Come funziona la NASpI: requisiti, calcolo e durata


Che cos’è la NASpI

NASpI è l’acronimo di Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego.

È una prestazione previdenziale pensata per offrire un sostegno economico a chi rimane senza lavoro. Viene pagata ogni mese dall’INPS e può essere richiesta dai lavoratori che hanno perso involontariamente l’occupazione e rispettano i requisiti previsti.

Non è quindi un bonus che viene riconosciuto a chiunque si trovi senza lavoro. Il diritto alla NASpI è legato alla situazione lavorativa e contributiva della persona.

Per riceverla bisogna presentare una domanda all’INPS. La richiesta può essere effettuata attraverso i servizi online dell’Istituto (NASpI – indennità mensile di disoccupazione) oppure con l’aiuto di un patronato.

Come funziona la NASpI

Il funzionamento è piuttosto semplice:

  1. termina il rapporto di lavoro;
  2. si verifica se la cessazione permette di accedere alla NASpI;
  3. si controllano i requisiti;
  4. si presenta la domanda all’INPS;
  5. l’INPS esamina la richiesta;
  6. in caso di accoglimento, l’indennità viene pagata ogni mese.

La situazione può poi cambiare se il lavoratore trova un nuovo impiego o inizia un’attività autonoma. In base al tipo di lavoro e al reddito, la NASpI può essere sospesa, ridotta oppure cessare.

Da quando decorre la NASpI

La data di presentazione della domanda è importante anche per capire da quando parte la NASpI.

In via generale, se la domanda viene presentata entro l’ottavo giorno dalla cessazione del rapporto, la prestazione decorre dall’ottavo giorno successivo alla cessazione. Se invece viene presentata dopo l’ottavo giorno, decorre dal giorno successivo alla presentazione della domanda.

Ci sono comunque situazioni particolari, ad esempio legate a malattia, maternità, preavviso o licenziamento per giusta causa, che possono seguire regole specifiche.

Un esempio: se il rapporto di lavoro termina il 30 settembre e la domanda viene presentata entro l’8 ottobre, la NASpI decorre, in via ordinaria, dall’8 ottobre. Se la domanda viene presentata il 15 ottobre, la decorrenza sarà invece dal 16 ottobre.

Per questo è meglio non aspettare: presentare la domanda nei tempi previsti permette di evitare la perdita di giornate di prestazione.

A chi spetta la NASpI

La NASpI è destinata, in linea generale, ai lavoratori subordinati che perdono involontariamente l’occupazione.

Non conta soltanto il fatto di essere rimasti senza lavoro. Bisogna verificare anche il tipo di rapporto, il motivo della cessazione e la propria situazione contributiva.

Lavoratori che possono richiederla

Possono rientrare tra i beneficiari, se rispettano tutti gli altri requisiti:

  • lavoratori dipendenti del settore privato;
  • apprendisti;
  • soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato;
  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;
  • dipendenti a tempo determinato della Pubblica Amministrazione;
  • lavoratori con contratto a tempo determinato o indeterminato.

La situazione va comunque valutata caso per caso.

Lavoratori esclusi

In generale, non rientrano nella NASpI:

  • i dipendenti pubblici a tempo indeterminato;
  • gli operai agricoli;
  • i lavoratori autonomi;
  • i collaboratori iscritti alla Gestione Separata.

Per alcune di queste categorie possono esistere altre forme di sostegno al reddito. Prima di presentare una domanda è quindi utile verificare quale prestazione sia prevista per la propria situazione.

NASpI: requisiti necessari

Per ottenere la NASpI bisogna rispettare contemporaneamente i requisiti previsti dalla normativa.

I due aspetti principali da verificare sono il motivo della cessazione del rapporto e i contributi maturati.

Stato di disoccupazione involontaria

La NASpI può essere riconosciuta quando il rapporto di lavoro termina, ad esempio, per:

  • licenziamento;
  • scadenza di un contratto a termine;
  • mancato rinnovo;
  • dimissioni per giusta causa;
  • alcune ipotesi di risoluzione consensuale;
  • dimissioni presentate durante periodi tutelati dalla legge.

La situazione è diversa nel caso delle dimissioni volontarie ordinarie: in genere, chi decide autonomamente di lasciare il lavoro non ha diritto alla NASpI.

È quindi fondamentale capire come è terminato il rapporto prima di fare domanda.

Requisito contributivo

L’altro requisito riguarda i contributi.

Per accedere alla NASpI sono necessarie almeno 13 settimane di contribuzione nei quattro anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

Nel calcolo possono essere considerati, nei casi previsti, contributi obbligatori e alcuni periodi di contribuzione figurativa. Possono inoltre rilevare particolari periodi, come quelli legati alla maternità o alcune esperienze lavorative all’estero, quando riconosciuti secondo le regole applicabili.

La verifica definitiva deve essere fatta sulla propria posizione contributiva e sulla documentazione INPS aggiornata.

NASpI dopo licenziamento

Se perdi il lavoro perché sei stato licenziato, la cessazione è normalmente considerata involontaria. Questo significa che puoi avere diritto alla NASpI, se possiedi anche gli altri requisiti.

Non è necessario, quindi, che il licenziamento sia dovuto a una riduzione del personale: anche un licenziamento disciplinare può, in determinate condizioni, permettere di accedere alla prestazione.

NASpI dopo licenziamento per giusta causa

Anche il licenziamento per giusta causa può dare diritto alla NASpI.

Il punto centrale resta sempre lo stesso: devono essere presenti tutti i requisiti richiesti per la prestazione.

Per il tema del licenziamento è possibile approfondire anche la nostra guida Licenziamento per giusta causa: guida per imprenditori e datori di lavoro.

NASpI dopo dimissioni

Qui bisogna fare attenzione.

Se sei tu a lasciare volontariamente il lavoro, la NASpI in genere non spetta. Esistono però alcune eccezioni previste dalla legge.

Dimissioni per giusta causa

Una delle principali riguarda le dimissioni per giusta causa.

Si parla di giusta causa quando il comportamento del datore di lavoro è così grave da non permettere al lavoratore di continuare il rapporto.

Tra gli esempi possono rientrare:

  • mancato pagamento dello stipendio;
  • molestie;
  • mobbing;
  • grave demansionamento;
  • trasferimento illegittimo;
  • altre violazioni gravi degli obblighi del datore di lavoro.

Non basta, però, dichiarare di essersi dimessi per giusta causa. La situazione deve essere supportata da elementi che permettano di ricostruire quanto accaduto.

Per questo è importante conservare buste paga, comunicazioni, contestazioni, messaggi e ogni altra documentazione utile.

Dimissioni durante il periodo tutelato

Un’altra situazione particolare riguarda le dimissioni presentate durante determinati periodi tutelati, ad esempio in relazione a maternità o paternità.

In questi casi possono applicarsi regole specifiche e il diritto alla NASpI deve essere verificato sulla base della situazione concreta.

Risoluzione consensuale

Anche la risoluzione consensuale merita attenzione.

Il semplice fatto che lavoratore e datore di lavoro decidano insieme di interrompere il rapporto non significa automaticamente avere diritto alla NASpI.

Esistono alcune procedure e situazioni previste dalla legge che possono consentire l’accesso alla prestazione. Per questo è importante verificare come e dove è stata formalizzata la cessazione.

Per approfondire tutte le possibilità legate alla cessazione del rapporto puoi consultare anche la nostra Guida completa alle dimissioni.


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