Non scegliere semplicemente l’offerta meno costosa, ma valutare maggiormente qualità, innovazione, sostenibilità e capacità di garantire forniture resilienti. È questa la direzione indicata dalla proposta di riforma degli appalti pubblici presentata il 9 settembre dalla Commissione europea, che EFPIA, la Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche, accoglie con favore. Una proposta giudicata positivamente anche da Egualia – Industrie Farmaci Accessibili, con una nota diffusa mercoledì 9 settembre.
Il nuovo Public Procurement Act punta a rivedere il quadro europeo degli acquisti pubblici, oggi regolato principalmente dalle direttive del 2014, con l’obiettivo di semplificare le procedure e attribuire agli appalti una funzione più strategica.
Per il settore sanitario il tema è particolarmente rilevante: attraverso le gare pubbliche vengono acquistati medicinali, dispositivi, tecnologie e servizi e i criteri scelti dalle amministrazioni possono incidere non soltanto sui costi, ma anche sulla qualità delle soluzioni disponibili, sulla capacità di introdurre innovazione e sulla continuità delle forniture.
Secondo EFPIA, il cambio di impostazione dovrebbe tradursi soprattutto nel superamento di una logica fondata prevalentemente sul prezzo. La Federazione sostiene infatti l’indicazione della Commissione europea di rendere la Best Price-Quality Ratio (BPQR), cioè il miglior rapporto tra prezzo e qualità, la metodologia di riferimento per l’aggiudicazione delle gare.
Dalla gara al valore: la proposta dell’industria
Per l’industria farmaceutica europea si tratta di un passaggio significativo rispetto a procedure nelle quali il prezzo più basso può assumere un peso prevalente. Gli appalti basati esclusivamente sul prezzo, secondo EFPIA, dovrebbero essere circoscritti a situazioni eccezionali e chiaramente definite, così da garantire che qualità e valore vengano riconosciuti in modo più uniforme nei diversi Stati membri.
“Gli appalti pubblici dovrebbero premiare il valore, anziché limitarsi a individuare l’opzione più economica”, afferma Nathalie Moll, direttrice generale di EFPIA. Per Moll, la proposta della Commissione rappresenta “un importante passo avanti verso il riconoscimento di qualità, innovazione e resilienza come elementi centrali nelle decisioni di procurement”, con possibili ricadute positive per i pazienti europei.
Dietro questa posizione c’è un tema che il settore farmaceutico pone da tempo: la capacità dei sistemi pubblici di riconoscere non soltanto il costo immediato di un prodotto o di una tecnologia, ma anche il valore che può generare. Nel procurement sanitario questo significa, nella prospettiva della Federazione, creare condizioni nelle quali possano trovare spazio anche soluzioni innovative, criteri qualitativi e valutazioni legate alla sostenibilità e alla sicurezza della fornitura.
Innovazione, la partita si gioca anche sul mercato
EFPIA lega questo principio anche alla competitività europea nelle lifesciences. “Se l’Europa vuole essere competitiva a livello globale nel settore delle lifesciences”, sottolinea Moll, “non ha bisogno soltanto di un ecosistema di ricerca di livello mondiale, ma anche di condizioni di mercato che riconoscano e premino innovazione e valore”.
Da questo punto di vista, gli appalti pubblici possono diventare uno degli strumenti attraverso cui tradurre l’innovazione scientifica in accesso effettivo al mercato e, quindi, potenzialmente ai pazienti.
La riforma assume così una rilevanza che va oltre la sola semplificazione delle procedure. I criteri con cui vengono costruite e aggiudicate le gare possono infatti influenzare la capacità delle imprese di investire, programmare la produzione e introdurre nuove soluzioni, con effetti anche sulla disponibilità dei medicinali e sulla competitività del settore.
Resilienza delle forniture, il nodo della localizzazione
Sul tema della sicurezza degli approvvigionamenti emergono le principali cautele di EFPIA. La proposta della Commissione europea attribuisce maggiore importanza alla resilienza delle forniture e alla capacità dell’Unione di ridurre dipendenze considerate critiche. EFPIA condivide l’obiettivo, ma avverte che la resilienza non dovrebbe essere automaticamente tradotta in obblighi di produzione locale.
Secondo la Federazione europea delle industrie e associazioni farmaceutiche, la sicurezza delle forniture farmaceutiche europee dipende anche da catene di approvvigionamento globali solide, affidabili e integrate e dalla collaborazione con partner internazionali considerati affidabili.
Per questo eventuali criteri di localizzazione dovrebbero, nella lettura della Federazione, rimanere eccezionali, proporzionati e non discriminatori. Preferenze geografiche rigide o soglie numeriche di localizzazione potrebbero restringere la concorrenza e produrre l’effetto opposto rispetto a quello ricercato, indebolendo la sicurezza delle forniture.
Regole chiare per evitare distorsioni
Un altro punto sul quale EFPIA accende i riflettori riguarda il margine di discrezionalità che resterà agli acquirenti pubblici nella definizione dei criteri legati a resilienza e sostenibilità.
L’associazione chiede che siano previsti paletti chiari e che questi criteri siano proporzionati, basati su evidenze e non discriminatori, evitando che si trasformino, direttamente o indirettamente, in requisiti di localizzazione.
È un aspetto destinato ad assumere particolare rilievo nella fase successiva, perché l’impostazione generale della riforma dovrà essere tradotta nelle singole procedure di gara e applicata concretamente nei diversi Stati membri.
“Nel corso dell’esame della proposta da parte del Parlamento europeo e del Consiglio”, conclude Moll, “sarà importante garantire che questi principi possano essere applicati in modo coerente in tutti gli Stati membri, evitando al contempo requisiti di localizzazione che limitino la concorrenza o compromettano la resilienza delle catene di approvvigionamento”
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