Boschi, mulini, chiese romaniche e antiche cave di pietra lungo un torrente che disseta la città: a pochi minuti da Varese, dove l’Italia sfuma nella Svizzera, si apre la Valle della Bevera, un corridoio verde di prati, campi e zone umide che lega Viggiù, Arcisate, Cantello, Induno Olona e Malnate. Un territorio di passaggio, tra nazioni e province, di storie di confine che proprio nella sua posizione di frontiera ha trovato il proprio carattere: né montagna né pianura, ma una terra di mezzo dove la natura ha resistito, sorprendentemente bene.
Una valle disegnata dall’acqua
A dare il nome e la forma a tutto è lei, la Bevera: un torrente che nasce nei pressi della Baraggia di Viggiù e scende per una manciata di chilometri in direzione Sud-Ovest, fino a gettarsi nell’Olona. E si dice “la” Bevera, al femminile, non a caso: in origine “bevera” non era un nome proprio, ma un termine comune che indicava la roggia o il corso d’acqua dove si abbeverava il bestiame. La fonte, insomma, dove ci si dissetava. (Curiosità nella curiosità: l’omonimo torrente brianzolo affluente del Lambro è invece maschile, “il Bevera”: stesso nome, genere ribaltato dall’uso locale). Per Varese, la Valle della Bevera è molto più di un’oasi verde: è una delle riserve d’acqua della città. Tra i suoi boschi si trovano cinque sorgenti e sei pozzi, gestiti dalla società Lereti, da cui l’acquedotto cittadino attinge fino alla metà del proprio fabbisogno idrico. A pochi chilometri dal centro, basta inoltrarsi lungo i sentieri per imbattersi nei manufatti che raccontano questo lavoro silenzioso, i caselli e i cunicoli delle sorgenti, immersi in un paesaggio rimasto quasi del tutto libero da altre tracce dell’uomo. Proprio per custodire questo equilibrio tra natura e risorsa idrica, tra il 2014 e il 2016 è nato il Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS), che oggi tutela il territorio e le sue falde acquifere. Per secoli l’acqua è stata anche il motore dell’economia locale. Lungo la Bevera e nella confinante Valle del Lanza giravano le ruote dei mulini e degli opifici, che macinavano grano e mettevano in moto i primi lavori artigianali. Molti di quegli edifici sono oggi ruderi affascinanti immersi nel bosco, testimoni silenziosi di una civiltà contadina che ha plasmato il paesaggio. Camminare lungo l’anello della Bevera, sui sentieri che collegano frazioni e valloni, significa leggere a ritroso questa storia fatta di canali, chiuse e fatica.
Un mosaico di ambienti
La forza della valle sta nella varietà. Nel giro di poche centinaia di metri si passa dal bosco fitto di latifoglie ai prati aperti, dai coltivi alle aree umide: piccoli stagni e prati allagati che sono autentici scrigni di biodiversità, rifugio di anfibi, libellule e uccelli acquatici sempre più rari altrove. Un bene che non conosce confini amministrativi ed è transfrontaliero a tutti gli effetti: la valle è uno dei corridoi ecologici che connettono il Varesotto al vicino Canton Ticino, una via verde percorsa da animali ben prima che dagli escursionisti.
Tesori di pietra e fede
Disseminati tra questi boschi ci sono monumenti di grande impatto anche spirituale. Il più toccante è la chiesa di San Pietro in Silvis, a Induno Olona: “in silvis” cioè “nei boschi”, perché sorgeva isolata lungo l’antica via per Varese. Costruita in forme romaniche intorno all’XI secolo e dichiarata Monumento Nazionale nel 1912, custodisce un ciclo di affreschi stratificati tra ‘300 e ‘500. Induno Olona poi merita una passeggiata per il suo centro storico e verso la stazione per ammirare le ville Liberty che hanno segnato la storia della provincia. Poco lontano, verso Malnate e la Folla, si aprono le cave di pietra molera, un’arenaria nata milioni di anni fa dalle sabbie di antichi fondali marini. La molera è servita per il Santuario di Santa Maria del Monte a Varese, per le ville e per gli argini del Naviglio Grande. L’attività estrattiva ha lasciato cavità profonde e alte pareti verticali, oggi Monumento Naturale: ambienti scenografici e misteriosi. La vocazione lapidea trova il suo apice a Viggiù, paese di scalpellini e cavatori la cui “pietra di Viggiù” ha alimentato cantieri di tutta la regione. Qui nacque Enrico Butti (1847-1932), tra i grandi scultori italiani tra ‘800 e ‘900, autore del monumento a Giuseppe Verdi a Milano: la sua villa e la sua gipsoteca, donate al Comune nel 1926, sono oggi il Museo Butti, prima tappa di un intero polo museale. E sopra l’abitato, vegliano il Monte Useria, con il suo Santuario della Madonna d’Useria e il Monte Sant’Elia, raggiungibile lungo il Sentiero Italia.
Curiosità di confine
Chi percorre la valle attraversa anche un pezzo di storia recente. Il viadotto della ferrovia Arcisate-Stabio, primo valico transfrontaliero senza stazione di confine, scavalca proprio la Bevera, mentre il vecchio tracciato storico è destinato a diventare una pista ciclopedonale: l’ennesima riconversione di un territorio abituato a reinventarsi. E pochi sanno che proprio ad Arcisate, nell’800, fu rinvenuto un prezioso tesoro di argenteria romana, il celebre “Tesoro di Arcisate”, oggi conservato al British Museum di Londra: prova che questa terra di passaggio era frequentata e ricca già in epoca antica. Una valle, insomma, che a saperla guardare racconta molto più di quanto prometta. Bastano un paio di scarponi e un po’ di curiosità per scoprirla.
“A spasso nella Bevera”: il calendario delle visite gratuite
Per accompagnare alla scoperta della valle, il Parco Regionale Campo dei Fiori propone fino a novembre il programma “A spasso nella Bevera”, tra camminate, uscite in bicicletta e appuntamenti per famiglie. Le visite sono coordinate da Archeologistics, impresa sociale del Varesotto e rientrano nel progetto SINTAB – Sviluppo Integrato per la Natura Transfrontaliera e la Biodiversità (Programma Interreg VI-A Italia-Svizzera 2021-2027). Le camminate per tutti si tengono il giovedì alle 9.30; uscite in bici e attività per famiglie nei weekend e nei festivi alle 15.00. Tutto è gratuito, con prenotazione obbligatoria che si apre un mese prima di ciascuna data sul sito insubriparksturismo.eu/esperienze. Dopo le tappe primaverili, gli appuntamenti proseguono il 13 agosto con una passeggiata al Campo dei Fiori (sentiero 301): clima ed ecosistemi montani; a settembre, si riparte il 5 con l’evento per famiglie “Geologi per un giorno” sul sentiero 385C; il 17 settembre con la camminata “Dai mulini della Bevera al Monte Useria e al Santuario della Madonna d’Useria (385A)” e il 26 settembre giro in bici “Tra Viggiù e la Baraggiola Vecchia, tra vino e tradizioni artistiche”. In autunno si prosegue con la Festa dei Nonni al Campo dei Fiori, dal Grand Hotel all’Osservatorio Astronomico il 3 ottobre. Il 15 ottobre camminata dalla Ca’ Bassa alla Folla di Malnate e il 5 novembre camminata da Viggiù lungo il Sentiero Italia, dal Museo Butti al Monte Sant’Elia.
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Alessandra Favaro
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