Bologna e l’intera Emilia-Romagna sono da sempre un vivace laboratorio di politiche sociali che ne hanno fatto un modello a livello internazionale. Ma ciò non basta a fermare il fenomeno della denatalità diffuso in Occidente e particolarmente virulento in Italia. Molte e complesse le cause che non si possono affrontare con misure una tantum di carattere propagandistico. Occorre mettersi attorno al tavolo come società intera per capire come agire.
La petizione popolare per l’approvazione di una legge regionale che verrà presentata a Bologna lunedì 7 settembre ha, come scrivono i proponenti nel sito dedicato all’iniziativa, «l’obiettivo è fare della natalità una priorità stabile delle politiche regionali, costruendo condizioni concrete che permettano alle persone di scegliere liberamente di avere figli e costruire una famiglia».
Per capire meglio il contesto e le ragioni di una tale proposta articolata su 4 pilastri illustrati del documento base consultabile sul sito, abbiamo intervistato Michele Ferrari, vicepresidente regionale del Forum delle Associazioni familiari dell’Emilia-Romagna e primo firmatario della proposta di legge.
L’Emilia-Romagna è nota per essere una regione ricca, con ottimi servizi sociali. Qual è, in questo contesto, lo specifico della vostra proposta che ha la pretesa di promuovere scelte strutturali?
La Regione Emilia-Romagna fa già tantissimo, e comuni come Bologna offrono ottimi servizi. Il problema è che spesso queste iniziative nascono per rispondere a necessità locali o del momento storico. Pensare in modo strutturale significa ordinare ciò che già esiste e avviare una vera rivoluzione culturale sulla famiglia. Significa che ogni futura politica o servizio – dai trasporti all’urbanistica – deve mettere la famiglia al centro. Fino a oggi, la famiglia è stata spesso considerata solo come un “oggetto” di politiche assistenziali, dimenticando che essa è invece il soggetto attivo della società, la cellula su cui la società si fonda. I bonus una tantum lasciano un senso di incertezza: non sai mai se l’anno successivo ci saranno ancora. Sapere invece che la Regione sostiene un progetto di vita strutturato offre alle giovani coppie una visione di futuro, togliendo l’angoscia di sentirsi abbandonati dopo il bonus per la nascita del primo figlio
Se guardiamo alla quotidianità, cosa serve concretamente a una famiglia quando si sposa e ha dei figli? Più figli ci sono, più aumenta il rischio di povertà; oggi nei supermercati si arriva persino a rateizzare la spesa alimentare. Sul fronte del lavoro, della cura dei figli e del diritto all’abitazione, cosa potrebbe essere davvero d’aiuto?
Serve innanzitutto facilitare l’accesso al lavoro per i giovani, anche offrendo vantaggi alle aziende che assumono, e sostenere la maternità e la paternità nel lavoro femminile e maschile (molti padri oggi desiderano seguire i figli nei primi mesi). Sulla casa, i giovani oggi procrastinano la scelta di fare famiglia perché entrano più tardi nel mondo del lavoro e hanno meno sicurezze economiche. A Bologna trovare casa a prezzi accessibili è difficilissimo e gli affitti sono altissimi.
Che fare in questo caso?
Mi pare evidente che, oltre l’agevolazione sui mutui, occorrano serie politiche abitative in grado di garantire l’accesso effettivo alla casa per tutti.
Prendendo l’esempio di una tale declinazione concreta verso un vero piano casa pubblico, la vostra iniziativa sembra più una proposta di indirizzo politico che andrà poi declinata in un confronto aperto con tutta la società, piuttosto che una serie di risposte tecniche pronte. È così?
Esattamente. Il nostro documento programmatico per la natalità e la famiglia (elaborato dal Forum nel 2022) contiene proprio linee d’indirizzo da calare nel contesto territoriale e storico. Con questa petizione chiediamo alla Regione Emilia-Romagna una legge strutturata su quattro punti che segua le diverse fasi della vita familiare. Tra le proposte concrete, c’è la richiesta che la Regione promuova l’adesione dei comuni al network nazionale dei “Comuni amici della famiglia”, stabilendo un protocollo di buone pratiche affinché i territori diventino realmente accoglienti per i nuclei familiari
Di fronte a questa proposta si può sollevare un’obiezione concreta. Con le risorse del PNRR in diminuzione e i debiti rimanenti, economisti come Tito Boeri segnalano che il PNRR ha destinato risorse marginali alle reali priorità delle famiglie, come l’assistenza di prossimità e la sanità pubblica, lasciando ampie fasce di popolazione a rischio emarginazione. Per fare politiche strutturali servono fondi pubblici…
Credo che molte buone pratiche e servizi sul territorio esistano già. Spesso il problema è l’organizzazione: molti servizi rimangono sconosciuti alle famiglie stesse se non vi accedono tramite i servizi sociali. Una riorganizzazione organica è un ottimo punto di partenza e non richiede nuovi fondi, perché quelle risorse sono già stanziate. Per quanto riguarda la ricerca di nuovi fondi, la nostra sfida è sensibilizzare la politica affinché la famiglia venga considerata la priorità assoluta quando ci si siede al tavolo di gestione del bilancio. Certamente poi spetterà ai tecnici tradurre questo indirizzo politico in gestione economica. Dobbiamo fare questo salto, altrimenti ricadremo sempre nella logica precaria dei bonus: finché ci sono i soldi si fa il servizio, poi pazienza
Molti Paesi occidentali cercano di sostenere le famiglie senza però riuscire a invertire nel breve termine il tasso di denatalità. Si dice che le ragioni dell’inverno demografico siano molto più profonde ed esistenziali del solo fattore economico. Cos’è che ostacola davvero la nascita di nuove famiglie?
Credo ci sia una forte questione culturale. In passato, la realizzazione personale passava principalmente attraverso la costruzione di una famiglia. Oggi la prospettiva è fortemente individualista: ci si realizza prima nel lavoro e nella crescita personale, marginalizzando o rimandando il progetto familiare a quando ci si sentirà “completi”. È una dinamica pericolosa, perché la vera realizzazione di sé si trova nella relazione che accresce e completa. Rischiamo invece di diventare monadi disgiunte. Da insegnante di scuola media, vedo ragazzi che, pur essendo costantemente connessi, vivono in mondi disuniti e isolati. Dobbiamo ricostruire una rete culturale che rimetta al centro la persona in relazione e non l’individuo isolato
Voi siete il “Forum delle famiglie”, un termine in linea “la società naturale fondata sul matrimonio” descritta nella Costituzione. Tuttavia, oggi in Emilia-Romagna e in Italia moltissime coppie scelgono le unioni di fatto, convivono o affrontano percorsi di scomposizione e ricomposizione familiare. Come si rivolge a tali realtà prevalenti la petizione per l’approvazione della legge di indirizzo che proponete?
La nostra proposta non vuole assolutamente escludere nessuno. Per noi la famiglia oggi deve essere intesa come il luogo di cura in cui le persone trovano la base per la loro crescita relazionale. La realtà sociale è cambiata, e la famiglia basata sul matrimonio non è più l’unico standard. Ci sono famiglie ricostituite, coppie che scelgono di non sposarsi ma che hanno figli. Mettere al centro la famiglia significa tutelare il nucleo affettivo così come la storia di oggi ce lo propone, con una grandissima attenzione e tutela rivolta ai figli. Il Forum è nato in un momento storico diverso, ma la nostra proposta odierna guarda alla concretezza ed è totalmente inclusiva. Anche la scelta dei termini, come l’uso del singolare “famiglia” o del plurale “famiglie”, è stata spesso divisiva negli ultimi anni. Il rischio è farsi la guerra sulle parole anziché dialogare. Noi abbiamo scelto di mettere al centro il tema della natalità proprio per rendere la proposta il più condivisa e meno divisiva possibile. La bontà di questo approccio è dimostrata dall’apertura che abbiamo riscontrato in Regione: i due candidati alla presidenza, De Pascale e Ugolini, hanno ascoltato la proposta e, dopo le elezioni, hanno avviato un tavolo bipartisan che sta lavorando insieme per scrivere il testo di legge su natalità e famiglia. Dimostra che la famiglia è un bene comune su cui non ci si deve dividere
Non temete un’opposizione ideologica da parte della forte cultura laica e libertaria presente a Bologna e in regione?
Per il momento no, e il motivo sta nel fatto che la nostra proposta non vuole imporre a tutti di fare figli; non sarebbe né possibile né corretto nel rispetto della libertà individuale. Il nostro obiettivo è puntare l’attenzione sulle famiglie e sulle loro necessità concretamente, perché è lì che crescono le persone e si costruisce il futuro. Chi desidera avere figli oggi si scontra con ostacoli enormi, economici e culturali; noi chiediamo che la società rimuova questi ostacoli. Non è una proposta ideologica, la ricchezza della società sta proprio nella diversità delle scelte
Noi chiediamo di spostare il focus complessivo. Abbiamo intitolato la nostra campagna “Natalità bene comune” proprio per questo: o decidiamo che siamo destinati al nulla cosmico e tiriamo giù le serrande, oppure, se vogliamo una prospettiva di futuro, dobbiamo considerare la famiglia come il primo luogo di cura, educazione e crescita per tutta la società. Questo futuro deve riguardare tutto: le politiche del lavoro, l’ambiente in cui viviamo, le relazioni. Spesso la politica punta sui bonus perché risponde all’immediato. Noi siamo la generazione a cui tocca rimboccarsi le maniche per mostrare a quella successiva che un cambiamento strutturale è possibile, e ci assumiamo volentieri questa responsabilità.
A tal proposito nel rimandare un progetto di vita comune aperto ai figli non incide anche il balzello dei costi altissimi di celebrazioni e cerimonie vissute come status symbol? Non servirebbe riscoprire la sobrietà come scelta di vita?
Credo che sia fondamentale recuperare il valore e la cultura del patto tra due persone, al di là dello sfarzo della cerimonia. Oggi viviamo in una società liquida e fluida in cui la parola “impegno” sembra diventata un tabù, quasi fosse un limite alla libertà. Scegliere di impegnarsi in un progetto comune stabile, invece, è la massima espressione di libertà, perché chi non sceglie mai rimane schiavo del caso. L’impegno non è un peso, è responsabilità che fa crescere
Una domanda personale: da dove nasce questo impegno personale in campo sociale e familiare?
Con mia moglie Maria Irene ci siamo spesi in prima persona nell’ambito della famiglia e della natalità: siamo genitori di quattro bambini, una scelta che abbiamo vissuto con grande libertà e responsabilità. Professionalmente sono un insegnante della scuola secondaria di primo grado. Data la mia formazione di ingegnere e studioso di teologia, ricopro la cattedra di tecnologia e quella di religione. Una cosa splendida per me che posso coltivare una prospettiva a 360 gradi. Lavorare con i ragazzi delle medie è bellissimo e, sebbene sia un’età difficile, è ricca di grandi dialoghi. Spesso dico ai miei studenti che il nostro è uno scambio: si impara tantissimo dalle loro storie e dalla loro ricchezza. Dal punto di vista dell’associazionismo, sono presidente del Centro Gian Paolo Dore di Bologna, un’associazione nata nel 1980 per supportare l’Ufficio famiglia della diocesi di Bologna, offrendo formazione e creando reti di aiuto reciproco tra famiglie
Lunedì 7 settembre presenterete ufficialmente la petizione popolare per l’approvazione di una legge su natalità e famiglia con una conferenza stampa. Quali sono i dettagli dell’appuntamento?
La conferenza stampa si terrà lunedì alle 10:30 a Bologna, presso l’Istituto Veritatis Splendor. Avremo ospiti importanti: il professor Francesco Billari, demografo e rettore dell’Università Bocconi di Milano, che introdurrà il tema della natalità in video conferenza; Maddalena Faccioli (presidente del Forum delle associazioni familiari regionale) e Alfredo Caltabiano (presidente dell’associazione famiglie numerose, molto attivo nella petizione). Saranno presenti anche Elena Ugolini e Ludovica Ferrari che insieme a Isabella Conti sono le figure istituzionali all’interno della regione che stanno portando avanti il tavolo bipartisan per la stesura della legge. È previsto anche un video messaggio di saluto del cardinale Matteo Zuppi, che, pur impegnato altrove quel giorno, ha espresso un grande favore per l’iniziativa.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




