Snackpacking, il viaggio dei giovani parte dal cibo


La prossima meta può nascere da un panificio, da un mercato coperto o da uno snack visto in un video. Millennial e Generazione Z stanno trasformando il cibo locale in un criterio di scelta del viaggio: l’89% considera importante lasciare spazio nell’itinerario per assaggiare prodotti tipici, mentre il 69% cerca street food, il 53% visita forni e il 50% entra nei negozi alimentari della destinazione. È lo snackpacking, una tendenza che porta i visitatori fuori dai soli circuiti monumentali e dentro la vita quotidiana delle città.

Il fenomeno non coincide con il tradizionale viaggio costruito attorno a ristoranti rinomati e lunghe degustazioni. Il nuovo itinerario procede per piccoli assaggi, prodotti accessibili e soste brevi: una focaccia mangiata nei vicoli, una sfoglia acquistata al mercato, un dolce ancora caldo o una bibita preparata in un chiosco.

Il cibo diventa così una mappa alternativa. Permette di leggere abitudini, orari e identità locali attraverso luoghi frequentati anche dai residenti.

Capire perché lo snack cambia la scelta della meta

Lo snackpacking nasce dall’incontro tra tre comportamenti: ricerca di esperienze locali, attenzione al prezzo e influenza dei contenuti digitali.


Il Global Travel Trends Report 2026 di American Express Travel rileva che il 60% degli intervistati acquista spesso o sempre snack caratteristici della destinazione. Tra le ragioni indicate compaiono la possibilità di provare prodotti non disponibili a casa, citata dal 66%, e il sostegno alle attività locali, segnalato dal 45%.

L’assaggio non viene più lasciato al caso. Entra nella preparazione della vacanza insieme a musei, trasporti e pernottamenti. Un mercato rionale può diventare la prima tappa della giornata; un forno storico può motivare una deviazione; un minimarket può attirare visitatori alla ricerca di una confezione diventata popolare sui social.

«Il fenomeno dello Snackpacking dimostra come le nuove generazioni di viaggiatori cerchino una connessione immediata, autentica e accessibile con la cultura locale — commenta Rosa Giglio, Head of Brand Marketing and Communication di BWH Hotels Italy & South-East Europe — L’hotel non è più solo un luogo in cui pernottare, ma l’hub strategico da cui partire alla scoperta di queste micro-esperienze gastronomiche sul territorio».

Seguire l’assaggio diventato virale sui social

La componente digitale modifica la velocità con cui una specialità locale può entrare nei desideri internazionali. Secondo i dati, oltre il 75% dei giovani sarebbe disposto a cercare durante il viaggio un prodotto alimentare specifico dopo averlo visto diventare virale.

Il caso citato è l’hashtag #711, collegato ai contenuti girati nei negozi 7-Eleven e alla scoperta di snack, bevande e confezioni disponibili nei diversi Paesi: più di 900 mila post su Instagram e oltre 266 mila video su TikTok. Questi conteggi cambiano continuamente e vanno considerati una fotografia del momento, non un valore stabile.


Il successo online offre opportunità alle piccole attività, ma può produrre anche nuove concentrazioni. Un singolo prodotto fotografabile può generare code, pressione sui negozi e imitazioni costruite per rispondere alla domanda social.

Lo snackpacking conserva valore quando non riduce una città a una sola pietanza virale. Mercati, panifici e botteghe raccontano il territorio attraverso una rete di prodotti e persone, non attraverso un’unica immagine.

Comportamento di viaggio Quota riportata Effetto sull’itinerario
Lasciare spazio agli snack locali 89% di Millennial e Gen Z Il cibo entra nella pianificazione
Cercare street food o chioschi 69% Aumentano le soste nei quartieri
Visitare panifici 53% I forni diventano tappe turistiche
Entrare nei negozi alimentari 50% Cresce l’interesse per prodotti quotidiani
Cercare cibi visti online Oltre 75% dei giovani, secondo il comunicato I social orientano percorsi e acquisti

Misurare un mercato diretto verso i 2.000 miliardi

Lo snackpacking nel mercato globale è già superiore ai mille miliardi di dollari. Il Culinary Tourism Market Report 2026 stima un valore di 1.230 miliardi di dollari entro la fine del 2026, rispetto ai 1.060 miliardi del 2025, con un tasso annuo composto del 15,6%.

La traiettoria italiana trova riscontro nei dati diffusi dal Ministero del Turismo sulla base delle elaborazioni ENIT. I soggiorni legati all’enogastronomia sono aumentati del 176% in dieci anni. Le presenze hanno raggiunto quota 2,4 milioni e la spesa internazionale 395,5 milioni di euro, con un incremento del 9% sul 2023. Regno Unito, Germania, Spagna e Stati Uniti figurano tra i mercati di riferimento.

Questi numeri mostrano che il cibo non accompagna soltanto il viaggio. Può determinarne destinazione, durata e distribuzione della spesa.


Lecce

Spostare i visitatori verso quartieri e attività locali

La ricerca di specialità semplici può distribuire i consumi oltre le zone più affollate. Un visitatore che entra in un mercato, acquista in un forno e si ferma in un chiosco coinvolge attività diverse da quelle collegate ai percorsi turistici tradizionali.

«I dati dimostrano che per le nuove generazioni la prima tappa del viaggio non è più l’attrazione turistica iconica, ma il luogo in cui batte il cuore quotidiano della comunità – commenta Rosa Giglio, Head of Brand Marketing and Communication di BWH Hotels Italy & South-East Europe – Scegliere lo street food, il panificio storico o il mercato rionale significa cercare un’interazione sincera e non mediata. Il cibo diventa così la chiave per decodificare lo stile di vita di una destinazione, guidando una nuova economia del turismo che ridefinisce completamente i flussi di spesa e le priorità dei viaggiatori».

L’effetto economico dipende dalla capacità delle destinazioni di evitare che l’interesse si concentri su pochi indirizzi. La presenza di itinerari diffusi, trasporti adeguati e informazioni affidabili può portare i visitatori anche nei quartieri meno battuti.

L’hotel, nella lettura proposta da BWH, assume la funzione di punto di orientamento. Non offre soltanto un letto, ma suggerisce mercati, laboratori, piccoli produttori e assaggi raggiungibili dalla struttura.

«I dati descrivono un asset strategico da miliardi di dollari che trasforma il cibo nella principale leva di attrazione internazionale – conclude Rosa Giglio – Questa spinta verso l’autenticità pop genera valore anche fuori dai circuiti di massa, spostando la spesa turistica verso mete secondarie e quartieri alternativi, in Italia come nel Sud-Est Europa. In questo scenario, l’hotel diventa l’hub strategico da cui partire alla scoperta di micro-esperienze gastronomiche sul territorio».


Scegliere le 10 mete indicate da BWH Hotels

La selezione di BWH Hotels Italy & South-East Europe comprende sette città italiane e tre destinazioni dell’Europa sud-orientale e dell’area caucasica. Non si tratta di una graduatoria statistica, ma di una proposta editoriale legata al fenomeno dello snackpacking. La stessa lista è stata ripresa da RaiNews e da altre pubblicazioni dedicate ai viaggi.

1. Lecce, tra pasticciotto e rustico

Il percorso parte dal mercato di Porta Rudiae e dalle botteghe del centro barocco. Gli assaggi indicati sono il pasticciotto leccese servito caldo e il rustico, preparazione salata in pasta sfoglia.

2. Catania, dalla Pescheria ai chioschi

Il luogo scelto è la Pescheria, conosciuta come ’A Piscaria. La tavola calda comprende cartocciate e cipolline; i chioschi storici aggiungono le bevande a base di seltz alla scoperta cittadina.

3. Verona, risino e sapori della Lessinia

BWH propone mercati, osterie e botteghe locali. Tra gli assaggi compaiono il risino veronese, i cicchetti con salumi della Lessinia e preparazioni ispirate alla pastissada de caval.

4. Genova, focaccia e farinata nei caruggi

Il Mercato Orientale e i caruggi formano il percorso. Focaccia genovese, focaccia di Recco, farinata e frisceu, frittelle con erbe o baccalà, permettono di alternare prodotti da forno e fritti.


5. Bologna, il Quadrilatero da mangiare passeggiando

Le tappe sono le botteghe del Quadrilatero e il Mercato delle Erbe. La selezione include mortadella a cubetti, crescentine calde e tranci di pizza in teglia.

6. Viterbo, porchetta e tozzetti nella città medievale

Il quartiere di San Pellegrino e i banchi dei produttori della Tuscia rappresentano i luoghi indicati. Gli assaggi comprendono porchetta, fagioli con le cotiche proposti in versione da strada e tozzetti alle nocciole dei Monti Cimini.

7. Perugia, torta al testo e cioccolato

Forni, piccoli alimentari e botteghe di Corso Vannucci accompagnano la visita. La torta al testo può essere farcita con prosciutto di Norcia e caciotta oppure con salsiccia e verdure. Completano la proposta i baci artigianali e il cioccolato locale.

8. Salonicco, tra Modiano e Kapani

I mercati di Modiano e Kapani sono i punti di partenza. La bougatsa, dolce o salata, si affianca ai souvlaki e ai koulouri, anelli di pane ricoperti di sesamo.

9. Yerevan, lavash e spezie al mercato GUM

Il mercato coperto GUM, o Gumi Shuka, raccoglie frutta, spezie e prodotti locali. Tra gli assaggi figurano il lavash cotto nel tonir, i lamadjo con carne speziata e la frutta secca ripiena di noci.


10. Tirana, byrek e qofte al Pazari i Ri

Il Pazari i Ri riunisce banchi alimentari, chioschi e caffè. La proposta comprende il byrek al formaggio o agli spinaci, acquistato nei forni di quartiere, e gli spiedini di qofte.


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