Si avvicina uno degli appuntamenti più importanti dell’anno per docenti e personale ATA che intendono andare in pensione dal 1° settembre 2027. Nelle prossime settimane è attesa la circolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito che stabilirà modalità e scadenza per la presentazione delle domande di cessazione dal servizio.
Quest’anno, però, c’è una novità destinata a incidere anche sui pensionamenti della Scuola: dal 1° gennaio 2027 aumenta il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia.
Non saranno più sufficienti 67 anni. L’INPS ha infatti stabilito che nel 2027 saranno necessari 67 anni e 1 mese, mentre nel 2028 si passerà addirittura a 67 anni e 3 mesi.
Un solo mese può sembrare una differenza minima. Nella Scuola, dove le cessazioni seguono regole particolari e sono concentrate al 1° settembre, quel mese deve invece essere considerato con grande attenzione.
Pensioni Scuola di vecchiaia, dal 2027 servono 67 anni e 1 mese
La modifica è ormai definitiva.
Per la generalità dei lavoratori con contribuzione precedente al 1996, la pensione di vecchiaia richiederà nel 2027 un’età di 67 anni e 1 mese, accompagnata normalmente da almeno 20 anni di contribuzione.
Nel 2026 il requisito resta invece fermo a 67 anni. Dal 2028 scatterà un ulteriore incremento e si arriverà a 67 anni e 3 mesi.
Cambiano anche i requisiti della pensione anticipata ordinaria. Nel 2027 saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Nel 2028 diventeranno rispettivamente 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese.
Per chi sta programmando l’uscita dalla Scuola, quindi, non è più sufficiente utilizzare automaticamente i requisiti applicati ai pensionamenti del 2026.
Scuola, attenzione alla particolare finestra del 1° settembre per le pensioni scuola
Il personale scolastico presenta una particolarità rispetto alla generalità dei dipendenti.
Docenti e ATA non cessano normalmente dal servizio nel giorno esatto nel quale raggiungono il requisito pensionistico. Le cessazioni vengono concentrate all’inizio dell’anno scolastico, con decorrenza dal 1° settembre.
Questo rende particolarmente importante verificare quando viene perfezionato il requisito richiesto dalla legge.
Ed è proprio qui che l’aumento da 67 anni a 67 anni e 1 mese può creare dubbi per chi è nato nel 1960 e sta programmando la pensione nel 2027.
Non è quindi corretto applicare automaticamente la vecchia regola dei 67 anni senza considerare il mese aggiuntivo introdotto dal prossimo anno.
Sarà la circolare ministeriale sulle cessazioni 2027 a fornire le istruzioni operative che le scuole dovranno applicare alle diverse situazioni.
Pensionamento d’ufficio o domanda volontaria? Non sono la stessa cosa
Un altro punto che spesso genera confusione riguarda la differenza tra cessazione d’ufficio e dimissioni volontarie.
Il fatto di raggiungere un determinato requisito pensionistico non significa che tutti i lavoratori debbano comportarsi nello stesso modo.
Esistono infatti situazioni nelle quali l’Amministrazione procede alla cessazione al raggiungimento del limite previsto e altre nelle quali è il dipendente, pur avendo maturato il diritto alla pensione, a dover presentare la domanda di cessazione.
Per questo motivo è importante non confondere la domanda di cessazione dal servizio presentata al Ministero con la successiva domanda di pensione all’INPS.
Sono due adempimenti differenti.
La prima comunica all’Amministrazione scolastica la volontà di terminare il rapporto di lavoro; la seconda serve invece all’INPS per liquidare materialmente il trattamento pensionistico.
Domande pensione Scuola 2027, ora si attende la circolare MIM
Al 15 settembre l’appuntamento più atteso è dunque la pubblicazione delle istruzioni ministeriali per le cessazioni con decorrenza 1° settembre 2027.
Per avere un riferimento basta guardare a quanto accaduto lo scorso anno.
Per i pensionamenti con decorrenza 1° settembre 2026, il Ministero fissò per docenti, personale educativo e ATA una finestra dal 26 settembre al 21 ottobre 2025. Entro lo stesso termine era possibile anche revocare una domanda precedentemente presentata attraverso POLIS.
Non significa che le stesse date saranno automaticamente riproposte quest’anno. Servono il decreto e la circolare relativi alle cessazioni 2027.
Il precedente, però, fa capire perché proprio tra settembre e ottobre migliaia di lavoratori della Scuola iniziano a controllare Istanze Online in attesa dell’apertura della procedura.
Per i dirigenti scolastici, inoltre, la disciplina delle scadenze è differente: nella campagna precedente il termine per la cessazione era fissato al 28 febbraio 2026.
Il mese in più può cambiare i calcoli per chi è nato nel 1960
È questo probabilmente l’aspetto più interessante della campagna per le pensioni scuola.
Chi è nato nel 1960 non dovrebbe limitarsi a calcolare il giorno del proprio 67° compleanno. Per la pensione di vecchiaia occorre considerare il nuovo requisito di 67 anni e 1 mese.
La data di nascita diventa quindi decisiva, così come lo diventa il momento nel quale viene perfezionato il requisito secondo le particolari disposizioni applicabili al comparto Scuola.
Ecco perché sarebbe prematuro affermare semplicemente che tutti coloro che compiono 67 anni entro una determinata data saranno automaticamente collocati a riposo.
Occorre distinguere il raggiungimento del requisito pensionistico, il limite ordinamentale, l’eventuale cessazione d’ufficio e la cessazione volontaria.
Per migliaia di docenti e ATA che stanno pensando alla pensione, quindi, l’autunno 2026 sarà decisivo. Il primo dato è già certo: nel 2027 la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e 1 mese.
Il secondo arriverà con la circolare del Ministero: saranno le nuove istruzioni a stabilire quando e come presentare la domanda per lasciare definitivamente la Scuola dal 1° settembre 2027.
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