Ogni anno è “l’anno più caldo di sempre”: tutte le balle dei giornali (da 20 anni)


Ogni giorno, ogni settimana, ogni mese, ogni anno, ormai da vent’anni, è ufficialmente il più caldo mai registrato: del secolo, del millennio, del multiverso. Sembra un cinecomic Marvel in cui il supereroe si chiama Cambiamento Climatico, capace di battere ogni record — spesso il proprio, di appena lo 0,01°C — con la stessa regolarità con cui esce un sequel. Manca solo la scena post-titoli di coda: “Il riscaldamento globale tornerà nel prossimo report”.

Peccato che la scienza, quella vera, sia fatta di dubbi più che di certezze granitiche. Stefensen [3] mostra, su dati del nucleo di ghiaccio groenlandese, che i cambiamenti climatici avvengono anche in pochi anni, per cicli decennali naturali, e che la CO2 non è affatto l’unica variabile in gioco. Del resto la CO2 rappresenta lo 0,04% dell’atmosfera [11]: difficile crederla la sola regista di un sistema climatico complesso e multivariabile.

Anche i numeri tondi ingannano se non contestualizzati: l’Antartide ha perso, tra il 1992 e il 2017, circa 2.720 miliardi di tonnellate di ghiaccio [6] — che suona apocalittico finché non lo si rapporta ai 27 milioni e 600mila miliardi di tonnellate di massa totale [13]: lo 0,011%. Nel frattempo un solo vulcano, l’Hunga Tonga-Hunga Ha’apai, potrebbe influenzare il riscaldamento globale fino a 1,5°C nel decennio successivo alla sua eruzione [9], con un aumento di cinque volte dell’aerosol stratosferico e del 13% della massa d’acqua in stratosfera [8]: vapore acqueo, il gas serra più abbondante in assoluto, prodotto non dall’uomo ma dalla Terra che si schiarisce la voce.
Il fatidico “97% degli scienziati concordi” nasce non da uno studio peer-reviewed ma da una lettera [4], pubblicata su una rivista settimanale con impact factor 3,68 — contro il 69,50 di Nature.

E i modelli previsionali, quelli che negli anni ’70 immaginavano un’imminente era glaciale [1], restano oggi imprecisi perché trascurano variabili come sole, nuvole e feedback atmosferici [10]; coerentemente, i dati satellitari sulla troposfera non confermano le proiezioni dei modellisti.


Sugli eventi estremi, la stessa IPCC [7] mostra nella sua tabella di sintesi una prevalenza di “confidenza bassa o nessuna tendenza” per alluvioni, siccità, tornado e cicloni. Sull’acidificazione degli oceani: il pH marino resta saldamente basico — tra 7,7 e 8,4 nel Mar Cinese Meridionale, senza alcun trend crescente [5] — mentre la CO2 atmosferica cresce in modo lineare da 280 a oltre 412 ppm [11], suggerendo che il riscaldamento oceanico possa avere un ruolo trainante quantomeno pari a quello antropico.

E se qualcuno scomoda il Nobel Parisi, ricordi che il fisico vinse il premio anche per lavori sulla risonanza stocastica, secondo cui piccole variazioni del flusso solare spiegherebbero oscillazioni paleoclimatiche fino a 10°C [2] — mentre altri due Nobel per la Fisica, Clauser e Giaever, la pensano in modo opposto sull’origine antropica del riscaldamento. Infine, prima di spegnere il riscaldamento di casa in nome del pianeta, vale la pena ricordare che l’1% più ricco del mondo inquina quanto 5 miliardi di persone [12].

Morale: se la scienza è dubbio, il giornalismo climatico è certezza granitica. E i titoli, tutti identici da vent’anni, lo dimostrano.
Vi invito a leggere l’ottimo libro, con centinai di citazioni scientifiche autorevoli, “La Grande Bugia Verde” di Nicola Porro, dove vengono intervistati scienziati del CNR, del MIT, e di molte università nazionali e internazionali, e smontati i luoghi comuni più iconici sul cambiamento climatico!

Peter Cameron Ellis, 13 luglio 2026

Note


  1. Time (1974) ‘Another Ice Age?’. Disponibile su: https://time.com/vault/issue/1977-01-31/page/1/
  2. Benzi, R. e Parisi, G. et al. (1982; 1983) Stochastic resonance. [lavori originali citati da Nobel Prize 2021].
  3. Stefensen, J.P. (2008) Science. Disponibile su: https://www.science.org/doi/10.1126/science.1157707
  4. Zimmerman, M. e Doran, P. (2009) ‘Examining the scientific consensus on climate change’, EOS, 90(3).
  5. Wei, G. et al. (2015) ‘pH variability in the South China Sea’, Journal of Geophysical Research: Oceans. Disponibile su: https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/2015JC011066
  6. Shepherd, A. et al. (2018) ‘Mass balance of the Antarctic Ice Sheet from 1992 to 2017’, Nature. Disponibile su: https://www.nature.com/articles/s41586-018-0179-y.epdf
  7. IPCC (2021) Sixth Assessment Report, Working Group I, Chapter 12, Tab. 12.12, p. 1856. Disponibile su: https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/downloads/report/IPCC_AR6_WGI_Chapter12.pdf
  8. Khaykin, S. et al. (2022) ‘Global perturbation of stratospheric water vapor and aerosol burden by Hunga eruption’, Nature Communications, 13, art. 316. Disponibile su: https://www.nature.com/articles/s43247-022-00652-x
  9. Jenkins, S. et al. (2023) ‘Climate Change’, Nature Climate Change, 13, pp. 127–129. Disponibile su: https://www.nature.com/articles/s41558-022-01568-2
  10. Scafetta, N. (2023) ‘Empirical assessment of the role of the sun in climate change using balanced multiproxy solar records’, Geoscience Frontiers, 14(6), art. 101650.
  11. NOAA (s.d.) The Atmosphere. Disponibile su: https://www.noaa.gov/jetstream/atmosphere
  12. Oxfam Italia (s.d.) Clima, quanto inquinano i super ricchi. Disponibile su: https://www.oxfamitalia.org/clima-quanto-inquinano-i-super-ricchi/
  13. Usgs (s.d.) Antarctica ice mass. Disponibile su: https://pubs.usgs.gov/pp/p1386a/pdf/pp1386a-2-web.pdf

PICCOLA DIVERTENTISSIMA RASSEGNA MEDIATICA: ”L’anno più caldo di sempre”

2025 — “Copernicus, 2025 terzo anno più caldo mai registrato” — ANSA, https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/01/14/copernicus-2025-terzo-anno-piu-caldo-mai-registrato_a6217367-4381-4035-ba0c-19e74d35a551.html

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 Cristina de Palma

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