Il diluvio non ha fermato la festa. La cerimonia del 2 giugno ad Albizzate si è svolta interamente al coperto, negli spazi del Circolo Cooperativo La Familiare The Family, con buona pace del programma originario che prevedeva prima il ritrovo nel cortile del Comune e il corteo al Monumento ai caduti.
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La pioggia ha cambiato la scenografia, non il senso di una mattinata che ha celebrato gli ottant’anni della Repubblica italiana con tanti interventi capaci, ciascuno a proprio modo, di andare oltre la retorica di circostanza e la presenza delle tante associazioni di Albizzate.
Il sindaco e il tricolore
Ad aprire le celebrazioni è stato il sindaco Mirko Zorzo, che ha scelto di partire dal simbolo più visibile: il tricolore. «Il verde rappresenta la speranza, il bianco la purezza e la fede, il rosso il coraggio e il sangue versato per la patria», ha ricordato Zorzo, inquadrando i colori della bandiera nella storia di chi ha combattuto per l’unità d’Italia. Un discorso che ha poi allargato lo sguardo al presente: «Stiamo affrontando una fase molto difficile della nostra vita, però è nostro dovere guardare al futuro con fiducia e ottimismo, ricordando che c’è sempre stato qualcuno prima di noi che ha dovuto combattere guerre anche peggiori per costruire il proprio domani». La chiusura, nel segno dell’anniversario: «80 anni, buon compleanno Repubblica Italiana. Viva l’Italia, viva la Repubblica, viva Albizzate».
La libertà come muscolo
Più giovane ma non meno incisivo l’intervento di Francesco Zorzo, sindaco del consiglio comunale dei ragazzi. «Ottanta anni fa gli italiani scelsero la democrazia», ha esordito. «La libertà non significa fare tutto ciò che si vuole senza pensare agli altri: quello si chiama egoismo. La vera libertà è pensare con la propria testa, studiare, esprimersi, scegliere chi vogliamo diventare». E ancora: «La libertà è come un muscolo: senza l’impegno attivo di noi cittadini si indebolisce». Francesco Zorzo ha definito la Costituzione «non un vecchio pezzo di carta, ma uno scudo che protegge i nostri diritti e una bussola che ci guida».
I neo diciottenni di Albizzate
Le parole della Costituzione
L’intervento più originale è stato quello del cittadino Marco Rabuffetti, che ha proposto una riflessione linguistica comparata tra lo Statuto Albertino del 1848 e la Costituzione repubblicana. Nello Statuto Albertino, ha osservato, il termine «popolo» compare una sola volta in una frase del re che lo descrive come «popolo obbediente» mentre «re», con tutte le sue declinazioni, ricorre novanta volte. «Gli italiani erano assenti, erano sudditi silenziosi», ha sintetizzato Rabuffetti. Nella Costituzione, invece, già nei primi tre articoli compaiono tre definizioni distinte degli italiani: «popolo» che detiene la sovranità, «uomo» soggetto di diritti inviolabili, «cittadino» con diritti e doveri. Ha poi ricordato un dato spesso trascurato: se al referendum del 2 giugno 1946 la Repubblica vinse con il 54%, la Costituzione fu approvata dall’Assemblea Costituente con l’88% dei consensi «eletta dagli stessi elettori dello stesso giorno». Segno che la Carta non appartiene solo a chi votò Repubblica, ma fu condivisa anche da chi aveva scelto la monarchia. Rabuffetti ha chiuso svelando le dieci parole più frequenti della Costituzione, estratte con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: Costituzione, Repubblica, Stato, legge, cittadini, lavoro, diritti, doveri, libertà e poi «Italiani», «il mio invito a condividere insieme la gioia di essere italiani».
Il circolo e la storia che cambia
L’ultimo intervento, quello del presidente del Circolo Cooperativo La Familiare Gianluca Iannetti, ha trasformato la cerimonia del battesimo civico in una riflessione sulla memoria e sull’evoluzione di una comunità. «Che cosa può dire il presidente di una cooperativa nata nel 1900 a dei ragazzi nati nel 2008?», ha esordito. «Questa mattina abbiamo molto più in comune di quanto possa sembrare». Iannetti ha raccontato la storia del Circolo senza edulcorarla: per oltre un secolo fu un luogo riservato agli uomini, le donne non potevano diventare socie né partecipare alla vita sociale. «Io me la ricordo bene quella mentalità. Quando ero bambino mia nonna mi mandava al circolo a chiamare mio nonno che giocava a carte. Io entravo. Lei no. Aspettava fuori». E ha ricordato come quella stessa nonna, anni dopo, avesse ricordato l’importanza della partecipazione al voto: «Quello che abbiamo dovuto fare noi per ottenere questo diritto non puó essere dato per scontato». Ha poi portato i dati del referendum ad Albizzate: su 1.466 schede valide nel 1946, ben 1.070 cittadini, il 72,99%, quasi tre su quattro, scelsero la Repubblica. «Dentro questi numeri ci sono i nostri nonni, le persone che abitavano queste stesse strade, queste stesse case». Il presidente ha concluso con un augurio diretto ai diciottenni: «Nessuno di noi sceglie il mondo che riceve. Ma ciascuno di noi sceglie il mondo che lascia. I nostri nonni ci hanno lasciato una Repubblica più libera di quella che avevano trovato. Adesso tocca a voi».
Alpini, Avis e il battesimo civico
Alla cerimonia hanno partecipato anche la sezione locale degli alpini con Emilio Zaninoni, che ha ricordato il campo estivo che sarà organizzato grazie anche alle penne nere ad Albizzate, e l’Avis con Enrica Castiglioni che ha ricordato l’impegno dell’associazione sul territorio e l’importanza della donazione di sangue.
Al termine degli interventi istituzionali, il sindaco Zorzo ha consegnato a ciascuno dei giovani residenti nati nel 2008 una copia della Costituzione: il «battesimo civico» che ogni anno il Comune di Albizzate riservare ai nuovi diciottenni, stavolta ospitato tra le mura di un luogo che di storia comunitaria ne ha accumulata centoventisei anni.
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