SRM: le crisi degli stretti ridisegnano il commercio globale. Il Mediterraneo rafforza il suo ruolo strategico, l’Italia punta su porti e logistica


Le tensioni geopolitiche che interessano alcuni dei principali snodi marittimi del pianeta stanno accelerando una profonda trasformazione del commercio mondiale. La crisi dello Stretto di Hormuz, le difficoltà nel Mar Rosso e le ripercussioni sul Canale di Suez non rappresentano più eventi contingenti, ma fattori strutturali che stanno modificando rotte, tempi e costi della logistica internazionale, spingendo operatori e governi a ripensare le catene globali del valore.

È questo il quadro delineato dal tredicesimo Rapporto Italian Maritime Economy 2026, presentato a Napoli da SRM, il Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, dedicato quest’anno al tema “Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale. La centralità del Mediterraneo tra crescente competizione e cambiamenti delle catene logistico-portuali”.

Lo studio evidenzia come porti, shipping e logistica siano ormai diventati asset strategici non solo per il commercio internazionale, ma anche per la sicurezza energetica e la competitività dei sistemi produttivi. Attraverso gli stretti marittimi transita una quota rilevante dell’economia mondiale: prima dell’attuale crisi, dallo Stretto di Hormuz passava il 37% del commercio mondiale di greggio, mentre la quasi chiusura dell’area ha interessato volumi pari a circa il 10% della produzione globale di petrolio, con effetti immediati sulle rotte commerciali e sugli approvvigionamenti.

Di fronte a questo scenario, le compagnie di navigazione e gli operatori logistici hanno reagito riprogrammando i servizi attraverso deviazioni di rotta, nuovi transhipment e collegamenti alternativi, accelerando una riorganizzazione delle supply chain che era già in atto dopo la pandemia.


Parallelamente cambiano anche gli equilibri commerciali globali. Il Rapporto registra un progressivo allontanamento tra Stati Uniti e Cina: nel 2025 le importazioni americane dalla Cina si sono ridotte del 30%, mentre quelle provenienti dai Paesi ASEAN sono aumentate del 29%, segnale di una crescente regionalizzazione delle produzioni asiatiche. Pechino, nel frattempo, sta riequilibrando i propri mercati di sbocco rafforzando le esportazioni verso Africa (+25,8%) e Sud-Est asiatico (+13,4%), riducendo la dipendenza dalla domanda statunitense.

In questo nuovo assetto il Mediterraneo rafforza il proprio peso strategico. Nonostante la crisi di Suez, nel 2025 i principali porti container dell’area hanno movimentato oltre 72 milioni di TEU, con una crescita del 5,9%, mentre le previsioni indicano un ulteriore incremento del traffico container del 15% entro il 2030, un ritmo superiore alla media mondiale. Lo studio individua inoltre nei nuovi corridoi logistici internazionali, tra cui l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), uno degli elementi destinati a ridefinire gli scambi tra Asia, Europa e Africa, confermando il Mare Nostrum come piattaforma naturale di collegamento tra i tre continenti.

Per l’Italia, al centro del Mediterraneo, il cambiamento rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità. Nel 2025 il commercio estero nazionale ha superato i 1.200 miliardi di euro, con esportazioni pari a 643 miliardi, mentre circa un quarto degli scambi internazionali in valore viaggia via mare, confermando la dipendenza del sistema manifatturiero dall’efficienza della logistica marittima.

Anche il sistema portuale mostra segnali di consolidamento. Le Autorità di Sistema Portuale hanno movimentato nel 2025 oltre 511 milioni di tonnellate di merci, in crescita del 3,5% rispetto all’anno precedente. A trainare l’espansione sono stati soprattutto il traffico container, salito a 132 milioni di tonnellate, e il comparto Ro-Ro, che ha raggiunto i 122 milioni di tonnellate, mentre l’Italia mantiene la leadership europea nello Short Sea Shipping con 304 milioni di tonnellate movimentate e una quota di mercato del 15,6%.

Secondo SRM, la vera sfida non consiste tuttavia nell’aumentare soltanto i volumi di traffico, ma nel rafforzare la capacità di connessione tra porti, reti ferroviarie, infrastrutture retroportuali, aree industriali e mercati internazionali. In questa direzione si muovono oltre 13 miliardi di euro di investimenti destinati a migliorare l’ultimo miglio ferroviario, l’accessibilità marittima degli scali, la digitalizzazione e l’efficienza dell’intero sistema logistico-portuale, chiamato anche ad adeguarsi alle nuove normative ambientali europee.


Aprendo i lavori, il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, ha sottolineato come il tema scelto da SRM colga una delle trasformazioni più rilevanti dell’economia contemporanea. «Mai come oggi il mare rappresenta una chiave di lettura privilegiata per comprendere l’evoluzione dell’economia mondiale», ha osservato, ricordando che rotte marittime, porti e infrastrutture logistiche sono ormai il punto di incontro tra commercio internazionale, sicurezza energetica, politica industriale e nuovi equilibri geopolitici. Per questo, ha aggiunto, una parte significativa della competitività del Paese dipende dalla capacità del sistema logistico-portuale di sostenere crescita, apertura internazionale e resilienza economica.

Una lettura condivisa dal direttore generale di SRM, Massimo Deandreis, secondo il quale le crisi geopolitiche stanno ridisegnando rotte, tempi e costi del commercio mondiale, trasformando il mare in uno degli indicatori più sensibili dei nuovi equilibri economici. In questo scenario, ha spiegato, il Mediterraneo conferma una centralità crescente e i porti italiani, grazie agli investimenti in accessibilità, ultimo miglio ferroviario e digitalizzazione, possono diventare uno degli strumenti più efficaci per rafforzare la crescita, la resilienza e la proiezione internazionale dell’economia italiana.

Il Rapporto è stato presentato da Massimo Deandreis e da Alessandro Panaro, responsabile Maritime & Energy di SRM, dopo gli interventi introduttivi del presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, del presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, Marco Gilli, del presidente di SRM, Paolo Scudieri, e dell’analisi geopolitica affidata a Marta Dassù, direttrice di Aspenia e Senior Advisor European Affairs dell’Aspen Institute.

L’approfondimento è proseguito con due tavole rotonde dedicate, rispettivamente, ai nuovi scenari dello shipping globale e alla competitività del sistema logistico italiano. Al confronto hanno partecipato, tra gli altri, il comandante in capo della Squadra Navale della Marina Militare, ammiraglio Aurelio De Carolis, il CEO del Gruppo Grimaldi, Emanuele Grimaldi, la vicesegretaria generale dell’Ocse, Fabrizia Lapecorella, il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, Marco Consalvo, la CEO di FS Logistix, Sabrina De Filippis, e il comandante generale del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera, ammiraglio Sergio Liardo. Le conclusioni sono state affidate al Chief Financial Officer di Intesa Sanpaolo, Luca Bocca.

Dal Rapporto emerge un messaggio chiaro: nell’attuale fase di ridefinizione degli equilibri geopolitici, la competitività di un Paese manifatturiero come l’Italia passa sempre più dalla capacità di integrare infrastrutture portuali, reti ferroviarie, logistica e industria. Il Mediterraneo torna così al centro del commercio mondiale, ma trasformare questo vantaggio geografico in leadership economica dipenderà dalla rapidità con cui il sistema saprà completare gli investimenti e rafforzare la connessione tra porti e mercati.



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