società italiana fondata nel 1957, e Subsea7, multinazionale con radici norvegesi, lussemburghesi e britanniche. Dalla fusione nascerebbe un gruppo unico, che darà vita a una società di infrastrutture energetiche chiamata Saipem7, con sede legale e sede centrale in Italia, a Milano, con azioni quotate sia sulla borsa italiana che su quella norvegese di Oslo.
Sul piano della governance, la nuova società nascerà con una ripartizione paritetica al 50% tra gli azionisti di Saipem e quelli di Subsea7: tra i soci principali figurano Siem Industries con l’11,8%, Eni con il 10,6% e Cdp Equity con il 6,4%, che insieme controlleranno circa il 29% di Saipem7. Alla guida del nuovo gruppo siederà l’attuale amministratore delegato di Saipem, Alessandro Puliti, mentre la presidenza andrà al norvegese Kristian Siem, fondatore di Siem Industries.
Il progetto punta a creare un player capace di competere ai massimi livelli globali su un mercato strategico: quello dei cosiddetti servizi Surf, cioè le infrastrutture sottomarine — cavi ombelicali e condotte — che collegano i pozzi petroliferi offshore, spesso a migliaia di metri di profondità, agli impianti di superficie, oltre ai settori dell’eolico offshore e delle piattaforme convenzionali.
Bruxelles apre un’indagine
Proprio nei giorni scorsi, la Commissione europea ha deciso di alzare il livello di attenzione sull’operazione. Bruxelles ha avviato un’indagine approfondita per valutare, ai sensi del Regolamento Ue sulle fusioni, l’operazione che darebbe vita a Saipem7, temendo che la concentrazione proposta possa avere un impatto significativo sulla concorrenza effettiva in alcuni mercati dei servizi di ingegneria e costruzione offshore.
Nello specifico, gli analisti della Commissione hanno riscontrato in via preliminare che la fusione è ampiamente complementare in settori come i progetti eolici offshore e quelli offshore convenzionali, ma temono che consoliderebbe ulteriormente il già concentrato mercato dei servizi Surf.
Non è un caso isolato: anche in Brasile tre big del settore energetico — Petrobras, ExxonMobil e TechnipFMC — hanno presentato ricorso all’autorità antitrust locale (CADE), sostenendo che l’operazione porterebbe a un livello di concentrazione capace di far lievitare i costi dei servizi sottomarini per il settore Oil & Gas e di limitare la concorrenza.
Perché l’Italia è così coinvolta
È qui che la vicenda assume una rilevanza specificamente italiana, e non solo industriale ma anche geopolitica. Il governo di Roma, infatti, ha deciso di intervenire attivando il cosiddetto golden power, lo strumento normativo che consente all’esecutivo di porre condizioni o veti su operazioni societarie che coinvolgono asset ritenuti strategici per la sicurezza nazionale.
Il governo ha deciso di esercitare il golden power sulla fusione tra Saipem e la norvegese Subsea7 in quanto coinvolge asset strategici italiani, esercitando i poteri speciali “mediante prescrizioni” e accogliendo la proposta del ministero della Difesa guidato da Guido Crosetto, con un decreto firmato dalla premier Giorgia Meloni e dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Il cuore della questione riguarda le tecnologie subacquee sensibili, in particolare i droni sottomarini sviluppati da Saipem, considerati asset di rilevanza anche militare. Tra le condizioni imposte dal governo spicca il mantenimento in Italia delle attività strategiche, in particolare nei poli di Marghera, Sonsub e Trieste, considerati fondamentali per la sicurezza nazionale: Saipem7 dovrà garantire la continuità dei programmi di ricerca e sviluppo su robotica e droni subacquei, assicurando che il know-how sviluppato per scopi militari resti a disposizione delle Forze Armate italiane, senza possibilità di cessione a terzi.
Non solo: l’approvazione è subordinata a precise prescrizioni mirate a garantire che le attività e le tecnologie strategiche rimangano sotto controllo italiano e al servizio degli interessi nazionali, con l’obbligo per la futura Saipem7 di presentare periodicamente a Palazzo Chigi il proprio piano industriale aggiornato. Sul tavolo resta aperto anche un possibile dialogo tecnologico con Fincantieri, il colosso della cantieristica navale a controllo pubblico, per una collaborazione sul polo triestino dei droni sottomarini.
In sintesi, l’Italia si gioca su questa fusione un doppio interesse: da un lato quello industriale, con Eni e Cdp Equity tra gli azionisti di peso del futuro gruppo; dall’altro quello legato alla sicurezza nazionale, visto il valore strategico — anche in chiave di difesa — delle tecnologie subacquee sviluppate sul territorio nazionale.
Un contratto in Costa d’Avorio conferma la solidità del gruppo
Mentre la partita europea e quella brasiliana restano aperte, sul fronte commerciale Saipem continua a macinare risultati. Il giorno stesso in cui è emersa la notizia dell’indagine di Bruxelles, il gruppo italiano si è aggiudicato un nuovo contratto da 260 milioni di dollari da Eni in Costa d’Avorio, a conferma della solidità operativa dell’azienda anche mentre è impegnata nella complessa partita normativa e regolatoria legata alla fusione con Subsea7.
Cosa succede adesso
L’operazione, dopo il via libera condizionato del governo italiano e il voto favorevole delle assemblee dei due gruppi, resta ora appesa alle decisioni delle autorità antitrust internazionali: quella europea, che ha aperto l’istruttoria approfondita, e quella brasiliana, chiamata a valutare i ricorsi presentati dai concorrenti. Da questi passaggi dipenderà la tempistica — e forse anche la forma finale — con cui potrà nascere ufficialmente Saipem7, il nuovo gigante italo-norvegese dei servizi energetici offshore.
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