Una vita da manager in aziende prestigiose e una fine carriera da insegnante: è il caso di un 66enne, che preferisce restare anonimo, che ha raccontato ai microfoni della Tecnica della Scuola la sua esperienza da supplente, anche se ancora è durata solo tre giorni, le sue aspettative e le sue paure da professionista che si è reinventato e sta provando una nuova esperienza con umiltà e voglia di imparare.
Il 66enne, a causa del fallimento dell’azienda in cui lavorava, si è dovuto rimettere in gioco. Figlio di due insegnanti, da cui da piccolo ha avuto modo di assorbire la passione e il rigore, ha deciso di provare la strada dell’insegnamento, facendo domanda per le Gps nella primavera del 2026 e alle 150 preferenze in estate.
Il 31 agosto, poi, la chiamata in cui sperava: supplenza annuale, in servizio dal 3 settembre, inizio delle lezioni il 9 settembre. Le materie che insegna afferiscono alla tecnologia meccanica. Un cambiamento di vita radicaleche il 66enne è comunque impegnato ad affrontare.
Ecco cosa ci ha raccontato: “Ho lavorato nell’industria metalmeccanica dall’inizio della mia carriera lavorativa, nel 1988, fino a un anno fa. L’azienda ha chiuso i battenti e ha dato il ‘rompete le righe’, quindi in una quarantina siamo entrati nella necessità di trovare un altro lavoro.
La tradizione familiare e la scelta dell’insegnamento
Ma perché scegliere di insegnare? “Nella mia famiglia sia mio papà che mia mamma erano due insegnanti. Mio papà insegnava italiano, storia, latino e geografia alle scuole medie, e mia mamma educazione musicale, sempre alle scuole medie. Lo insegnavano in altri tempi, quando certe dinamiche nelle scuole erano molto diverse da oggi. Sentivo i loro resoconti, dolceamari, perché c’erano dei casi difficili anche a quel tempo, ma anche diversi aneddoti simpatici”.
“Ho sempre la memoria di mio papà che a tarda notte correggeva i compiti di italiano e ogni tanto veniva da noi ragazzini, mia sorella ed io, a farci vedere alcune ‘perle’ scritte in questi compiti, ovviamente mantenendo l’anonimato. Lui, per rigore, ci leggeva solamente queste ‘perle”‘ e avrebbe potuto nella sua lunga carriera fare anche un piccolo libro di raccolta, ma decise di non farlo. Parlando anche con colleghi miei molto più giovani e amici che fanno gli insegnanti, ho avuto modo di capire che il mondo della scuola è molto diverso oggi da quello di mio papà e mia mamma”.
I primi tre giorni di scuola e le prime sensazioni
Ma come si trova a scuola? “Oggi, venerdì 11 settembre, ho fatto la mia terza giornata di lavoro da assunto: ho cominciato mercoledì. A tre giorni dall’inizio non è certamente il momento di tirare le somme. Non posso dare un giudizio sulla scuola e nemmeno sulla mia scuola, ma posso trasmettere le sensazioni a caldo di questi tre giorni. In un’allegoria di estrema sintesi, potrei dirti che mi sento un po’ come un pugile suonato”.
“Il nuovo lavoro ti pone di fronte a tutta una serie di novità, di sfide e di cose nuove che richiedono un’attenzione e un impegno particolari. Le novità risiedono nell’ambiente diverso, nelle dinamiche con i colleghi e con gli alunni. Nel mio caso gli alunni spaziano dai 13-14 anni fino ai 18, 19, 20 anni in un istituto tecnico e uno professionale. I ragazzi cambiano molto da un anno all’altro: gestire una prima, una terza o una quinta sono cose sensibilmente diverse e impegnative.»
Il ripasso dei contenuti e le nuove materie
Il neo-docente sta studiando per essere aggiornato: “Nello specifico, mi sono trovato a dover ristudiare tante cose. È vero che ho il titolo che mi permette di fare la supplenza, ma è anche vero che tutti quegli argomenti li ho studiati 45 anni fa; quindi, si è depositata molta ruggine sulla memoria. Si dice che la cultura è tutto ciò che rimane dopo che si è dimenticato tutto ciò che si è imparato. Quando fai l’università impari tante cose e sei ferrato, ma dopo tantissimi anni le formule, i processi e le spiegazioni non le sai più; ti rimane quel sottofondo composto dalla sintesi e commistione di tutte le materie che fa di te un ingegnere, un fisico, uno psicologo o un letterato. Dover scendere nuovamente nel dettaglio di tutte quelle cose è difficile. La prima sfida è stata rimettermi a studiare, con l’umiltà di non dire “siccome sono ingegnere so tutto”, anzi.
“E l’ambiente scolastico lo sto trovando complesso perché è fatto non solo di colleghi, ma molto anche di ragazzi e in seguito dei genitori, che per il momento non ho ancora incontrato”.
La burocrazia e l’impatto con la classe
Le difficoltà non sono poche: “Ci si trova contemporaneamente a dover gestire tutta una serie di burocrazie fatte di sigle, sistemi operativi e piattaforme informatiche diverse usate dalla scuola: la piattaforma per il materiale didattico, il registro elettronico, l’email, le comunicazioni. In un altro lavoro i colleghi ti danno tempo e supporto per andare a regime. Qui ti trovi a gestire sistemi informatici di cui ti è stata data una spiegazione necessariamente sommaria per questioni di tempo, e al contempo hai la classe davanti. Anche il semplice compilare il registro elettronico mentre i ragazzi aspettano che tu spieghi non è immediato. C’è un carico abbastanza ansiogeno, ed è anche per questo che mi sento frastornato”.
“I due insegnanti nominati come miei tutor, molto disponibili e in gamba, mi hanno rassicurato dicendomi che questo frastornamento è del tutto normale e tipico nei primi giorni. Già in tre giorni sono tornato a casa meno agitato del primo giorno, perché ora so meglio cosa fare e come preparare le lezioni. Il carico psicologico e di lavoro in questo primo periodo sarà alto, ed è giusto così perché devo prepararmi il materiale“.
Presto la pensione?
Probabilmente a breve il docente andrà in pensione, e questo aspetto è stato ovviamente da lui considerato. Cosa pensa del suo futuro? Cosa cambierebbe del sistema di reclutamento dei supplenti? Tra qualche giorno, nella seconda parte dell’intervista, ci racconterà anche questo.
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