» La lettera integrale delle dimissioni di Zaira Sottanelli: «Vado via solo perché non voglio ricandidarmi»


“Nessuna dietrologia, sempre vissuto la politica con onestà”

Buongiorno a tutti, al Sindaco, alla maggioranza, all’opposizione e a tutti i cittadini presenti o collegati.
L’insistenza del Sindaco, che più volte mi ha chiesto di diffondere un comunicato o di tenere una conferenza stampa, devo ammettere che, a questo punto, era giustificata. La mia reticenza ad accogliere la sua proposta denota probabilmente la mia scarsa inclinazione alla politica nel senso più tradizionale del termine.
Questa avventura politica, iniziata a settembre 2021 e concretizzatasi il 3 novembre dello stesso anno, è stata per me un’importante occasione di crescita personale e professionale. Ma, soprattutto, è stata un percorso di crescita interiore che mi ha permesso di scoprire capacità che non immaginavo di possedere, insieme a limiti che, invece, si sono rivelati difficili da superare.
Prima della mia elezione, la politica per me era una finestra dalla quale osservare il mondo, oppure, per essere più sincera, uno specchio nel quale vedevo riflesso mio cugino muoversi con consapevolezza in una realtà che ai miei occhi appariva ancora astratta.
Dopo tanti anni di richieste, ho accettato di candidarmi proprio per conoscere da vicino quel mondo sconosciuto e, per certi versi, affascinante.
La crescita personale, come ho già detto, mi ha fatto scoprire aspetti del mio carattere che non conoscevo. La crescita professionale, invece, si è scontrata con la mia limitata propensione alla politica vissuta nella sua quotidianità.
È noto, almeno all’interno della maggioranza, il mio scarso entusiasmo per le interviste, le apparizioni pubbliche, le presenze istituzionali e l’esposizione sui social. Allo stesso modo, sono sempre stata consapevole che i miei interventi in Consiglio Comunale raramente hanno avuto una finalità politica nel senso stretto del termine.
Per tutte queste ragioni, già da diversi mesi avevo maturato la decisione di non ricandidarmi alle prossime elezioni. Non era una scelta nascosta né improvvisa: ne ho parlato più volte, sia in ambito politico che personale. Il Sindaco, con la determinazione che lo contraddistingue, ha tentato in diverse occasioni di farmi cambiare idea, ma nessuno dei suoi tentativi è riuscito a modificare una convinzione che, col passare del tempo, è diventata sempre più solida. Non si è trattato di una decisione presa per stanchezza o per delusione, ma della consapevolezza di aver raggiunto un punto di equilibrio con me stessa e di aver compreso quale fosse il mio modo di interpretare l’impegno pubblico.
La mia propensione all’ascolto e il fascino dei numeri e delle normative che regolano il bilancio pubblico — soprattutto per chi, come me, proveniva dall’esperienza dei bilanci privati — non sono riusciti a prevalere sui limiti che ho sempre avvertito nella dimensione più politica del ruolo. In questi anni non sono riuscita a smussare, e direi nemmeno a scalfire, questo lato profondo del mio carattere che pensavo di poter ammorbidire.
Già durante la mia carriera sportiva convivevo con quella che oggi viene definita “sindrome dell’impostore”. In politica questa sensazione si è persino accentuata, perché il mio cognome non mi ha certamente aiutata. Ho sentito dire: “Sta lì perché ce l’ha messa il cugino”, “Sta lì ma non lo merita”. E ora qualcuno sostiene: “Va via perché il cugino le ha trovato una sistemazione migliore”.
Mi dispiace deludere chi la pensa così, ma la realtà è molto più semplice e, forse, anche più disarmante: Zaira va via perché ha deciso di non ricandidarsi.
Con il passare dei mesi mi sentivo sempre più a disagio quando qualcuno mi chiedeva se fossi pronta per la prossima campagna elettorale. Mi sembrava di non essere sincera. Ho iniziato a percepire il mio lavoro come privo dell’obiettivo che dovrebbe animare chi sceglie di continuare un percorso politico. Diciamolo con chiarezza: la politica ha bisogno di credibilità per ottenere consenso. Ma se un assessore non pensa più alle prossime elezioni, che politico è?
Per questo motivo, in questi mesi — un periodo nel quale il Sindaco aveva già letto le mie dimissioni e l’intera maggioranza era a conoscenza della mia intenzione di non ricandidarmi — ho maturato con serenità e senza fretta la mia scelta definitiva.
A questo punto mi permetto una precisazione.
Non frequento molto i social, ma mi è sembrato di capire che qualcuno abbia interpretato le mie dimissioni come un disonore per la città di Roseto. Ebbene, in questo caso vi chiedo un po’ di indulgenza e mi concedo perfino una piccola dose di presunzione.
Quando si formulano certe affermazioni bisognerebbe avere solide motivazioni. Se chiedessi al consigliere Avvocato Sabatino Di Girolamo, mio compagno di banco in questi anni, se come cittadino si sia mai sentito disonorato dai miei comportamenti, non aspetterei neppure la risposta. Risponderei io stessa: no. E sono convinta che la sua risposta sarebbe la stessa.
Anzi, credo che la città di Roseto degli Abruzzi abbia avuto l’onore — e in questo momento metto finalmente da parte la sindrome dell’impostore — di avere un’assessore consapevole dei propri limiti e sufficientemente onesta da fare un passo indietro prima della fine del mandato politico, anziché trascinare una scelta già maturata.
Avrei potuto restare fino all’ultimo per poi non ricandidarmi. Avrei potuto attendere la campagna elettorale. Avrei potuto creare incertezze o difficoltà alla maggioranza. Ho preferito fare una scelta diversa: rimettere il mandato con un congruo anticipo, consentendo a chi amministrerà dopo di me di costruire nuovi equilibri e arrivare alle prossime elezioni con basi solide.
Ho dato la possibilità a chi è stato eletto dai cittadini, a chi ha ricevuto fiducia e forse possiede una maggiore inclinazione politica della mia, di mettersi in gioco e assumersi nuove responsabilità.
Può essere una scelta che sorprende. Può apparire poco comprensibile. Ma sono convinta che chiunque si trovasse oggi nelle condizioni di entrare a far parte della maggioranza apprezzerebbe una decisione di questo tipo, perché evita problemi anziché crearli.
Ecco, forse l’apertura mentale consiste anche in questo: provare a considerare una scelta da punti di vista diversi dal proprio, senza lasciarsi trascinare dalle interpretazioni più fantasiose.
Ho letto anche che “la Sottanelli deve dare spiegazioni a chi l’ha votata”. Ebbene, ho scoperto di dover dare spiegazioni a molte più persone dei 188 cittadini che mi hanno effettivamente votata.
La verità è che chi mi ha votato e già mi conosceva non ha chiesto spiegazioni. Anzi, mi ha ringraziata per il lavoro svolto. E chi mi ha votato senza conoscermi ha avuto modo, in questi anni, di conoscermi meglio e, spero, comprendano le ragioni della mia scelta.
A questo punto dovrei iniziare con i ringraziamenti di rito. È così che si fa, almeno credo. Temo però che, cercando di citare qualcuno, finirei inevitabilmente per dimenticare qualcun altro e si aprirebbe immediatamente il dibattito sul perché abbia ringraziato Tizio e non Caio.
Per questo motivo desidero ringraziare tutte le persone con cui ho avuto il privilegio di lavorare in questi quattro anni e mezzo.
Ringrazio tutti i dipendenti comunali, nessuno escluso: dall’ingresso del Palazzo fino agli uffici dei diversi settori; il Comando di Polizia Municipale, gli agenti e il personale amministrativo; la Biblioteca, l’Ufficio Messi e tutti coloro che, spesso lontano dai riflettori, contribuiscono quotidianamente al funzionamento della macchina amministrativa.
Ringrazio chi mi ha accompagnata negli eventi istituzionali, nei sopralluoghi, nelle conferenze, nelle assemblee e nelle tante occasioni che questo incarico mi ha dato modo di vivere. Ringrazio chi mi ha insegnato con pazienza il funzionamento del bilancio pubblico, dei tributi, degli atti amministrativi, dei procedimenti e dei cerimoniali istituzionali. Ringrazio chi è stato disponibile anche davanti alle mie richieste dell’ultimo minuto, dimostrando professionalità e spirito di collaborazione.
Un ringraziamento particolare va anche a tutte le persone con cui, in questi anni, ho avuto confronti talvolta accesi. Non sono mai stata una santa e non ho mai avuto paura di sostenere le mie idee. Proprio per questo considero un valore il fatto che, anche dopo discussioni dure, siamo quasi sempre riusciti a chiarirci senza rancori, con rispetto reciproco e intelligenza.
Ringrazio tutta la maggioranza, nessuno escluso. Nel corso degli anni ho espresso più volte parole di stima nei confronti di ciascuno di voi e oggi le confermo tutte. Se qualche volta non sono stata abbastanza cortese o non sono riuscita ad aiutare qualcuno come avrebbe meritato, chiedo sinceramente scusa: non è mai stata una mancanza di volontà.
Concludo con due ringraziamenti particolari.
Il primo ringraziamento va al Sindaco.
Mi ha accolta nel 2021 pur sapendo che ero probabilmente una delle candidature più inattese e, soprattutto, una delle persone che conosceva meno. A rendere il tutto più semplice, si fa per dire, c’era anche il mio carattere non proprio facile.
Credo che solo una persona dotata della sua pazienza avrebbe potuto supportare, e soprattutto sopportare, un carattere determinato e testardo come il mio.
Nonostante questo, abbiamo sempre lavorato insieme in un clima di serenità e collaborazione. È vero, gli scontri e i confronti sono quelli che si ricordano più facilmente, ma è altrettanto vero che sono stati molti meno di quanto qualcuno possa immaginare.
La realtà è che, per la gran parte del tempo, abbiamo condiviso obiettivi, scelte e responsabilità, confrontandoci sempre con rispetto reciproco. E, a dirla tutta, entrambi sapevamo che qualche confronto acceso ogni tanto serviva anche a svuotare quei famosi vasi che si riempiono lentamente, fino a traboccare per l’ultima goccia.
Per questo posso dire con sincerità che avremmo potuto continuare a lavorare insieme ancora a lungo. Se oggi questo percorso si interrompe è soltanto per una mia scelta personale, maturata nel tempo e non certo per mancanza di sintonia o di fiducia.
Il secondo e ultimo ringraziamento va, inevitabilmente, a mio cugino Giulio.
L’Onorevole Dottor Giulio Cesare Sottanelli.
L’affetto e la stima che ci legano vanno ben oltre il rapporto di parentela. Del resto, lo conosco da sempre e ricordo perfettamente la sua ennesima proposta di candidarmi. Quella volta, con sua grande sorpresa, accettai immediatamente, lasciandolo quasi senza parole dopo anni di inviti ai quali avevo sempre risposto con un rifiuto.
Se oggi posso guardare a questi anni come a un’importante esperienza di crescita, lo devo anche alla fiducia che ha riposto in me. Senza quella proposta non avrei mai avuto l’opportunità di conoscere da vicino il mondo della politica e le sue dinamiche. Non avrei avuto la possibilità di allargare i miei orizzonti, di incontrare persone, di costruire rapporti umani e, soprattutto, di mettermi alla prova.
Questa esperienza mi ha insegnato molto. Mi ha permesso di conoscere meglio me stessa, di riconoscere i miei punti di forza ma anche i miei limiti, di comprendere che le sconfitte, così come gli errori, possono essere occasioni preziose di crescita.
Ringrazio lui e il Sindaco perché sono stati i primi a conoscere le mie intenzioni. Hanno provato, in tutti i modi, a farmi cambiare idea, ma alla fine hanno rispettato una decisione che avevo maturato con convinzione.
Avevano accettato anche la mia idea di lasciare il Palazzo in silenzio, senza comunicati e senza spiegazioni pubbliche. Devo però riconoscere che, su questo punto, avevano ragione loro. Far sentire dalla mia voce le motivazioni di una scelta che per me è semplice e naturale, ma che per qualcuno può apparire incomprensibile, era probabilmente il modo più corretto per chiudere questa esperienza.
Per questo, oggi, vi ringrazio tutti per avermi ascoltata.        Grazie.

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