Dati incoraggianti per l’economia siciliana, ma i divari rimangono ancora macroscopici anche per le famiglie



PALERMO – Sulla base dell’analisi del rapporto annuale sull’economia della Sicilia presentato dalla Banca d’Italia, le famiglie siciliane nel 2025 hanno registrato una modesta ripresa del reddito (+1% in termini reali) e un rafforzamento del risparmio finanziario, trainato dall’aumento dei depositi e degli investimenti in titoli. Tuttavia, permangono fragilità strutturali profonde: il reddito pro capite è inferiore di un quarto rispetto alla media nazionale e la ricchezza netta delle famiglie, pari a 107.000 euro pro capite, è meno della metà del dato italiano, con un’ulteriore erosione in termini reali. Il disagio economico colpisce ancora una quota significativa della popolazione, con quasi il 22% delle famiglie senza alcun occupato e l’Assegno di inclusione che raggiunge il 9,2% dei residenti. Gli investimenti in abitazioni sono cresciuti, sostenuti dall’aumento dei mutui, ma il costo del credito resta più elevato rispetto al resto del Paese, penalizzando le famiglie con minori risorse e ampliando il divario con il contesto nazionale.

Reddito delle famiglie siciliane: lieve crescita ma il divario con l’Italia resta ampio

Nello specifico, nel corso del 2025, le famiglie siciliane hanno registrato un incremento del reddito disponibile lordo del 2,6% in termini nominali, una crescita lievemente superiore a quella italiana ma in rallentamento rispetto all’anno precedente. In termini reali, al netto cioè dell’inflazione che si è attestata all’1,4% o in media annua, l’aumento è stato dell’1,0%, consentendo un modesto recupero del potere d’acquisto dopo le perdite subite nel biennio 2022-2023.

La struttura del reddito delle famiglie siciliane rivela una composizione significativamente diversa da quella nazionale. I redditi da lavoro dipendente rappresentano poco più della metà del totale, mentre quelli da lavoro autonomo contribuiscono per quasi un quarto. Le prestazioni sociali e i trasferimenti pubblici incidono per oltre il 40%, una quota che testimonia la maggiore dipendenza della popolazione isolana dalle misure di sostegno pubblico.

Nonostante la crescita registrata, come detto il reddito pro capite in Sicilia si attesta a 17.402 euro, un valore inferiore di circa un quarto rispetto alla media nazionale e nettamente più basso dei 24.652 del Veneto e dei 26.684 dell’Emilia-Romagna. Questo divario, che si mantiene sostanzialmente stabile nel tempo, riflette la minore capacità del sistema economico regionale di generare redditi da lavoro e la maggiore incidenza di situazioni di fragilità economica.

I consumi: tenuta nonostante le difficoltà

I consumi delle famiglie siciliane nel 2025 sono aumentati dell’1% in termini reali, in linea con la dinamica nazionale. La spesa complessiva ammonta a oltre 82 miliardi di euro, con una quota quasi equamente suddivisa tra beni e servizi. Questi ultimi, che rappresentano circa la metà del totale, beneficiano in modo significativo dell’apporto del turismo, la cui incidenza sui consumi interni raggiunge il 9,2%, con una componente estera in crescita.

La distribuzione della spesa a livello nazionale colloca le famiglie siciliane in modo sproporzionato nei quinti inferiori della distribuzione. In particolare, le famiglie con minori, quelle in cui la persona di riferimento ha un basso livello di istruzione e quelle più numerose risultano sovrarappresentate nella fascia di spesa più bassa. Questo fenomeno evidenzia una maggiore concentrazione di fragilità economiche tra i residenti dell’Isola.

Il clima di fiducia dei consumatori, che aveva mostrato segnali di miglioramento, ha subito un brusco peggioramento a partire dal marzo 2026 a seguito dello scoppio del conflitto nel Golfo Persico. L’aumento dei prezzi energetici che ne è derivato ha determinato un’accelerazione dell’inflazione, con il tasso per la Sicilia che ha raggiunto il 3,1% ad aprile, mettendo ulteriormente a rischio il potere d’acquisto delle famiglie.

Il disagio economico e le misure di sostegno

La povertà e il disagio economico rimangono fenomeni diffusi in Sicilia. Nel 2025, la quota di famiglie senza pensionati e con persona di riferimento sotto i 75 anni in cui nessun componente risulta occupato si è attestata al 21,7%, un valore più che doppio rispetto alla media nazionale del 9,6%. Anche la percentuale di minori che vivono in nuclei familiari senza alcun occupato raggiunge il 20%, contro il 7,6% della media italiana.

L’Assegno di inclusione, la principale misura nazionale di contrasto alla povertà, è stato percepito nel 2025 da quasi 168.000 nuclei familiari siciliani, per un importo medio di 795 euro mensili, coinvolgendo complessivamente circa 440.000 persone, pari al 9,2% dei residenti. L’innalzamento delle soglie di accesso ha contribuito ad ampliare la platea dei beneficiari e ad aumentare gli importi riconosciuti.

Il Supporto per la Formazione e il Lavoro ha interessato quasi 28.000 individui in Sicilia, pari all’1,1% della popolazione tra i 18 e i 59 anni, un dato superiore alla media nazionale dello 0,6%. L’Assegno unico e universale ha raggiunto quasi 566.000 famiglie, per un importo medio mensile di 308 euro, coprendo circa 911.000 figli, il 70% dei quali appartenenti a nuclei con risorse più limitate.

Il bonus sociale per la fornitura di energia elettrica e gas ha continuato a sostenere le famiglie economicamente più vulnerabili, mentre il decreto bollette 2026 ha previsto un contributo straordinario di 115 euro per i nuclei intestatari di utenze elettriche.

La ricchezza: un divario che si amplia

Alla fine del 2024, la ricchezza netta delle famiglie siciliane ammontava a 513 miliardi di euro, pari a 107.000 euro pro capite, un valore meno della metà della media nazionale di 199.000 euro. Questo divario, già ampio, si è ulteriormente accentuato nel corso del decennio 2014-2024, durante il quale la ricchezza pro capite in Sicilia è cresciuta del 9%, contro il 20,2% registrato in Italia.

La composizione della ricchezza delle famiglie siciliane presenta alcune peculiarità. Le attività reali, costituite principalmente da abitazioni, rappresentano oltre il 60% del totale, un dato in linea con la struttura della ricchezza nazionale ma con un valore assoluto significativamente inferiore. Le attività finanziarie, che includono depositi bancari, titoli, azioni e quote di fondi comuni, ammontano a circa 225 miliardi di euro e hanno registrato una crescita più sostenuta rispetto alla componente reale.

Particolarmente preoccupante è l’andamento della ricchezza in termini reali. La forte inflazione del biennio 2022-2023 ha eroso significativamente il valore reale della ricchezza accumulata, che nel 2024 risultava inferiore del 16,4% rispetto al 2014. La ricchezza netta delle famiglie siciliane è scesa da 7,4 volte il reddito annuo lordo disponibile nel 2014 a 5,9 volte nel 2024, un segnale di indebolimento della capacità patrimoniale delle famiglie.

Il risparmio finanziario: una crescita trainata dai depositi

Il risparmio finanziario delle famiglie e delle imprese siciliane ha continuato a crescere nel 2025, con un’accelerazione dei depositi bancari che hanno registrato un aumento del 3,6% su base annua, trainati dalla componente a vista. I conti correnti delle famiglie hanno mostrato una significativa ripresa, passando da una crescita dell’1,9% al 4,9%.

Il valore dei titoli a custodia presso le banche è aumentato dell’11,3%, sebbene in rallentamento rispetto al 15,2% dell’anno precedente. L’espansione è stata trainata in larga parte dalle quote di Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio, che rappresentano circa la metà del portafoglio complessivo, mentre la dinamica dei titoli di Stato italiani e degli altri titoli obbligazionari è risultata più contenuta. Le azioni hanno beneficiato del rialzo delle quotazioni, registrando un incremento più intenso rispetto al 2024.

Gli investimenti: l’acquisto di abitazioni come priorità

Nel 2025, i prestiti di banche e società finanziarie alle famiglie consumatrici siciliane sono cresciuti del 3,7%, un’accelerazione significativa rispetto al 2,3% del 2024. L’aumento è stato trainato soprattutto dai mutui per l’acquisto di abitazioni, la cui crescita su base annua ha raggiunto il 3,6% a dicembre, rispetto all’1,2% della fine del 2024.

Le erogazioni di nuovi mutui hanno superato i 2 miliardi di euro, con un incremento di oltre un quarto rispetto all’anno precedente. L’andamento è principalmente ascrivibile alla crescita del numero di nuovi contratti, in connessione con l’espansione delle compravendite di abitazioni, aumentate del 7% nel 2025. Anche gli importi medi dei nuovi finanziamenti sono cresciuti, riflettendo l’aumento dei prezzi degli immobili, che hanno registrato una crescita del 3,4%, e l’incremento della quota finanziata, con il loan to value salito al 69%.

Il costo medio dei mutui è lievemente aumentato, raggiungendo il 3,7% nel quarto trimestre del 2025, in un contesto di tassi di interesse che, pur in calo rispetto ai picchi del 2023, restano superiori ai livelli pre-pandemici. La quota dei nuovi contratti a tasso fisso si è ridotta ma è rimasta comunque prevalente, rappresentando l’83,7% delle nuove erogazioni. Le operazioni di surroga o sostituzione sono aumentate, raggiungendo l’1,5% dell’ammontare dei mutui di inizio anno.

Il credito al consumo ha continuato a espandersi in misura marcata, con una crescita del 4,8%, sostanzialmente analoga a quella dell’anno precedente. Tra le principali tipologie, i prestiti non finalizzati hanno registrato una crescita vigorosa, mentre i finanziamenti per l’acquisto di automobili hanno mostrato un lieve affievolimento. L’importo medio e la durata delle nuove erogazioni sono aumentati, in un contesto di tassi di interesse che, seppur in lieve calo rispetto all’anno precedente, si mantengono su valori elevati, superiori alla media italiana e pari al 9,1% nel quarto trimestre del 2025.

L’indebitamento: un costo ancora elevato

Il costo del credito per le famiglie siciliane resta più elevato rispetto alla media nazionale. Per i mutui per l’acquisto di abitazioni, il differenziale si attesta su alcuni decimi di punto percentuale, mentre per il credito al consumo il divario è più marcato, con tassi che superano il 9%. Le famiglie continuano a sostenere condizioni di costo meno favorevoli, in un contesto di offerta di credito che, sebbene in miglioramento, rimane improntata alla cautela.

I tassi passivi sui depositi a vista per le famiglie consumatrici si sono mantenuti su livelli molto contenuti, attorno allo 0,14%, penalizzando la capacità di rendimento del risparmio liquido. Questo fenomeno, unito all’inflazione, spiega in parte la crescita degli investimenti in strumenti finanziari potenzialmente più remunerativi, come le quote di fondi comuni e le azioni.

Il quadro che emerge dall’analisi delle condizioni economiche delle famiglie siciliane è quello di una lenta ma incerta ripresa, frenata da persistenti fragilità strutturali. Il reddito è cresciuto, i consumi hanno tenuto e il risparmio finanziario si è rafforzato, ma il divario con il resto del Paese rimane ampio e, in alcuni casi, si sta ampliando.

Trequattrini: “La ripresa è reale ma occorre calibrare gli sforzi”

Secondo Gian Luca Trequattrini, membro del Direttorio e vice direttore generale della Banca d’Italia, sotto la superficie, nell’Isola rimangono aperte questioni strutturali di grande portata. Questioni che condizionano direttamente anche le famiglie dei siciliani.

“Questa ripresa degli investimenti – ha spiegato – non può essere valutata senza tenere a mente ciò che il discorso di Catania del Governatore aveva documentato con precisione: la crisi finanziaria e quella dei debiti sovrani avevano provocato tra il 2007 e il 2019 una contrazione del Pil meridionale di dieci punti percentuali, a fronte di soli due nel resto del Paese, trascinando gli investimenti in conto capitale al di sotto dei livelli del Centro-Nord per la prima volta dagli anni Cinquanta. La ripresa in corso è reale, e il suo valore va misurato tenendo presente il punto di partenza: comprendere da dove si viene è necessario sia per apprezzare i progressi compiuti, sia per calibrare lo sforzo che ancora rimane davanti”.

“Questo ha fatto sì – ha aggiunto – che il reddito delle famiglie isolane, pur in presenza di un aumento dell’inflazione, è cresciuto moderatamente in termini reali. Anche i consumi sono aumentati, in linea con la media nazionale”.

“La qualità del credito – ha concluso – è lievemente migliorata sia per le famiglie sia per le imprese. Un sistema finanziario locale più efficiente, capace di selezionare i progetti meritevoli e di mobilitare risparmio verso l’investimento produttivo, è una delle condizioni che le politiche pubbliche, anche attraverso le garanzie del Fondo Centrale e gli strumenti della Zes unica, devono contribuire a creare”.

Per le famiglie siciliane, quindi, il recupero economico in atto si traduce in un miglioramento seppur contenuto del reddito reale e dei consumi, che tornano ad allinearsi alla media nazionale, segnando una prima, timida inversione di tendenza rispetto agli anni più duri della crisi. Il lieve miglioramento della qualità del credito e la riduzione dei tassi di interesse offrono inoltre un margine di respiro per i bilanci domestici, contribuendo a ricostruire quella fiducia che il lungo decennio di disinvestimento pubblico aveva eroso.

Tuttavia, affinché questo segnale positivo non rimanga isolato, è fondamentale che le politiche pubbliche e gli strumenti di sostegno, come le garanzie del Fondo centrale, continuino a rafforzare il tessuto economico locale, creando le condizioni per un’occupazione stabile e per un reddito familiare duraturo. La strada è ancora in salita, ma l’attenzione alle esigenze concrete delle famiglie rappresenta la bussola per trasformare una ripresa ancora incerta in un benessere diffuso e consolidato.


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Roberto Greco

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