Rating ESG, si cambia. Dal 2 luglio 2026 è entrato in vigore il regolamento europeo 2024/3005, che introduce un quadro normativo dedicato ai rating ESG. Da questa data, potranno operare nel mercato europeo solo i provider di rating ESG autorizzati dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) e sottoposti alla sua supervisione. L’obiettivo è rafforzare la trasparenza, l’affidabilità e la comparabilità di valutazioni che hanno assunto un ruolo sempre più rilevante nelle decisioni di investimento.
Nel 2026 il 92% degli intervistati dal Morgan Stanley Institute for Sustainable Investing dichiarava interesse nei confronti degli investimenti ESG, in aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2025. Mediamente, il 31% dei portafogli è destinato a questi strumenti. I rating ESG sono quindi uno dei modi principali con cui gli asset manager valutano il profilo di sostenibilità di migliaia di imprese ed emittenti, un’analisi che richiede un enorme impiego di tempo e risorse. I rating ESG aiutano gli investitori a svolgere questo lavoro, sintetizzando grandi quantità di dati in una valutazione facilmente confrontabile che poi può essere integrata nei propri modelli di investimento.
Nel tempo si è così sviluppato un mercato composto da società specializzate nei rating ESG, ciascuna con metodologie proprietarie e modelli di analisi differenti. Proprio la crescente influenza di questa valutazione nelle decisioni di investimento ha spinto l’Unione europea a introdurre una disciplina specifica, con l’obiettivo di rafforzarne trasparenza, affidabilità e comparabilità.
Cos’è il rating ESG
Il rating ESG è una valutazione sintetica che misura il modo in cui un’impresa, un emittente o uno strumento finanziario gestisce i fattori ambientali, sociali e di governance. A differenza del rating di credito, che misura la capacità di un soggetto di rimborsare il proprio debito, il rating ESG valuta l’esposizione ai rischi e alle opportunità legati alla sostenibilità e la capacità di gestirli.
Il risultato può assumere forme diverse: una lettera, un punteggio numerico, una classe di rischio o una scheda di valutazione (scorecard). Non esiste però una scala unica valida per tutti, perché ogni provider ESG adotta una metodologia proprietaria. È per questo motivo che la stessa società può ricevere valutazioni differenti a seconda delle agenzie.
Il rating ESG non va confuso con un bollino di sostenibilità, né con un giudizio sull’impresa. Più correttamente, è uno strumento di analisi che permette agli investitori (banche, asset manager e altri operatori finanziari) di integrare nelle proprie decisioni anche le informazioni non finanziarie.
Qual è la differenza tra rating ESG e punteggio ESG
Nel linguaggio comune, rating ESG e punteggio ESG vengono spesso usati come sinonimi. In realtà indicano due modalità diverse di presentare il risultato di una valutazione. Il punteggio ESG (ESG score) è generalmente espresso con un valore numerico, ad esempio su una scala da 0 a 100, e sintetizza la performance del soggetto valutato rispetto ai criteri ambientali, sociali e di governance. Il rating ESG, invece, classifica il soggetto valutato in una determinata categoria. A seconda della metodologia adottata, può essere espresso con lettere (come la scala da AAA a CCC utilizzata da MSCI), livelli di rischio (basso, medio o alto) oppure altre classi di valutazione. Nella pratica, la distinzione non è sempre netta: ci sono provider ESG che combinano entrambe le modalità.
Rating e certificazione di sostenibilità sono la stessa cosa?
Negli ultimi anni l’attenzione alla sostenibilità è cresciuta esponenzialmente, portando con sé anche un proliferare di strumenti volti a valutare le performance di imprese e strumenti finanziari. Per questo, nel linguaggio comune è piuttosto frequente che ci sia una certa confusione tra rating e certificazioni ESG. Si tratta però di due mondi diversi. Come ricordato, il rating ESG è una valutazione complessiva e strutturata di un emittente, elaborata attraverso una metodologia proprietaria. Al contrario, una certificazione attesta che l’organizzazione rispetta uno specifico standard verificato da un organismo indipendente. È il caso, ad esempio, della ISO 14001 per la gestione ambientale, della ISO 45001 per la salute e sicurezza sul lavoro, della SA8000 sulla responsabilità sociale o delle certificazioni FSC e PEFC per la gestione sostenibile delle foreste. Una certificazione può essere uno dei fattori che l’agenzia di rating ESG prende in considerazione per la sua analisi, ma da sola non la sostituisce né determina automaticamente una valutazione finale positiva.
Quali sono le tre dimensioni del rating ESG
L’acronimo ESG è mutuato dall’inglese e identifica le tre dimensioni della sostenibilità: Environmental, Social, Governance. Se le macro-aree di analisi dunque restano sempre le stesse, la loro rilevanza cambia a seconda del settore, del modello di business e dell’area geografica in cui opera il soggetto. Per una società dell’oil&gas ad esempio il focus è sulle emissioni di gas serra, mentre per una banca risultano più rilevanti gli aspetti legati alla governance, come la gestione dei rischi, i controlli interni, la composizione degli organi di amministrazione e le politiche di remunerazione.
Ambiente
La dimensione ambientale valuta l’impatto che il soggetto valutato ha sul clima e sulle risorse naturali, nonché la sua capacità di gestire i rischi legati alla transizione ecologica. Gli aspetti presi in considerazione possono variare in base al settore e alla metodologia utilizzata dal provider, ma includono generalmente le emissioni di gas serra, l’efficienza energetica, la gestione di risorse, acqua e rifiuti, l’impatto sulla biodiversità e le strategie adottate per affrontare i cambiamenti climatici.
Società
La dimensione sociale valuta il modo in cui il soggetto gestisce le relazioni con lavoratori, clienti, fornitori, comunità locali e altri stakeholder. Tra gli aspetti che possono essere considerati rientrano le condizioni di lavoro, la salute e la sicurezza, il rispetto dei diritti umani lungo la catena del valore, le politiche di diversità e inclusione, la tutela della privacy e la qualità delle relazioni con gli stakeholder.
Governance
La governance sposta l’attenzione su come vengono prese le decisioni e su quali meccanismi garantiscono trasparenza, controllo e responsabilità. Gli analisti possono prendere in esame aspetti come la composizione e l’indipendenza degli organi di governo, la gestione dei rischi, le politiche anticorruzione, la trasparenza, i sistemi di controllo interno e l’integrazione dei fattori ESG nei processi decisionali.
Come si calcola il rating ESG
Non esiste una formula universale per calcolare un rating ESG. Ogni provider utilizza una metodologia proprietaria, definisce gli indicatori da analizzare e attribuisce un peso diverso ai fattori ambientali, sociali e di governance. È anche per questo motivo che la stessa azienda può ricevere valutazioni differenti a seconda dell’agenzia di rating ESG che le emette. In generale, il processo di valutazione si articola in quattro fasi.
Raccolta dei dati
Le società di rating ESG possono ricavare le informazioni sia direttamente dal soggetto valutato, sia da fonti esterne e indipendenti. Generalmente l’analisi parte da documenti come bilanci, relazioni di sostenibilità e altre informative ESG pubblicate dall’impresa o dall’emittente. A queste possono aggiungersi dati e documenti forniti direttamente dal soggetto valutato, che consentono di aggiornare o verificare le informazioni. Il provider completa poi la valutazione ESG con l’elaborazione autonoma di dati provenienti da autorità di vigilanza, banche dati, certificazioni, audit indipendenti, notizie di stampa e altri soggetti terzi, con la possibilità di considerare anche eventuali controversie, sanzioni o procedimenti giudiziari.
Valutazione degli indicatori
Una volta raccolti i dati, gli analisti esaminano le politiche, le pratiche e le performance del soggetto valutato alla luce dei criteri ESG. Non si tratta di un processo puramente meccanico, perché richiede di interpretare le informazioni tenendo conto del contesto in cui opera il soggetto.
Attribuzione dei pesi
Proprio per non applicare gli stessi criteri indistintamente a tutti, ciascun indicatore ESG viene ponderato secondo la metodologia adottata dal provider. In questo modo, gli aspetti ritenuti più rilevanti per il settore o per il tipo di attività incidono maggiormente sul risultato finale, mentre quelli più marginali assumono un peso inferiore.
Assegnazione del rating
L’ultima fase consiste nella sintesi dei risultati. A seconda della metodologia adottata, il provider assegna un punteggio numerico, una classificazione per livelli di rischio oppure un rating espresso con lettere. Il giudizio finale racchiude l’analisi svolta nelle fasi precedenti e consente di confrontare il profilo ESG del soggetto valutato con quello di altri operatori.
Come si calcola il rating ESG
| FASE | COSA SUCCEDE |
| Raccolta dati | Il provider raccoglie informazioni dall’impresa e da fonti esterne |
| Valutazione | Gli analisti interpretano i dati |
| Ponderazione | A ogni indicatore viene attribuito un peso diverso |
| Rating finale | Il risultato viene espresso con lettere, punteggi o classi di rischio |
Perché il rating ESG è importante
Per decenni investitori e banche hanno potuto confrontare le imprese attraverso indicatori finanziari standardizzati, come ricavi, utili e indebitamento. Fare lo stesso con le performance ambientali, sociali e di governance era molto più complesso, perché le informazioni erano frammentate e difficili da interpretare. I rating ESG sono nati proprio per trasformare questa mole di dati in valutazioni sintetiche e confrontabili. È anche grazie alla loro diffusione che i fattori di sostenibilità sono entrati progressivamente nelle decisioni di investimento, nella concessione del credito, nella gestione delle catene di fornitura e nei processi di approvvigionamento.
Come viene utilizzato dagli investitori
Per investitori istituzionali, come fondi, gestori patrimoniali e compagnie assicurative, i rating ESG sono diventati uno strumento di lavoro. Consentono di confrontare rapidamente migliaia di imprese ed emittenti, integrare i fattori ESG nell’analisi finanziaria e individuare rischi che potrebbero incidere sulle performance di lungo periodo. Servono anche per costruire portafogli con specifici obiettivi di sostenibilità o per escludere società o settori ritenuti controversi. Anche le banche possono integrare nei processi di valutazione del merito creditizio e, nel caso dei sustainability-linked loans, collegare le condizioni economiche del prestito al raggiungimento di specifici obiettivi ESG.
I vantaggi per le imprese
Se i rating ESG entrano nei processi di valutazione del merito creditizio e nelle decisioni di investimento, un’impresa con un profilo ESG solido può avere maggiori possibilità di attrarre capitali e, in alcuni casi, ottenere condizioni di finanziamento più favorevoli.
Il tema della sostenibilità ha un’influenza crescente anche sulle relazioni commerciali. Normative come la Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD) impongono alle grandi aziende di individuare e gestire i rischi ambientali e sociali lungo la catena del valore. Per farlo, devono raccogliere informazioni più strutturate sui propri fornitori. I rating ESG aiutano proprio in questo passaggio, perché rendono più semplice valutare le performance di sostenibilità dei partner commerciali, confrontarle tra loro e individuare eventuali criticità.
I limiti: perché i rating ESG sono così diversi
Se ogni provider ha la propria metodologia, sceglie gli indicatori da considerare e attribuisce pesi diversi alle varie dimensioni, ne consegue inevitabilmente che lo stesso soggetto possa ricevere valutazioni differenti a seconda della società che lo esamina. Negli anni una situazione simile si è verificata per grandi nomi del calibro di Tesla, Amazon e H&M. Non si tratta di errori, ma del logico risultato dell’applicazione di approcci differenti.
Il tema è stato ampiamente studiato anche nella letteratura scientifica. In un paper ormai considerato un punto di riferimento, Florian Berg, Julian Kölbel e Roberto Rigobon mostrano che queste divergenze dipendono soprattutto da tre fattori: gli aspetti della sostenibilità presi in considerazione (scope), il modo in cui vengono misurati (measurement) e il peso attribuito ai singoli indicatori (weight). In ordine di importanza, il metodo di misurazione incide sulle divergenze per il 56%, lo scope per il 38% e il peso dei singoli indicatori per il 6%.
Negli ultimi anni l’Unione europea ha introdotto nuove regole per rendere le informazioni sulla sostenibilità più complete e confrontabili. È questo l’obiettivo della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), la rendicontazione di sostenibilità basata sugli European Sustainability Reporting Standards (ESRS). Questa normativa allarga la disponibilità di dati ESG e li rende più standardizzati, ma non porta automaticamente a valutazioni identiche.
La stessa Commissione europea ricorda infatti che i rating ESG possono esaminare le dimensioni ambientale, sociale e di governance, oppure concentrarsi su una singola dimensione o un singolo fattore. Ancora, possono adottare – in linea con la CSRD – un approccio di doppia materialità, valutando sia i rischia a cui l’impresa è esposta sia gli impatti che genera sull’ambiente e la società; in alternativa, possono limitarsi alla materialità finanziaria, cioè agli effetti che i fattori ESG possono avere sul suo valore economico. In sintesi, anche quando i provider partono da una base informativa più standardizzata grazie alla CSRD, il risultato finale può continuare a essere eterogeneo perché cambiano la metodologia, l’obiettivo della valutazione e il modo in cui i dati vengono elaborati.
Cosa cambia con il nuovo regolamento europeo sul rating ESG
Il proliferare di provider di rating ESG operanti nei mercati internazionali europei – nel 2022 l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ne aveva censiti 59 – ha spinto le istituzioni europee a intervenire con il regolamento 2024/3005, entrato pienamente in applicazione a partire dal 2 luglio 2026. La normativa non impone un ESG rating europeo né una metodologia unica, anzi, riconosce la pluralità degli approcci valutativi come un valore. Il suo obiettivo è diverso: far sì che i provider debbano sottostare a precisi requisiti in termini di integrità, trasparenza, affidabilità e indipendenza.
Nel concreto, a partire dal 2 luglio i fornitori di rating ESG possono operare solo nell’Unione europea solo se hanno ricevuto l’autorizzazione dall’ESMA e si sottopongono alla sua supervisione. Devono inoltre rendere pubbliche informazioni specifiche sulle metodologie che utilizzano e rappresentare in modo più chiaro i risultati delle loro valutazioni, distinguendo tra l’area ambientale, quella sociale e quella di governance e specificando il peso attribuito a ciascuna di esse. Per evitare i conflitti di interesse, il regolamento impone agli operatori di dotarsi di strutture, procedure e sistemi di controllo adeguati e, in certi casi, vieta loro di svolgere altre attività potenzialmente incompatibili.
Gli operatori extra-europei possono operare nel mercato dell’Unione solo attraverso una delle procedure previste dal regolamento: l’avallo di un provider autorizzato, il riconoscimento dell’equivalenza del quadro normativo del Paese d’origine o, per i provider più piccoli, una procedura di riconoscimento da parte dell’ESMA. Per i fornitori europei di piccole dimensioni, inoltre, è previsto un regime transitorio in cui i requisiti per la registrazione sono più leggeri rispetto all’iter ordinario.
Le principali agenzie di rating ESG
Non esiste un’unica agenzia di rating ESG riconosciuta come riferimento assoluto. Sul mercato coesistono infatti diversi provider, ciascuno con metodologie proprie e ambiti di specializzazione differenti. Alcuni si rivolgono soprattutto agli investitori istituzionali, altri alle imprese o alle catene di fornitura, utilizzando scale di valutazione che possono basarsi su lettere, punteggi numerici o classi di rischio.
MSCI
MSCI è una delle più grandi società specializzate nella fornitura di dati, analisi e indici per i mercati finanziari. Oltre ai celebri indici azionari utilizzati come benchmark da fondi ed ETF di tutto il mondo, sviluppa uno dei sistemi di valutazione ESG più diffusi tra gli investitori istituzionali.
I MSCI ESG Ratings misurano la resilienza di imprese ed emittenti ai rischi e alle opportunità ESG finanziariamente rilevanti per il settore in cui operano. Le valutazioni sono espresse su una scala che va da AAA a CCC e confrontano ciascun soggetto con i propri concorrenti. Il rating non rappresenta quindi un giudizio assoluto sul livello di sostenibilità, ma una valutazione della gestione dei fattori ESG rispetto ai peer del medesimo settore.
Morningstar Sustainalytics
Morningstar Sustainalytics è la società del gruppo Morningstar specializzata in dati, ricerca e rating ESG. Il suo prodotto più conosciuto, l’ESG Risk Rating, misura il livello di rischio ESG finanziariamente rilevante a cui un’impresa è esposta e la quota di tale rischio che rimane non gestita. Il risultato viene espresso attraverso un punteggio numerico e una classificazione per livelli di rischio, da trascurabile a grave.
Oltre agli ESG Risk Ratings, Morningstar Sustainalytics sviluppa analisi sulle controversie aziendali, valutazioni dei rischi a livello di Paese, screening basati su standard internazionali e dati ESG a supporto delle strategie di investimento sostenibile.
EcoVadis
EcoVadis è una piattaforma di valutazione della sostenibilità utilizzata soprattutto nei rapporti tra imprese e nella gestione delle catene di fornitura. La metodologia si basa su standard internazionali come il Global Compact delle Nazioni Unite, gli standard GRI, la norma ISO 26000 e le convenzioni dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO). La valutazione ESG prende in esame quattro aree (ambiente, lavoro e diritti umani, etica e acquisti sostenibili) e adatta i criteri al settore, alle dimensioni e all’area geografica dell’azienda.
Il risultato è espresso con un punteggio da 0 a 100, accompagnato da medaglie (Bronze, Silver, Gold e Platinum) assegnate alle imprese con le migliori performance rispetto alle altre aziende valutate. Oltre al rating, EcoVadis mette a disposizione scorecard dettagliate e strumenti di miglioramento continuo che consentono alle imprese di monitorare i risultati e condividere le valutazioni con clienti e partner commerciali.
Moody’s
Moody’s è entrata nel mercato dei rating ESG nel 2019 con l’acquisizione della società francese Vigeo Eiris, uno dei principali operatori europei del settore. Le attività sono poi confluite in Moody’s ESG Solutions e progressivamente integrate nell’offerta del gruppo. Oggi Moody’s non assegna più rating ESG in senso stretto, ma offre dati e analisi ESG e climatiche, strumenti per valutare l’impatto dei fattori ESG sul merito di credito, Net Zero Assessments e Second Party Opinion per le emissioni di finanza sostenibile.
S&P Global Sustainable
Resta invece a pieno titolo nel mercato dei rating ESG la principale concorrente di Moody’s, S&P Global, attraverso la divisione Sustainable1. S&P Global Sustainable1 sviluppa gli S&P Global ESG Scores, che misurano la performance delle aziende nella gestione dei rischi, delle opportunità e degli impatti ESG rilevanti. Le valutazioni sono espresse su una scala da 0 a 100 e si basano sul Corporate Sustainability Assessment (CSA), un questionario settoriale che integra le informazioni fornite dalle imprese con analisi dei media, degli stakeholder e delle controversie. Il modello adotta un approccio di doppia materialità, considerando sia gli effetti dei fattori ESG sul valore dell’impresa sia l’impatto dell’impresa sull’ambiente e sulla società.
FAQ: domande frequenti sul rating ESG
Il rating ESG è obbligatorio?
Non esiste una legge che imponga alle organizzazioni di ottenere un rating ESG. Piuttosto, investitori, banche, clienti o altri partner commerciali lo richiedono sempre più spesso per valutare il profilo di sostenibilità di un’impresa.
Chi rilascia un rating ESG?
Il rating ESG viene elaborato da società specializzate. Tra i principali provider di rating ESG figurano MSCI, Morningstar Sustainalytics, EcoVadis e S&P Global Sustainable1. Dal 2 luglio 2026, nell’Unione europea possono operare solo i provider autorizzati e vigilati dall’ESMA.
Le PMI possono ottenere un rating ESG?
Sì, anche una piccola o media impresa può richiedere una valutazione ESG. In molti casi la decisione è spinta dal mercato. Ad esempio, una grande azienda può chiedere un rating ESG ai propri fornitori per svolgere le verifiche previste lungo la catena del valore, mentre una banca può prenderlo in considerazione nella concessione di un finanziamento.
Quanto costa ottenere un rating ESG?
Ci sono rating elaborati in autonomia dal provider senza alcun incarico formale e altri, invece, richiesti e pagati dall’impresa. In questo secondo caso il prezzo varia in funzione del provider, della dimensione dell’impresa, della complessità della valutazione e dei servizi inclusi.
Ogni quanto viene aggiornato un rating ESG?
Dipende dal provider. Alcuni aggiornano il rating periodicamente, ad esempio una volta all’anno, mentre altri lo rivedono ogni volta che emergono nuove informazioni rilevanti.
Un’azienda può migliorare il proprio rating ESG?
Il rating può cambiare nel tempo se l’impresa migliora le proprie performance ambientali, sociali o di governance, se mette a disposizione dati più accurati, se consegue certificazioni di sostenibilità.
Qual è il miglior rating ESG?
Ogni provider utilizza una scala diversa, espressa in lettere (ad esempio da AAA a CCC), punteggi numerici o classi di rischio. Per questo motivo il “rating migliore” dipende dalla metodologia utilizzata.
È possibile confrontare direttamente due rating ESG?
Solo con cautela, visto che i provider possono misurare aspetti diversi e adottare indicatori, pesi e metodologie differenti.
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Maria Giovanna Lahoz
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