Confindustria e la banca lanciano un piano strategico nazionale per rafforzare il modello della Zona Economica Speciale, attrarre capitali esteri e sostenere nuovi insediamenti produttivi. A Bari la prima tappa del roadshow dedicato alle imprese
La Zona Economica Speciale entra in una nuova fase: da strumento dedicato prevalentemente al rilancio del Mezzogiorno a leva nazionale per attrarre investimenti, rafforzare le filiere industriali e aumentare la competitività del sistema produttivo italiano. È questo l’obiettivo di “ZES 2.0”, il piano strategico presentato a Bari da Intesa Sanpaolo e Confindustria, con una nuova disponibilità di 60 miliardi di euro destinati nei prossimi anni a investimenti, infrastrutture e interventi di adeguamento energetico.
L’iniziativa punta a consolidare il modello della ZES Unica e ad ampliare i benefici dello strumento anche oltre i confini del Mezzogiorno, coinvolgendo imprese del Nord Italia e grandi gruppi internazionali interessati a realizzare investimenti diretti nel Paese.
Il progetto, sviluppato attraverso la Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo in collaborazione con Confindustria e con il Dipartimento per il Sud presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nasce con l’obiettivo di rafforzare la centralità del Sud nelle dinamiche industriali nazionali e nelle catene globali del valore, valorizzando anche il percorso avviato con le risorse del PNRR.
La presentazione di Bari rappresenta la prima tappa di un roadshow che coinvolgerà il territorio nazionale e, successivamente, anche l’estero, con l’obiettivo di favorire nuovi insediamenti produttivi e accompagnare le imprese nei processi di crescita.
«La ZES Unica sta dimostrando che quando si riducono la burocrazia e l’incertezza, gli investimenti arrivano e generano valore: parliamo di un impatto complessivo da 59 miliardi di euro con ricadute occupazionali per oltre 70.000 posti di lavoro», ha dichiarato Emanuele Orsini, presidente di Confindustria.
Secondo Orsini, il Mezzogiorno può diventare «la piattaforma industriale dell’Italia nel Mediterraneo», a condizione di garantire continuità nelle politiche di sviluppo, infrastrutture adeguate, capitale privato e una collaborazione stabile tra istituzioni, sistema bancario e imprese.
«È questa la politica industriale di cui il Paese ha bisogno: meno ostacoli, più imprese, più produzione, più lavoro», ha aggiunto il presidente di Confindustria, sottolineando come la sfida non riguardi soltanto il Sud, ma la capacità complessiva dell’Italia di attrarre investimenti e rafforzare la propria posizione nelle filiere internazionali.
Credito, infrastrutture e attrazione dei capitali
Con il progetto ZES 2.0, Intesa Sanpaolo mette a disposizione una nuova dotazione finanziaria da 60 miliardi di euro, destinata a sostenere investimenti produttivi, opere infrastrutturali e interventi legati alla transizione energetica.
La banca punta inoltre a rafforzare il collegamento tra imprese italiane e mercati internazionali attraverso il proprio network estero, sostenendo la crescita delle Pmi e favorendo l’attrazione di investitori stranieri.
Tra le iniziative previste rientrano anche un nuovo roadshow in Italia e all’estero per promuovere opportunità di investimento, servizi di advisory per operazioni di finanza straordinaria – dall’apertura del capitale alle operazioni di M&A, fino ai passaggi generazionali – e strumenti dedicati alla crescita dimensionale delle imprese.
Per le aziende che investiranno all’interno della ZES è stata inoltre predisposta una linea di finanziamento specifica con agevolazioni sul tasso di interesse, complementare agli incentivi pubblici già disponibili.
«Siamo convinti dell’efficacia della ZES come leva strategica per la crescita del Mezzogiorno e di altre aree del Paese», ha spiegato Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
«La nuova disponibilità di ulteriori 60 miliardi di euro integra la semplificazione delle procedure amministrative, formula vincente di questo strumento normativo, fondamentale anche per le imprese del Nord Italia», ha aggiunto Barrese, ricordando che la banca ha già sostenuto gli investimenti collegati alle ZES con oltre 12 miliardi di euro di finanziamenti.
L’impegno di Intesa Sanpaolo sul Mezzogiorno si inserisce in un percorso più ampio: dal 2020 il gruppo ha destinato alle regioni meridionali oltre 28 miliardi di euro di erogazioni complessive.
Il Sud cresce più della media nazionale
La presentazione del piano è stata accompagnata dai dati del “Check-up Mezzogiorno 2026”, realizzato da Confindustria e SRM, il centro studi collegato a Intesa Sanpaolo, che fotografa un’economia meridionale in rafforzamento.
Secondo lo studio, tra il 2019 e il 2025 il Pil del Mezzogiorno è cresciuto dell’8,3%, contro il 6,3% della media nazionale. Anche l’indice sintetico dell’economia meridionale elaborato da Confindustria e SRM ha raggiunto quota 643, superando il dato del Nord fermo a 622,7 e avvicinandosi al Centro (661,8).
La crescita è stata sostenuta soprattutto dagli investimenti e dall’occupazione: il Mezzogiorno conta oggi oltre 6,52 milioni di occupati, con una crescita tendenziale dello 0,6%, superiore alla media nazionale.
Restano tuttavia alcune criticità strutturali, a partire dal divario occupazionale, con un tasso di occupazione del Sud al 50% contro il 62,5% nazionale, e dalla necessità di rafforzare la presenza di imprese a controllo estero e settori ad alta intensità tecnologica.
La ZES come acceleratore industriale
Secondo il rapporto, la ZES Unica sta assumendo un ruolo sempre più rilevante nel sostenere nuovi investimenti. A metà 2026 le Autorizzazioni Uniche rilasciate hanno generato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti, con ricadute occupazionali per circa 25 mila unità.
Un elemento significativo riguarda la natura dei progetti: i nuovi insediamenti produttivi rappresentano il 45% delle autorizzazioni, ma concentrano il 65% degli investimenti e il 55% delle ricadute occupazionali. Un segnale che indica come la ZES non si limiti a sostenere l’esistente, ma contribuisca ad attivare nuova capacità produttiva.
Tra le filiere maggiormente coinvolte figurano agroalimentare, automotive, elettronica-ICT, Made in Italy e turismo, mentre resta ancora spazio di crescita per comparti ad alto contenuto tecnologico come aerospazio e biotech.
Il modello ZES 2.0 punta quindi a trasformare la semplificazione amministrativa in una politica industriale strutturale, collegando credito, infrastrutture e capacità produttiva per rafforzare il ruolo dell’Italia nelle catene globali del valore.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
manager
Source link

